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Californication, ovvero come imparare ad amare la dissolutezza letteraria grazie alla tv

Nella serie tv le vicende personali e professionali dello scrittore Hank Moody.Gioie e dolori di un personaggio che strizza l'occhio a Bukowski

9 Gennaio
15:15 2015

Nel fitto sottobosco delle serie tv made in USA c'è una realtà che merita di sicuro di essere analizzata con attenzione. Tra vari drammi medicali, poliziotti intenti a risolvere casi intricati di omicidio con l'ausilio di sofisticatissimi mezzi scientifici trova il suo spazio una storia che entra nel cuore per la sua schietta immediatezza.

Questa realtà si chiama Californication, che oltre a condividere lo stesso nome di un album del gruppo rock Red Hot Chili Peppers ne condivide le ambientazioni californiane.

Il protagonista è Hank Moody, scrittore newyorkese in piena crisi creativa che si trasferisce controvoglia a Los Angeles per seguire la trasposizione cinematografica del suo romanzo nichilista intitolato God Hates Us All.

In tutto questo il nostro si districa in una realtà caratterizzata da equivoci sessuali, libri, perversione e rapporti con partner occasionali che riesce a cambiare come fossero caramelle. Avendo come obiettivo primario quello di riconquistare Karen, l'unica donna della sua vita nonchè madre di sua figlia Becca.

A seguire si delineano poi i caratteri di quelli che dovrebbero essere dei personaggi secondari ma che diventano a tutti gli effetti fondamentali per il corretto svolgimento dei fatti narrati.

Il ritmo della serie cresce episodio dopo episodio, andando a consolidare i caratteri dei vari personaggi che con il tempo cambiano in maniera significativa.

Hank Moody si può definire a tutti gli effetti l'alter ego televisivo dello scrittore Charles Bukowski, famoso oltre che per i suoi libri anche per essere un assiduo bevitore, amante delle donne nonchè depresso e talvolta carismatico.

Moody si erge ad essere quindi un libero pensatore nell'epoca della Twitter Generation, abituato a usare parole caustiche al posto di abbreviazioni.

Egli è in grado di sedurre una donna con il suo charme al posto di esplorare l'edonistica curiosità del sesso tecnologico 2.0, riuscendo ad emozionare con una lettera anzichè che con un post su un social network.

Insomma, un enorme spot su quanto possa essere interessante essere se stessi uscendo dal coro.

E l'essere sempre sopra le righe, cinico ma pur sempre sincero del personaggio Moody ha definitivamente tolto di dosso a chi lo interpreta, l'attore americano David Duchovny, il marchio dell' enigmatico agente FBI Fox Mulder di X-Files per proiettarlo in un universo fatto di canagliesca dissolutezza che ha decretato il successo di una delle serie  più controverse e sessualmente libere degli ultimi anni.

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