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Cultura e Spettacolo

La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini

Il conte Bruno Dentice del Frasso, medaglia d’oro ed ex-maggiore dell’aviazione, con il suo segretario pluridecorato

12 Giugno
10:00 2014

A più di mezzo secolo di distanza, ho pensato di riproporre ai Lettori di “Civico 20 News” questo brillante “pezzo” giornalistico, apparso senza indicazione dell’autore sul giornale “La Stampa” del 25 novembre 1949, che riporta un singolare episodio di cronaca nera torinese.

 

L’altro giorno due signori si presentavano in una nota azienda laniera di Torino: uno era bruno, aitante, ben vestito, distinto, dalla facile e ornata parola. Un bel tipo. Vero tipo del militare: mascella quadra, sguardo fiero e scintillante, mento leggermente sollevato. L’altro - in sottordine - era piccolo, biondo, esile: elegante e disinvolto, con una grossa borsa di cuoio sotto il braccio. Essi si facevano ricevere dal direttore.

 

- Signor direttore - dichiarava il bel tipo aitante - permetta che mi presentii sono il conte Bruno Dentice del Frasso, medaglia d’oro, ex-maggiore dell’aviazione. Sono nipote del conte Zegna di Biella, che lei, immagino, ben conoscerà... E questi è il mio segretario, dottor Emilio Funicelli De Massimi, ex-tenente pilota, pluridecorato. Siamo qui per una faccenda molto semplice: beneficenza. Beneficenza a favore di quanti hanno bene meritato della Patria e che si trovano, ora, in condizioni disagiate. Ecco i nostri documenti personali. Ecco le lettere di autorizzazione ed appoggio di vari Ministeri. Vuol fare anche lei la sua offerta?

 

I due si presentavano veramente bene e i documenti parevano autentici. Il conte Dentice del Frasso aveva in mano delle chiavette d’automobile che faceva ballare con insistenza: ad un certo momento egli accennava appunto alla «1500» che li attendeva in istrada...

 

Il direttore dell’azienda aderiva senz’altro alla richiesta dei due ma li pregava di ritornare all’indomani (cioè ieri mattina) per incassare una somma o una partita di stoffe. Ma due minuti dopo al direttore sorgevano i primi dubbi: egli scorgeva dalla finestra i due allontanarsi non a bordo di una lussuosa automobile, ma, molto più modestamente, a piedi.

Per cui, poco dopo, telefonava al conte Zegna rallegrandosi assai con lui d’avere un nipote cosi spettacolosamente eroe; ma l’altro, rispondeva esterrefatto di non aver mai avuto nipote del genere: «Dentice del Frasso? Mai visto, mai conosciuto... ».

 

Di qui l’immediata denuncia alla Squadra Mobile. Il dott. Maugeri, esperite le indagini, identificava subito i due «eroi» per volgarissimi truffatori: Bruno Ziancolini di Antonio, di 36 anni, senza, fissa dimora e Umberto Gartieri di Antonio, di 34 anni, pure senza fissa dimora.

 

Costoro, da molto tempo, andavano per il Piemonte raccogliendo denaro e merce a favore di un ipotetico Ente Nazionale d’Assistenza e Soccorso per i Decorati e Mutilati: le truffe compiute assommavano già a qualche milione e una pioggia di denunce aveva ingombrato i tavoli delle varie Questure.

 

Ieri mattina, alle 10,30, avveniva la scena dell’arresto: ed era spassosissima. Arrivavano il «conte» e il «segretario» nell’ufficio del direttore dell’azienda laniera. Il «conte», distintissimo ed elegantissimo, era in vena: narrava rapidamente come tra la Sicilia, Malta e l’Africa avesse abbattuto quaranta velivoli avversari e scendeva in dettagli terrificanti ed epici.

 

Il «segretario», dal canto suo, ricordava alcune sue modeste imprese, quali la distruzione di dieci bombardieri inglesi e l’affondamento di tre piroscafi americani, per mezzo di siluri.

 

Ma ad un tratto la commedia cadeva miseramente. Il direttore dichiarava: «Sa... il conte Zegna... ha detto che... » e nello stesso tempo il sottufficiale Veneziano della «Mobile» che dietro una macchina da scrivere, fingeva di essere un impiegato, si alzava, si qualificava e li dichiarava in arresto.

 

Il falso conte ed eroe protestava con signorilità. In Questura il dottor Maugeri gli rammentava d’averlo già arrestato nel 1946: anche allora si spacciava per nobile e per aviatore e aveva l’abitudine di fuggire, lasciando insoluti i conti degli alberghi.

 

Il truffatore ha ammesso tutto, ha confessato tutto - giovialmente - e ha fatto il suo ingresso in camera di sicurezza, senza scomporsi - distintissimo. A ruota, il fedele segretario.

 

“La Stampa” del 25 novembre 1949, riporta questa notizia sotto il titolo « Il falso conte intascava milioni fingendo di beneficare i decorati / Si diceva un eroe; da solo aveva abbattuto 40 apparecchi e quasi altrettanti il suo segretario - I due “valorosi” sono stati arrestati dalla Mobile».

 

Per i Lettori più giovani è appena il caso di sottolineare l’impiego del temine “apparecchio” al posto di “aereo”, per tutti è, forse, opportuno precisare che nel 1949 la testata del giornale era ancora modificata in “La Nuova Stampa”.

Questo mutamento, apportato il 21 luglio 1945, intendeva dare un preciso segno di discontinuità rispetto al precedente periodo fascista, quando il giornale si era allineato alle direttive del regime.

 

“La Nuova Stampa” era un giornale veramente “nuovo”, visto che la numerazione degli anni di pubblicazione era calcolata dal 1945: il 1949 era il quinto anno di pubblicazione.

Nel 1959 la testata tornò ad essere “La Stampa”.

 

Sarebbe anche interessante spendere alcune parole sul dottor Maugeri, valoroso poliziotto della Squadra Mobile torinese.

Ma questo lo faremo un’altra volta.

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