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Cultura e Spettacolo

Incontro con Domenico Borsella, artista autore-scrittore torinese. Un libro ritrovato in un baule e le sue commedie con gli attori che recitano da casa trasmesse da Border Radio

20 Marzo
12:00 2017

Cosa può succedere riordinando una cantina, cercando di selezionare fra i numerosi oggetti in essa contenuta quali possono essere utili e quali no? Me lo racconta Domenico Antonio Borsella, eclettico artista-scrittore torinese, simpatico  affabulatore da cui irradia una notevole simpatia. A lui è successo, mentre era intento a ripulire la cantina, di trovarsi di fronte ad un antico baule polveroso, un oggetto  ormai dimenticato da anni.  

wdvgwdNel momento in cui lo ha aperto, ha avuto la sorpresa di trovare al suo interno un vecchio manoscritto; ma la maggiore meraviglia l'ha provata quando si è accorto che quel testo era stato scritto da suo nonno, un romanzo autobiografico che, dopo un lungo lavoro, forte delle competenze maturate durante il suo periodo di lavoro all'Einaudi, ha deciso di trascrivere e pubblicare.Il suo lavoro verrà presentato nel corso di una intervista trasmessa da Border Radio giovedì 23 marzo alle ore 20:30. 

Qual è stata la sua impressione di fronte ad un simile inaspettato regalo?

"Subito ho provato una forte emozione, ho capito che si trattava del racconto della vita di mio nonno. La narrazione vera delle sue peripezie, in un'epoca caratterizzata da enormi difficoltà per i poveri, e lui era uno di questi.  In seguito, rovistando fra numerosi documenti che continuavo ad estrarre, mi sono capitati fra le mani anche numerosi articoli di giornale, e almeno una ventina di commedie, il tutto sempre scritto dal mio genitore".

"La scoperta è avvenuta in compagnia dei due miei fratelli; ci siamo incuriositi, ed abbiamo subito fotocopiato sia il libro che buona parte del materiale, per poterlo esaminare con più calma. Ma non ho cominciato subito il lavoro che mi ero riproposto; per un po' l'ho trascurato e poi, quando ne ho iniziato la lettura, sono rimasto catturato da una storia affascinante, sia  per il periodo storico in cui è ambientata che per le vicende narrate.  Mio nonno è vissuto dal 1897 al 1939, e le vicende che ha dovuto affrontare, sono degne di un romanzo.  Così è nato il libro cui ho voluto dare il titolo "Una vita segnata dal destino " pubblicato da "Stampalibri".

"Nell'intero corso della vita mio nonno, il cui vero nome è Giuseppe Ras, ribattezzatosi Luciosdngm nel racconto che ha lasciato, ha dovuto affrontare una strada irta di ostacoli; anzitutto era poverissimo, la sua intelligenza era il frutto di un'educazione familiare che aveva soffocato la sua personalità. Con i due fratelli non aveva un buon legame, erano sempre in concorrenza con lui e frequenti erano le tensioni ed i litigi. Da questo era cominciata molto presto la sua ricerca di un'autonomia e così si era allontanato dalla famiglia, andando a vivere da solo. A 19 anni era partito per la prima guerra mondiale, restando 42 mesi come combattente sull'altopiano di Asiago".

"L'aver vissuto forti tensioni nell'ambiente familiare aveva fatto sì che il suo carattere fosse deciso, insofferente all'autorità e intollerante verso qualsiasi disciplina. Dopo una lite furiosa con il suo capitano, e dopo averlo insultato pesantemente, fu condannato a sette anni di prigione, che avrebbe però potuto evitare ad una condizione: quella di partire immediatamente per il fronte. Mio nonno non ci pensò un attimo,  e partì senza esitazioni restando altri 23 mesi in un'area di combattimento da cui pochi tornarono vivi".

"A guerra finita sposò la sorella di un suo amico con cui aveva un buon rapporto: costei diventerà mia nonna. Questa donna, molto bella, di cui ho inserito la fotografia nel testo, poverissima, doveva accudire un nonno anziano che si era dato all'alcol a causa della perdita di un mulino che l'aveva gettato in miseria. La vita dei due sposi fu movimentata fin da subito, costretti a spostarsi di continuo portando con loro solo una valigia, sempre alla difficile ricerca di una fonte di reddito. I due sposi si spostarono a Sestri Levante insieme al cognato,  con cui però, proprio per i suoi problemi di cattivo carattere, mio nonno non riuscì a trovare il modo di vivere senza litigare ed allora tornò a Torino. Qui trovò lavoro alla Fiat, ma un capo prese a maltrattarlo e, dopo un violento litigio, venne licenziato. Così si mise a lavorare  come commesso a 30 lire alla settimana, ma i soldi non erano ancora sufficienti per condurre una vita dignitosa; la moglie aspettava la prima figlia.

