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Serie TV

Victoria – giovane donna e regina

Prodotta dalla britannica ITV, la serie racconta i primi anni di regno della regina Vittoria, tra affari di stato e vita privata

15 Aprile
14:00 2017

Dopo lo straordinario successo di Downton Abbey, la serie tv seguita a livello mondiale da milioni di telespettatori che ha riportato in auge il period drama, il dramma in costume dall’impronta fortemente britannica, la rete televisiva ITV porta sul piccolo schermo Victoria, incentrata sull’amata sovrana dal lunghissimo regno. Già rinnovata per una seconda stagione, in Italia la prima va in onda da marzo su LaEffe.

Creata da Daisy Goodwin, produttrice televisiva e autrice del romanzo da cui è tratta, la serie prende avvio dall’ascesa al trono della giovanissima principessa Alexandrina Victoria. Cresciuta in un mondo ovattato e lontana dalla vita sociale, a soli diciotto anni si trovò a ereditare la corona di un impero vasto e glorioso.  

La serie ben amalgama i dati storici con gli aspetti più intimi della vita privata della giovane donna, grazie a un profondo ritratto psicologico dei personaggi; il rapporto conflittuale con la madre, principessa tedesca che insieme al consigliere John Conroy cercò di manovrare la figlia e assumere la reggenza, l’affettuoso rapporto che la legò a Lord Melbourne, Primo Ministro e mentore, e il legame dapprima forzato ma via via più sincero con il cugino Albert, designato consorte della sovrana.

Ciò che sarebbe facilmente potuto evolversi in un melodrammatico polpettone in costume, è in realtà un prodotto piacevolmente scorrevole, dal ritmo veloce e dalla sceneggiatura fluida che rende la visione intrigante e facilmente seguibile.

Come succedeva in Downton Abbey, anche qui troviamo in parallelo le vicende della regina e della sua corte e quelle della servitù, con una gamma di personaggi più o meno positivi, molti dei quali realmente esistiti, come la baronessa Lehzen, governante e amica fidata di Victoria, la quale nutriva per la donna un affetto quasi figliale, e lo chef di corte italo-inglese Francatelli. Le dettagliate cronache dell’epoca riferiscono alcuni aspetti dietro la facciata pubblica, come le negligenze della servitù o la piccola rivoluzione scatenata dall’avvento dell’illuminazione a gas, tutti aspetti della vita quotidiana che la serie ritrae con una certa fedeltà storica.

Immancabilmente la storia si intreccia alla fiction, e se la narrazione segue fedelmente le reali vicende, politiche e non solo, dei primi anni di regno di Victoria, alcuni elementi sono decisamente romanzati. E’ il caso della relazione della ragazza con il più maturo Lord Melbourne, qui raccontata come un innamoramento romantico, mentre quasi sicuramente si trattava di un rapporto paterno e di profonda fiducia in un momento in cui Victoria necessitava di un guida e un punto di riferimento solidi; inoltre, è improbabile che il vero William Melbourne fosse affascinante come Rufus Sewell, l’ottimo interprete britannico dalla lunga carriera cinematografica e televisiva che lo interpreta e che ha oscurato, agli occhi degli spettatori britannici, il personaggio del principe Albert.

La regina Vittoria, fino a due anni fa la sovrana britannica dal regno più lungo della storia, battuta solo dalla pronipote Elisabetta II, fu anche la prima ad adottare Buckingham Palace come residenza reale ufficiale; alla ricostruzione puntigliosa dei vari ambienti, i lussuosi interni e le stanze della servitù, si affiancano immagini degli esterni del palazzo e della Londra dell’epoca che hanno dovuto inevitabilmente tener conto della notevole differenza con il panorama attuale, perciò realizzate digitalmente. La ricostruzione appare così tangibilmente finta e grossolana da far sorridere, e questo è senza dubbio l’unico brutto scivolone di un prodotto altrimenti di altissima qualità.

Un altro punto di interesse delle show è la possibilità di venire a conoscenza  delle regole immutabili della rigida etichetta di palazzo, regole che Victoria cercò in molti casi di superare. Non molti sapranno infatti che quando la regina e il principe Albert - al quale Victoria tentò per decenni di assegnare il titolo di re consorte, senza mai riuscirci - si fidanzarono, fu lei a dover fare la proposta di matrimonio, in quanto sovrana. E ancora, durante i pasti a palazzo, se la regina finiva di mangiare, a tutti i commensali era portato via il piatto da sotto il naso, che avessero o meno terminato.

Un piccolo grande mondo, ai più sconosciuto, che è centrale quanto gli affari di stato e le cerimonie pubbliche in un’opera che, proprio in virtù della serialità, riesce a far rivivere un’epoca e i suoi protagonisti con precisione e dovizia di particolari, obiettivo mai raggiunto dai vari prodotti cinematografici, vincolati dalla breve durata, come il film Young Victoria di Jean-Marc Vallée del 2009, che vedeva Emily Blunt nei panni della sovrana.

Victoria ha dalla sua un’interprete di indubbio talento, la trentenne Jenna Coleman. Conosciuta per il suo ruolo in Doctor Who, l’attrice porta sulle spalle un ruolo importante e difficile come quello di Vittoria in maniera sublime, caratterizzando la regina leggendaria per quel che era quando salì al trono: una ragazzina. Con i suoi timori, l’inesperienza, i dubbi derivati dalla giovane età, le simpatie e antipatie personali, il pesante bagaglio di un’infanzia non felicissima, ma anche il forte carattere e la caparbietà che la portarono a essere un’amata e capace sovrana per più di sessant’anni.

Il resto del cast, sebbene composto da attori poco conosciuti, non fa eccezione per quanto riguarda l’ottima preparazione che vige oltremanica (per questo, sarebbe sempre preferibile seguire le serie in lingua originale sottotitolata); segnaliamo Tom Hughes nei panni del principe Albert e Alex Jennings in quelli del re Leopoldo del Belgio, zio dei reali coniugi.

Da vedere per gli appassionati di storia inglese e vicende reali, per scoprire la donna dietro alla regina e un’epoca che lasciò radici profonde nella società europea. 


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