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Interviste

Torino, un ricordo della Regina Elena

Nostra intervista al Presidente dell’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus, Ilario Bortolan

30 Marzo
08:30 2017

Domenica scorsa, 26 marzo, un folto ed attento pubblico ha partecipato alla Basilica di Superga alla commemorazione della seconda Regina d’Italia, Elena di Montenegro, insignita nel 1937 della massima onorificenza della Cristianità da Papa Pio XI, la ”Rosa d’oro della cristianità”, per la sua opera caritatevole di donna di elette virtù cristiane.

Abbiamo incontrato Ilario Bortolan, presidente dell’Associazione Internazionale Regina Elena Onlus, organizzatore della manifestazione, che gentilmente risponde alle nostre domande.

-    Presidente Bortolan, Torino, città che deve molto alla Real Casa, ha tributato domenica  scorsa, affetto alla seconda Regina d’Italia. Secondo Lei, qual’è oggi l’aspetto che rende ancor vivo il ricordo di una Regina che appartiene ad un’epoca ormai tramontata?

Se la vita della Regina Elena appartiene ovviamente al passato, il suo spirito e il suo esempio sono molto attuali e potrebbero ispirare anche nel futuro.

Elena del Montenegro parlava poco ma agiva sempre. Per ragioni di gelosia alcuni hanno voluto presentarla come la figlia di un contadino mentre Nicola I aveva studiato al Liceo Henri IV a Parigi, uno dei più prestigiosi d’Europa e la figlia Elena, come le sorelle, studiò presso l’esclusivo Collegio Smolny di San Pietroburgo perché era la figlioccia di battesimo dello Zar Alessandro II.

Nella sua gioventù scrisse saggi e poesie e realizzò il progetto del monumento al suo avo il poeta Njegosh. Le piaceva la cultura ma lo coltivò solo come il suo giardino personale, che continuò a curare anche durante l’esilio.

Penso che la Regina credesse profondamente che Dio l’aveva messa in quel ruolo importante per essere al servizio degli altri e così si spiega anche il suo motto che è stato ripreso dalla nostra associazione:” servire”.

-   Nella lunga vita della Regina Elena si sono verificati fatti epocali: il regicidio, il terremoto di Messina e di Reggio Calabria, le due guerre mondiali. Tutti eventi che in qualche modo hanno segnato la vita degli italiani meno abbienti. In quali di questi frangenti, la statura e la presenza della Regina hanno potuto incontrare l’affetto del suo popolo e marcare la vicinanza tra la Corona e il Paese?

C'è un elemento fondamentale che l’ha aiutata, il profondo amore che nutriva per il consorte, dal quale era ricambiata, che l’assecondava in tutto. Era una coppia discreta, ma vincente e moderna nella sua concezione della vita familiare. La Regina non si occupava di politica e il Re non si intrometteva nella beneficenza (che finanziava) ma erano così legati personalmente che una influenza indiretta c’è stata.

Alcuni hanno cercato di opporre Margherita, più intellettuale, alla Regina Elena, più sociale. E’ un errore profondo perché Elena del Montenegro rispettò sempre sua suocera e continuò il suo operato ma aggiornandone le modalità perché il mondo era cambiato.

Dal 1878 al 1900 Margherita cercò di unire il paese, cioè di “fare gli italiani”, mentre Elena dal 1900 al 1946 si mise al servizio del suo popolo lasciando la parte istituzionale esclusivamente al consorte.

E’ lei che era a contatto diretto con gli italiani, come fece Vittorio Emanuele III durante la I Guerra Mondiale e IV Guerra d’Indipendenza italiana, soldato tra i soldati.

Tutti i due vollero vivere come gli italiani e dunque scelsero una casa privata, sia a Roma che a Sant’Anna di Valdieri per l’estate. Là educarono i figli rendendoli testimoni della vera vita della gente. Non si chiusero in un palazzo con riti di altri tempi ma vollero e seppero vivere la modernità nel profondo rispetto delle tradizioni.

Sia la Regina Margherita che il figlio Vittorio Emanuele III ebbero una passione per l’automobile sin dal suo apparire.

-    Ci può descrivere le origini e le finalità dell’Associazione da lei presieduta?

L’associazione è stata creata nel 1985 in Francia nel ricordo della vita e delle opere di Elena del Montenegro, poi si è sviluppata con attività spirituali, benefiche e culturali. Oggi è attiva in 56 paesi e cerca di seguire l’esempio dell’ultima Regina a ricevere la Rosa d’oro della Cristianità

Siamo lieti di vedere che molti giovani vengono a prestare servizio con generosità, disponibilità e buon senso. Purtroppo constatiamo un vuoto nella generazione precedente. Si impegnano poco le persone che hanno tra 40 e 55 anni.

Dal 1987 l’associazione collabora anche con le Forze armate per le loro missioni internazionali e sono testimone della capacità, dell’efficienza e della responsabilità dei giovani con le stellette che continuano a portare alto e con orgoglio il Tricolore italiano nel mondo. Sono un esempio per noi tutti.

-    Nello svolgimento delle vostre attività filantropiche e assistenziali, i cittadini coinvolti posso apprendere la storia d’Italia e la continuità da quanto intrapreso dalla Regina sino alle vostre attuali iniziative?

Sì perché non abbiamo mai creduto che avere certe attività può impedirne altre, per esempio il sociale e la cultura.

