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1992:quanti sono i Leonardo Notte dei giorni nostri?

La serie,prodotta da Sky e La7,alza non di poco l'asticella qualitativa delle serie nostrane.Senza far mancare un sequel e un vespaio di polemiche

27 Aprile
10:00 2015

1992. Mani pulite e la fine della Prima Repubblica.

Sullo sfondo un Italia che cambia,assetata di giustizia e a caccia della legalità e una classe politica che si sbriciola sotto i colpi di quella che viene definita come l'inchiesta del secolo.

Uno dei più importanti capitoli della storia italiana viene raccontato nella serie tv 1992,prodotta da Sky e La7.

La storia prende spunto da fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistenti del panorama politico italiano.

E nel mezzo ci sono le storie di sei personaggi che ben rappresentano lo spaccato di un'Italia che da allora è rimasta ben salda sui propri passi sia a livello politico che sociale.

Numerosi sono i punti di forza di questa serie che nell'insieme regge il confronto con le più ben blasonate serie tv d'oltreoceano. Ma andiamo con ordine. Parliamo dei personaggi.

A capitanare il cast di 1992 c'è Stefano Accorsi, che oltre essere uno dei l'ideatori del telefilm stesso interpreta il ruolo di Leonardo Notte.

Pubblicitario dalle brillanti intuizioni che gli hanno permesso di avere una certa fama, ha un passato oscuro che verrà a tormentarlo durante un momento importante per il futuro della sua carriera.

Dotato di una dialettica tagliente e di una capacità innata nel trovare idee che si rivelano vincenti, è il classico yuppie che si ritrova a fare i conti con la fine dell'illusione degli anni '80 e della Milano da bere, trovando la sua dimensione come arrampicatore sociale.

Ama i soldi tanto quanto ama le donne ed è il classico talento da azienda in grado di dipingere un ghigno di maligno assenso sul volto dei suoi superiori.

C'è Veronica Castello, vera e propria rappresentazione scenica della spregiudicatezza.

E' disposta a fare qualsiasi cosa pur di inseguire fama e successo senza farsi troppi problemi di saltare da un letto all'altro, purchè sia quello giusto.

Vi è Pietro Bosco, reduce della Guerra del Golfo che per un caso fortuito si troverà a diventare deputato nelle fila della Lega Nord e che ben presto capirà di essere un pesce fuor d'acqua in un ambiente fatto di ricatti e corruzione.

C'è Beatrice Mainaghi, ereditiera di una ricca famiglia industriale.

Vera e propria pecora nera della famiglia, dopo la morte del padre si ritrova a dover fare i conti con le responsabilità che comporta il dover portare avanti un'azienda.

C'è un Di Pietro dai modi grezzi e spiccioli che vuole somigliare a una tenera versione dell'Ispettore Callaghan piuttosto che ad un integerrimo magistrato.

E nella sua squadra lavora Luca Pastore, ufficiale di polizia giudiziaria che lavora duramente, spinto da un sentimento di vendetta per portare alla luce un torbido giro di corruzione e tangenti.

Virtù: uno dei punti di forza di 1992 è senz'altro la sceneggiatura, molto discorsiva e ben congegnata.

I dialoghi (specialmente quelli di Leonardo Notte) sono graffianti e scuotono lo spettatore dal torpore di battute stereotipate e sterili a cui varie fiction targate Rai e Mediaset ci hanno abituato nel corso degli anni.

Interessante è il parallelismo che gli autori hanno creato tra lo svolgimento delle vicende personali dei diversi personaggi e quelli politici dell'Italia dell'epoca.

E' stato un azzardo non da poco che poteva rivelarsi con una storia che tanto avrebbe potuto fare ma che poco avrebbe potuto rendere. Ma questo rischio per fortuna è stato scongiurato.

E in mezzo a tutto questo ci sono state le numerose polemiche sulla serie, attaccata su più fronti.

E così la dicitura da un'idea di Stefano Accorsi diventa uno dei pretesti che la Rete coglie al volo per ridicolizzare la serie tv.

Senza dimenticare quanto diversi spettatori si siano indispettiti per la mancanza di scuola di recitazione di Tea Falco,i nterprete di Beatrice Mainaghi.

La sua parlata priva di dizione l'ha portata ad essere oggetto di video che la prendono di mira, aggiungendo dei sottotitoli alle sue battute per far comprendere meglio ciò che l'attrice voleva dire.

Senza dimenticarsi poi di quei criticoni che faticano a motivare una tesi che avvalori il loro disprezzo nei confronti di un prodotto che merita in ogni caso di essere visto e analizzato sotto i suoi molteplici aspetti.

Però a quanto pare siamo diventati così esterofili da non accorgerci quando siamo in grado di produrre qualcosa di buono in casa nostra ed esserne fieri. Perchè l'erba del vicino è sempre più verde.

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