"Ho trovato questa parte del racconto è molto interessante: vi è descritta la Torino dell'epoca, la FIAT di quel periodo,e  come si viveva, il tutto in maniera assai fedele. Leggendo le pagine scritte da Lucio, si può ripercorrere un'epoca caratterizzata da una vita durissima e scoprire quali fossero le condizioni della classe povera, impegnata a muoversi in una città che oggi non esiste più, se non che nei ricordi di pochi. La città era più piccola di quella che conosciamo oggi, era suddivisa in  borghi, da cui le persone che vi risedevamo si allontanavano di rado".   

czvnn"Così Lucio cominciò a vendere qualche libro e ad incassare un po' di denaro, ma perse anche quel lavoro, perchè venne licenziato. Di nuovo tornò a Sestri dove c'era il cognato a cui propose ancora una volta di collaborare con lui. Ricominciarono a lavorare insieme, ma poco dopo furono costretti a separarsi a causa dei continui litigi. Cominciò a spostarsi  di continuo;i soldi non bastavano mai,anzi finirono così conobbe il banco dei pegni e, cosa che gli procurò un enorme dispiacere, fu quella di doversi vendersi il cappello per racimolare pochi spiccioli".  

"La moglie, dopo aver partorito la seconda figlia, provata dalla povertà e dalla situazione in cui si erano venuti a trovare, si ammalò di TBC. Essendo molto innamorato della sua compagna la volle riportare a casa, dove lei a soli 26 anni, morì.  Poco dopo morì anche la prima figlia, rimase viva solo la seconda che diventerà mia madre. La povertà lo indusse a compiere un furto, ma venne  scoperto, arrestato e condannato a 18 mesi. A quel punto, provato dalle sue tristi vicende, senza più la forza per continuare a combattere, scappò in Francia per non essere portato in prigione. Gli ultimi anni della sua vita, ormai debole e malato, li trascorse tra il sanatorio di Torino e quello di Trento dove morì, provato da tutti gli stenti da cui era stato angustiato".

"Mio nonno terminò di scrivere il libro otto mesi prima di morire - continua Borsella - ed io  ho impiegato 14 anni a decifrarlo, per salvare e trasmettere ai lettori l'esatto contenuto.  Ho voluto  salvare il racconto, una storia vera capace di offrire  lo spaccato di un'epoca che fu poverissima, in cui sopravvivere per chi apparteneva alle classi disagiate, era veramente difficile, anni in cui la popolazione  era angustiata dalla scarsità di denaro, di cibo e afflitta dalle sofferenze dei figli che doveva mantenere".

"Ora a 120 anni dalla nascita di Lucio, presento il suo libro anche in una radio, perché una storia come questa deve essere conosciuta dalle attuali generazioni, affinchè non vada persa la memoria di quanta sofferenza sia costata il poter raggiungere, grazie al sacrificio di chi ci ha preceduto, lo stile di vita che oggi ci accomuna".

Di quale radio si tratta?

"Si tratta di Border Radio, che ha sede  dietro l'università, il campus universitario Einaudieryerj situato lungo la Dora. Collaboro volentieri con la radio perché mi offre la possibilità di tenere una trasmissione in cui leggo in  diretta, nel corso di trasmissioni dedicate alla Cultura, le commedie che scrivo e che proteggo con un copyright,  utilizzando la piattaforma "Patamu".

"Dopo le prime esperienze sono riuscito a contattare alcuni amici con cui condivido la passione per la scrittura, e a creare un gruppo. Ho dato a ciascuno di loro un mio copione, specificando quale fosse la loro parte, così abbiamo iniziato a recitare le commedie scritte da me, ma restando ognuno a casa propria utilizzando Skype.  Ci siamo divertiti molto, facendo  poca fatica evitando lo spostamento, pur restando ugualmente  in contatto, dando vita ad una compagnia teatrale virtuale, ma con enormi potenzialità, ancora tutte da elaborare. Abbiamo anche dato  la possibilità alla radio di offrire un'opera con un metodo, che io sappia, fino ad ora inedito. Gli attori a casa e la commedia in radio, volendo anche in diretta, perchè il tutto è stato salvato su CD.  Si aprono grandi possibilità di rapportarsi facilmente fra persone, anche lontane fra loro, con un risultato notevole".

"Nel mio sito rintracciabile digitando in Google  " Voci in scena ", ci sono tutti i miei lavori realizzati con tale metodo e che possono essere ascoltati a piacere. Ho quindi iniziato ad invitare i registi, chiamandoli in radio per intervistarli. Questi entusiasti, talvolta arrivavano con qualche attrice e ne sono risultate interviste molto simpatiche".

Qual è la sua commedia a cui tiene di più?

"Un lavoro che è stato rimaneggiato tre volte: è stata dapprima tradotta in napoletano, poi in  siciliano ed infine anche, in italiano. Si intitola "Una sorpresa sotto le lenzuola ", anche questa rintracciabile dagli appassionati in Internet.

Conoscere Domenico Borsella è stata una vera scoperta; si tratta di un personaggio brillante, aperto e simpatico, bravo animatore di momenti culturali innovativi, tanto rari in una città come Torino. Le sue proposte sono numerose, il libro da lui recuperato fortunosamente, rimasto sepolto per oltre cinquant'anni e che  è stato pubblicato a 120 anni dalla nascita dell'autore che, come detto verrà presentato da Border Radio giovedì 23 marzo alle ore 20:30.

Un appuntamento a cui non mancare, cui ne seguiranno altrettanto interessanti, che sarà possibile  seguire in una radio torinese giovane, animata da un fermento vitale non comune che, con grande simpatia, sta attirando sempre più pubblico riuscendo a catturare l'attenzione degli spettatori che vogliono essere disintossicati dalla passività cui inducono gli attuali programmi televisivi.

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