La cultura è la base di ogni civilizzazione e la sua trasmissione è essenziale. Le radici sono fondamentali e le nostre sono cristiane.

La “carità”, parola importante ma spesso mal utilizzata o tradotta con “amore”, va al di là di ogni definizione ma qualcuno si vergogna di utilizzare come se fosse un concetto antiquato mentre è una virtù teologale! Ma la carità non si limita ovviamente all’assistenza materiale.

Così crediamo che la storia, la difesa del patrimonio e dell’ambiente ma anche della vera pace sono parti integranti di un progetto che troppo spesso è stato relegato al passato. E’ un errore profondo e gli istituti culturali hanno sempre più un ruolo da protagonisti. La loro attività non è astratta ma legata alla necessità di trasmettere la cultura. I musei e le biblioteche hanno un ruolo di prima importanza ma cosa sarebbe Torino senza il Centro “Pannunzio”?

In questi ultimi anni l’associazione ha dedicato molte iniziative al Risorgimento dall’incontro di Plombières alle tre ultime guerre d’Indipendenza italiana (1859-1918), sei decenni che hanno realizzato l’unità nazionale. Per esempio da 28 anni ogni 24 maggio organizziamo un pellegrinaggio al Sacrario militare di Redipuglia cambiando ogni anno il tema.

Nel 2017 sarà dedicato all’opera della Croce Rossa, in particolare delle Infermiere volontarie create proprio dalla Regina Elena.

-    Quali sono le iniziative di commemorazione o i momenti  di studio che l’associazione Regina Elena svolge sul territorio nazionale?

Sono tante, alcune legate al territorio locale, altre a livello regionale, nazionale e internazionale.

Molte attività sono interdipendenti: per esempio a Superga domenica scorsa, durante la S. Messa, abbiamo ricordato l’impegno per i terremotati di Messina della Regina, mentre abbiamo commemorato le vittime del sisma in Italia centrale a sette mesi del 24 agosto 2016 alla presenza di Comuni, di ordini cavallereschi e di associazioni che hanno partecipato alle nostre prime sei missioni in Umbria, Lazio, Abruzzo e Marche.

Poi si è svolta la commemorazione ufficiale a cura di una delle personalità che stimo di più, un autentico storico, il Professor Pier Franco Quaglieni che ha contestualizzato la vita e l’opera della Regina Elena con un intervento brillante, appassionato, commovente e ricco di fatti purtroppo spesso sconosciuti.

-    Dinnanzi alle diverse attività a carattere turistico e a volte commerciale, portare avanti dalla Regione Piemonte o da altri Enti territoriali, che coinvolgono le regge o i monumenti sabaudi, non intravede un oscuramento nei confronti della dinastia che realizzò tali opere?

Dal cambiamento istituzionale c’è stata la volontà di oscurare la storia e non solo in Italia, ora il problema è più grave. Ci sono incompetenza e ignoranza.

Per esempio a chi va in visita guidata al Pantheon di Roma non è detto che è tuttora una chiesa a tutti gli effetti e che vi sono sepolti i due primi re d’Italia e la prima regina.

Ai turisti si dice che c’è la tomba di Raffaello e che la volta ha un buco di circa 9 metri senza spiegare il perché, né la storia del monumento.

-    La Regina Elena morì in esilio ed è sepolta a Montpellier. Quali iniziative intraprende l’associazione Regina Elena per riportare in Italia i sovrani d’Italia morti esuli in terra straniera?

L’associazione considera che i Re e le Regine d’Italia debbono essere sepolti insieme al Pantheon. E’ un problema di coerenza storica. Come Benedetto XVI, l’associazione crede che ci sono dei principi non negoziabili.

-   Per concludere, può rivolgere un messaggio alle giovani generazioni che oggi, purtroppo, non possono neppur studiare la Storia del Risorgimento?

Sono sempre molto sorpreso dell’interesse di tanti giovani per la storia. Purtroppo non trovano nei genitori persone preparate o interessate, ma sono molto ottimista per il futuro se tutti noi continuiamo ad operare per fare riscoprire il nostro immenso patrimonio, in primis quello storico.

Le nuove generazioni sono generose e attente ma mancano di riferimenti. La tecnologia può aiutare a divulgare la cultura anche se c’è il rischio di privilegiare il virtuale e l’istantaneo senza studiare ed approfondire i fatti.

E’ il nostro compito essere presenti sul territorio e disponibili, in particolare in questi anni che ricordano il primo centenario della IV Guerra d’Indipendenza italiana.

Il Risorgimento è un periodo chiave per capire il passato e il presente e preparare il futuro. L’anno scorso abbiamo organizzato a Cuneo un omaggio a Marcello Soleri e il Prof. Pier Franco Quaglieni ha stupito i numerosi partecipanti all’incontro con il ricordo di quello statista dimenticato che merita il più grande rispetto per la sua opera e per lo spirito con il quale l’ha compiuta.

Concludo con un esempio: quando Soleri riceveva un mandato politico, chiudeva il suo studio di avvocato per tutta la durata dell’incarico istituzionale perché desiderava evitare ogni possibile conflitto di interesse.

Ecco una delle testimonianza che dobbiamo comunicare ai giovani e saremmo sorpresi della loro risposta perché tanti hanno sete di verità, di autenticità e di esempi!

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