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Scienza e Salute

L'eterno sogno di ringiovanire, forse reso possibile grazie ad un farmaco attualmente allo studio

20 Aprile
12:00 2017

A chi non piacerebbe restare giovane per sempre? Sono molte le persone che, una volta resisi conto di avere perso le migliori prerogative legate al loro fisico, cadono in uno stato depressivo, per certi versi ingiustificato. Loro primo pensiero dovrebbe essere, ovviamente se non soffrono di patologie invalidanti, che sono fortunate ad aver raggiunto un'età ragguardevole, cercando di godere di quel che la vita può ancora offrire loro.

EQTJEQUn aiuto dalla medicina può, forse, permettere di rallentare di molto l'invecchiamento regalando al soggetto anziano un aspetto giovanile ed un vigore che si credeva ormai perduto. E' stata infatti testata una pillola che potrebbe invertire i segni della decadenza senile. Gli scienziati hanno scoperto un farmaco che potrebbe avere validi effetti sulla funzione renale , sul livello di energia e sulla ricrescita dei capelli. Un nuovo composto naturale, rintracciabile in un frutto tropicale, l'avocado, nei broccoli e nei  cetrioli,  ha dimostrato di avere notevoli effetti anti-invecchiamento nei topi e vi sono importanti indizi che potrebbe funzionare egregiamente anche sugli esseri umani.

I ricercatori coinvolti negli studi clinici e nella sperimentazione su topi da laboratorio, affermano che i topi anziani, una volta assunto con l'acqua il composto in esame la cui sigla è NMN (Nicotinamide mononucleotide), hanno potuto constatare una serie di effetti benefici. Il livello di attività fisica degli animali aumenta rapidamente, migliora la loro densità ossea ed il tono muscolare. Inoltre il sistema immunitario risulta assai più efficiente; il fegato funziona di nuovo in maniera ottimale e  la vista risulta assai migliorata. Gli studiosi hanno infine constato una discreta perdita di peso.

Il tutto è cominciato  con lo studio delle proprietà di una proteina conosciuta come NAD, il cui ruolo gioca una parte importante nella produzione di energia nell'organismo. E' stato accertato che gli animali, invecchiando, producono meno NAD e si pensa che questo faccia parte del processo di invecchiamento. La somministrazione di  NAD non ha prodotto significativi miglioramenti, ragion per cui i ricercatori hanno cercato un modo per incrementare la sua produzione nell'organismo.

E' stato allora somministrato ai topi NMN, aggiunto alla loro acqua per verificare  se questo avrebbe potuto incrementare  i livelli di NAD e si è potuto riscontrare un effetto rigenerante. Studi successivi hanno evidenziato come la somministrazione di NMN abbia un notevole effetto anti invecchiamento. Sembra che, nei topi,  la somministrazione di tale composto favorisca la distruzione  delle cellule senescenti venute ad accumularsi  con l'età. Queste manifestano un funzionamento alterato e potenzialmente pericoloso, e sono in grado di produrre molecole capaci di danneggiare i tessuti vicini, venendosi così ad  innescare uno stato di infiammazione cronica.

Si è dunque potuto constatare come negli animali da laboratorio si arresti la perdita del pelo e venga ripristinata una buona funzionalità renale. I topi hanno dimostrato di avere una maggiore forza ed una migliore resistenza alla fatica; le chiazze di pelo mancante sono state recuperate dopo una decina di giorni e, dopo tre settimane, tutti gli esemplari erano in perfetta forma tanto che i più anziani hanno percorso, correndo, distanze doppie  rispetto a quelli a cui non era stato somministrato il farmaco.

DAHAEALa preoccupazione degli scienziati è stata quella di verificare se la somministrazione di Nad avrebbe potuto fornire energia anche alle cellule tumorali, poichè alcune di queste sono in grado di sintetizzare tale composto, essendo allora possibile un aumento della incidenza del cancro. Per fortuna tale  eventualità non è stata  riscontrata. Parrebbe dunque che la sua assunzione non comporti alcun pericolo, ma addirittura si rilevi un beneficio potenziale, riscontrabile solo nei topi più anziani. L'assunzione di Nad nei topi giovani, non ha permesso di riscontrare alcun miglioramento nelle loro condizioni di salute.  

Se i test confermeranno tali risultati anche nell'uomo, vi saranno dunque tutti i segnali favorevoli alla supposizione di poter disporre di un farmaco che potrebbe regalare uno stato di grande benessere alla popolazione anziana. Questa considerazione comporta risvolti assai interessanti. Le persone che vivono in zone disagiate,potenzialmente, potrebbero non dover ricorrere con una certa frequenza a visite e cure mediche, se il loro stato di salute si conserverà ottimale; è dimostrato che una popolazione sana grava meno sul sistema sanitario, consentendo notevoli risparmi ed una ottimale utilizzazione delle strutture ospedaliere.  

Fra i tanti, un lato interessante dello studio di questo farmaco a cui presta particolare attenzione la NASA,  è quello della salute degli astronauti che, in un futuro assai prossimo, li vedrà impegnati in missioni di lunga durata. E' il caso dei futuri viaggi interplanetari in direzione di Marte che potrebbero avvenire in maggiore sicurezza potendo proteggere al meglio equipaggi e potenziali passeggeri da alterazioni patologiche del fisico, che potrebbero influire negativamente sul buon andamento della missione.

Un farmaco che, almeno al momento, regala una buona dose di ottimismo; le sperimentazioni cliniche con soggetti umani, in corso in Giappone, avrebbero infatti prodotto risultati simili a quella ottenuti con la  sperimentazione animale. Poiché  le cellule umane si basano su questo stesso processo di produzione di energia è possibile, affermano gli studiosi, che l'utilizzo di tale nuovo presidio medico, possa aiutare le persone a rimanere sani con l'avanzare dell'età. Restiamo pertanto in attesa di ulteriori conferme di simili risultati, sperando di non invecchiare più rapidamente di quanto già si stia verificando, e  riuscire a  cogliere un così allettante frutto.   

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