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Teatro

"Io sono un anfibio, un centauro. E mi pare che l'ambiguità della fantascienza rispecchi il mio destino attuale"

Grande debutto dell'opera di Primo Levi "Procacciatori d'affari", al Teatro Elios di Santena, con Fulvia Roggero, Maria Paola Bardelli,Vincenzo Santagata e Pietro Giau. Regia di Domenico Brioschi

3 Marzo
14:00 2015

Chi dice che il teatro è morto, dovrebbe vedere quello a cui ho assistito sabato sera…Che lezione di Recitazione…

Sto parlando della grande prova degli attori sul palco del Teatro Elios di Santena, Fulvia Roggero, Vincenzo Santagata, Maria Paola Bardelli, Pietro Giau.

Regìa di Domenico Brioschi.

Difficile che un giornalista, non abbia parole dopo aver visto una rappresentazione, un concerto o un’opera. Ma dicono che almeno una volta succede. E voilà che non smentisco la regola. Ecco perché lascio che siano proprio gli attori di quest’opera a raccontarvi, a raccontarsi.

 “Chi lo ha conosciuto dice che Primo Levi era una persona molto riservata, con la paura di disturbare, di essere invadente, molto schivo ad imporsi anche sulle direttive da dare a chi metteva in scena le sue opere. E questo suo essere prudente nel non proferire opinioni e verità è stato il suo stile. Stile che ritroviamo in questo testo dove nulla è dato come una risposta, ma un timido invito a riflettere su ciò che non è spiegabile, su ciò che è affidato alla fede o alla logica umana di ognuno di noi, considerando che “tante teste, sono tanti piccoli mondi” e che ognuno di noi, di fronte alle esperienze improvvise e forti della vita, cerca queste risposte nella razionalità o nel surreale della fede.

Uno spettacolo molto particolare, “Procacciatori d’ affari”, davvero molto particolare.

Fa parte dei “Testi di Fantascienza” di Primo Levi, che scrisse inizialmente con uno pseudonimo perché temeva di contaminare gli scritti sui campi di concentramento. Scrisse questi atti unici, visionari su tante problematiche più che mai attuali. In questo testo si immagina un “non nato” che viene contattato da dei “procacciatori d’affari”, dei venditori, per essere convinto a nascere sulla Terra. Gli presentano tutta una serie di immagini, quindi nello spettacolo c’è un grande uso di materiale multimediale. Con questa tecnologia, gli fanno vedere come sia bellissimo nascere sulla Terra, gli fanno vedere il Sistema Solare, i pianeti, ma a un certo punto le immagini scivolano su momenti di guerra, su persone con la pelle di diverso colore, su foto di bambini magri e affamati. Il “non nato” comincia ad avere dei dubbi, i venditori cercano di glissare in tutti i modi. Alla fine devono ammettere che sulla Terra non è proprio tutto perfetto, e che la vita di tutti dipende dalle condizioni in cui si nasce e quindi gli promettono condizioni di favore, condizioni privilegiate. Il finale è doppio e noi presentiamo entrambe le situazioni. Cosa per altro già fatta, in RAI, con la regia di Massimo Scaglione e con Primo Levi stesso come assistente alla regìa”.

Le parole di Fulvia Roggero, riassumono perfettamente la trama e lo spirito dell’opera che ha debuttato, in anteprima assoluta, al Teatro Elios di Santena, lo scorso week end.

Uno spettacolo molto particolare, quello messo in scena dalla Compagnia “Il Teatro delle Dieci”: intenso, multimediale, ricco di contenuti e che fa riflettere.


Vincenzo, ti lascio come regista e cantante di operetta, e ti ritrovo nella prosa!

Si…(ride, ndr)…anche questo fa parte del mestiere. Dopo un po’ di tempo passato ad occuparmi di regìa, torno in scena…e fa anche bene…ogni tanto bisogna anche mettersi in gioco come attore.  

Una domanda magari banale…quale situazione preferisci: attore o regista?

