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Giro d'Italia: sagome di campioni tra i fiocchi di neve

Sedicesima frazione. Una tappa eroica e discussa

28 Maggio
13:00 2014

Dopo le cime dei santuari Mariani, l’impresa di Fabio Aru sul traguardo di Montecampione e un giorno di riposo, il Giro d'Italia è ripartito per affrontare la 16ˆtappa, probabilmente decisiva. Per la prima volta insieme, 3 salite: il Passo Gavia, il Passo lo  Stelvio (cima Coppi 2758 m.) e arrivo ai 2059 m. di Val Martello. Montagne bellissime quando il cielo terso illumina le nevi che contrastano col verde dei pascoli e il grigio severo delle vette. Montagne gelide dagli orizzonti corti se le condizioni meteo si fanno severe.

Partenza da Ponte di Legno, piove, in alto scende nevischio, gli asfalti sono viscidi, la temperatura è vicina a 0°. La pendenza è sempre quella, ma col gelo diventa fatica pura, i movimenti si fanno lenti e la salita, eterna e dura.

Gelo che arriva alle ossa quando la discesa offre il corpo alla velocità, si rischia il congelamento. In queste situazioni d'altura, sovente il fisico traballa.

Resistere è la legge di questo spettacolo, il ciclismo, che quando si esprime ai limiti dell'estremo, è un esempio di volontà, sacrificio, coraggio e passione.

Salita dello Stelvio, l'amico Diego Rosa è in fuga con un manipolo di compagni: 3 min. di vantaggio sul gruppo. La gamba ferita non è guarita, soffre, pedala, messaggi radio-mamma-corsa, narrano che l'altro ieri, all'arrivo il ragazzo abbia detto: non ce la faccio più. Oggi è davanti. Ci prova, che bello!

Mancano 3 km alla cima, lo scenario è da leggenda; nevica, le articolazioni s’induriscono, il termometro segna – 0,5°, i corridori paiono ombre di mitici cavalieri nordici, Dario Cataldo, altra vittima di rotonde e cadute, scatta.

È un'impresa coi "fiocchi" tra i muri di neve. La cima Coppi e sua! Davanti, la gelida picchiata e poi… Una comunicazione di servizio ha confuso le strategie:  una "safety bike" garantirà la sicurezza nella discesa. Non vi sarà. È un errore.

Nairo Quintana, scollina, non perde tempo, scende in picchiata, la fame di minuti è più forte dei morsi del freddo. È uomo di classifica, mossa a sorpresa! Quando mancano 40 km al traguardo Uran è ancora in rosa per 40 s, dovrà ricucire, lo sa?

Ultima salita, Cataldo non ce la fa, il traguardo è remoto, aguzzo e cattivo. Spunta un raggio di sole, arrivano Quintana e Ryder Hesjedal, gli ultimi chilometri sembrano una serpe di tornanti. Scorrono i minuti, Uran perde la Maglia Rosa, la trova Quintana. La mossa dell’organizzazione probabilmente falsa un risultato, ma non toglie eroismo agli atleti. Hanno dato tutto, forse di più. Anche questo è il Giro.


Mentre arrivano i ritardatari, i giornalisti indagano, le diatribe si sommano, il dubbio resta ed è un peccato. Mentre le biciclette giacciono, le smorfie di fatica dei campioni restano negli occhi e tornano nelle immagini. Domani si pedalerà ancora per le strade di un'Italia ancora bella da veder scorrere tra le ruote del plotone. Trieste aspetta il suo re.

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