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Di tutto un po'

Torino che non c’è più: il vecchio ponte di corso Regina Margherita e la Barriera dell’Eroico

In corrispondenza del precedente ponte sul Po, si trovava una barriera daziaria dedicata a Paolo Sacchi, l’eroe dello scoppio della Polveriera del 1852

8 Giugno
10:00 2016
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Parliamo del ponte sul Po, posto sul proseguimento del corso Regina Margherita, che ha preceduto quello attuale: è stato costruito sul finire dell’Ottocento, per decisione dell’amministrazione comunale torinese che intende provvedere nuovi servizi pubblici per il quartiere di Vanchiglia.

Il progetto prevede che il ponte sia collocato dove la cinta daziaria si interrompe, in corrispondenza del fiume, come per congiungerne le due estremità.

La costruzione del ponte, spesso indicato come ponte di Vanchiglia, inizia nel 1877. Non è un lavoro facile a causa delle frequenti piene del fiume. L’incidente più grave, si verifica il 5 aprile 1877, alle sette e mezza della sera con l’annegamento di otto operai: sotto il titolo “Catastrofe sul Po” la “Gazzetta Piemontese” del 6 aprile spiega che 38 braccianti, per raggiungere la riva sinistra, sono saliti su un barcone che, guidato da inesperti, al momento dello sbarco si è infranto contro l’armatura del ponte facendoli cadere in acqua.

Subito in città si attuano varie iniziative per soccorrere le famiglie degli operai annegati, tra queste ricordiamo che lo scrittore e cronista giudiziario Ausonio Liberi scrive la poesia “I sommersi del 5 aprile 1877, presentata nel corso di uno spettacolo teatrale destinato alla raccolta di fondi.

Il ponte è concluso nel 1882, presenta tre campate ed ha molte caratteristiche strutturali che ricordano quelle del Ponte Isabella.

In corrispondenza del ponte viene stabilita la barriera daziaria detta dell’Eroico. Prende questo nome da un ristorante aperto fin dal 1852 vicino alla riva del Po, all’insegna “All’Eroico Vogherese”, cioè Paolo Sacchi, “furiere polverista” capo degli operai della polveriera di Borgo Dora (attuale Arsenale militare) che, con un atto di eroismo ha salvato la città di Torino da una devastante esplosione il 26 aprile 1852. Alle 11:45 di quel giorno, a causa di una scintilla, è scoppiato un incendio che ha provocato un’esplosione con 26 morti e numerosi feriti. L’incendio minaccia di propagarsi ad un adiacente magazzino e di far così esplodere 40 tonnellate di polvere da sparo, causando così la distruzione di buona parte della città.

La catastrofe è evitata grazie al coraggioso intervento di Paolo Sacchi, che entra nel magazzino, strappa una coperta già in preda alle fiamme, poi si affretta a coprire i barili di polvere con coperte di lana impregnate d’acqua (la polvere da sparo del tempo, se bagnata perde la capacità di esplodere).

Paolo Sacchi, che è nato a Voghera nel 1807 e morirà a Torino nel 1884, ha subito ricevuto una serie di premi e riconoscimenti per il suo gesto eroico: già in vita gli è intitolato il primo tratto dello stradale per Stupinigi.

In questo clima gli è stato dedicato il nuovo restaurant che, come scrive la “Gazzetta del Popolo” del 1° giugno 1852, è situato in Vanchiglia, nella cascina Palazzotta, con tiro di pistola e carabina. Nel  1853, il sacerdote erudito Giuseppe Baruffi (Mondovì, 1801-Torino, 1875), lo definisce nel suo libro “Passeggiate nei dintorni di Torino” un “Tivoli popolare”, dal nome dei due parchi di divertimenti sorti a Parigi nella prima metà dell’Ottocento.

La Barriera dell’Eroico che prende il nome dal ristorante “All’eroico vogherese” rappresenta quindi un ulteriore ricordo di Paolo Sacchi. Ha caratteristiche diverse da quelle delle classiche barriere, collocate in piazzali oggi divenuti rinomate piazze cittadine.

Dalle cronache de “La Stampa” - che riguardano gli anni dal 1900 al 1911 - si direbbe che le guardie daziarie addette debbano spesso intervenire in incidenti legati al fiume, come cadute accidentali in acqua, recupero di corpi di annegati e di suicidi. Fra questi “ritagli di giornale” è da sottolineare quello di lunedì 15 ottobre 1900 che, sotto il titolo vagamente ironico “La vita è un peso, ma l’acqua è fredda”, così descrive il mancato suicidio di un anziano: «Nel pomeriggio di ieri certo Vezzi Domenico, d’anni 72, commesso disoccupato, senza fissa dimora, si presentò alle guardie daziarie in servizio alla Barriera dell’Eroico, presso il ponte Regina Margherita.

Il vecchio non aveva che la camicia e le mutande, inzuppate d’acqua.

Egli raccontò che poco prima, dopo essersi svestito e deposti gli abiti sotto un’arcata del ponte predetto, si era gettato nel Po per suicidarsi, ma che, al contatto dell’acqua fredda, rinvenne sulla decisione e ne era uscito fuori.

Gli agenti, toltigli le mutande e la camicia, lo fecero coricare in un letto e frattanto uno di essi andò a prendere gli indumenti che aveva abbandonati sotto il ponte e glie li fecero indossare, poscia una guardia municipale accompagnò il Vezzi al San Giovanni, dove fu ricoverato perché ai sanitari risultò che aveva ingoiata una piccola pietra, la quale era rimasta nell’esofago e dovevano tentarne l’estrazione».

Ne emerge uno spaccato di miseria e di disperata solitudine urbana che potrebbe costituire un episodio in un film del cinema neorealista!

Grazie alle preziose informazioni fornite dal libro “I ponti di Torino: duecento anni di storia della città” di Angia Sassi Perino e  Giorgio Faraggiana (Torino 2002) possiamo conoscere la fine di questo ponte: «Durante la prima metà del Novecento, l’insufficiente larghezza della carreggiata, solo otto metri, era diventata insostenibile per il crescente traffico. Viene quindi deciso di demolire il vecchio ponte e sostituirlo con una nuova struttura.

Il nuovo ponte inizia ad essere costruito nel 1970 sul progetto presentato dalla Società Italiana per le Condotte d’Acqua di Roma.

La struttura del ponte, costituita da due elementi affiancati indipendenti, ha permesso di costruire una delle due parti prima della demolizione del vecchio ponte, avvenuta definitivamente nel 1972. Realizzato in cemento armato precompresso con parapetti in ferro, testimonia il gusto architettonico e le tecniche costruttive dell’epoca».

Il nuovo ponte ha validamente rimpiazzato quello precedente e qualche lettore, come viandante distratto, potrebbe dire di non essersi accorto della sostituzione se non per la migliorata circolazione automobilistica!

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