Se scelgo di dirigere è perché ho il desiderio di inventare, costruire, plasmare in qualche modo, vedendo gli altri interpretare. Come ti dicevo, interpretare fa parte del mestiere. Come attore, mi rimetto in gioco…vediamo come va…

E ricomincio con un testo abbastanza complesso, molto accattivante. Siamo nella fantascienza, con un testo assolutamente moderno, pur essendo stato scritto nel 1967. E’ un testo che non appartiene al suo tempo, cioè fine agli anni ’60, quando Levi lo scrisse, ma appartiene al momento in cui viene interpretato, ieri, oggi e tra vent’anni.

Un testo che rispecchia in pieno l’anima della nostra società. Sempre.

In che modo hai cercato di trasmettere i contenuti di questo testo, molto spirituale?

Attraverso la semplicità. Sai, generalmente, ho sempre fatto testi brillanti, una comicità di prosa, non da cabaret, diciamo così. Nel caso di stasera, ho dovuto cancellare quelle che sono le caratteristiche dell’attore, ciò che mi appartiene e che utilizzo per fare l’attore. Seguendo le indicazioni registiche di Brioschi, si sono dovute cancellare, pur mantenendo quel pizzico di brìo, ma una comicità dove il venditore si trova a rispondere alle domande del “nascituro” , che sembrano banali e a cui non può rispondere con la verità perché lui è un agente, deve vendere e quindi viene spiazzato. Anche tutte le volte che i suoi colleghi si trovano davanti a queste domande sta al Ferrari, cioè a me, rispondere alle domande di natura storica e filosofica. Il personaggio che interpreto è un venditore, un venditore che deve vendere e basta. Un grande industriale, tutt’ora vivente, una volta disse…mio padre diceva sempre: io voglio vendere prodotti di qualità, io voglio vendere…questo è il principio: vendere la Terra al “nascituro”. Punto.

Domenico, un’opera quanto mai attuale.

Più che attuale. Eterna. Eterna perché riprende le domande eterne: cosa stiamo a fare qui, cosa vuol dire vivere sulla Terra, perché siamo così. Cos’è il bene e cos’è il male: le domande fondamentali. Sono domande, in realtà, alle quali Primo Levi non risponde, o per lo meno, risponde in un modo molto particolare. La sua non è una risposta scientifica, è una risposta etica…anche alla luce di quella che è stata la vita di Primo Levi stesso. E’ un’opera che pone molte domande, a cui il “non nato” o “il nascituro”, se preferisci, da due risposte: una scritta nel 1967 e una scritta molto più il la, quando la novella è diventata opera teatrale. Nella prima stesura, si decide di nascere senza condizioni, senza privilegi, probabilmente un finale frutto del periodo, fine anni ‘60; nel secondo finale si vogliono, si cercano, delle garanzie, cioè il coraggio, la pietà e l’intelligenza.

Con i miei attori, il lavoro più importante è stato l’analisi del testo.

Ho voluto inserire un personaggio che chiamiamo “l’Ordinatore”, quello che gestisce tutta la tecnologia che usiamo in scena, quello che pone la domanda fondamentale: che scopo ha l’ Universo.

Tu che mi dici?

Lo scopo è capire chi siamo. Noi, attraverso questo spettacolo poniamo delle domande: che cosa stiamo a fare qui, perché, che senso ha tutto quello che facciamo.

Ma non parliamo di valori morali, non giudichiamo.

Riflettiamo semplicemente sul fatto che prima o poi, nel corso della nostra vita, queste domande ce le siamo fatte”.  


Uscendo, ho avuto la sensazione di essere stato spiato nell’intimo, in qualche modo quei ragazzi sul palco sono riusciti a farmi pensare “e se quel nascituro fossi io…?”. Merito di Primo Levi che ha ideato questa situazione, o merito loro che hanno saputo rappresentarla egregiamente? …Comunque sia, entrambi sono riusciti nell’intento di farmi riflettere e sono sicuro di non essere stato l’unico.

Per una volta non aggiungo altro, se non l’auspicio di vedere presto replicato questo spettacolo, che, credetemi, ne vale davvero la pena. La rappresentazione sarà riproposta il 19 Marzo al Teatro Gobetti di San Mauro Torinese. Non prendete impegni.

Ringrazio Tina Rossi per le splendide foto.

Stay always tuned !!!

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