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Cronaca

Disastro & miracolo. Crolla il ponte della tangenziale di Fossano (CN), salva la pattuglia dei carabinieri

Cedimenti strutturali sempre più frequenti. Il problema delle competenze, motivi per rispolverare l'immagine di San Cristoforo o dotarsi d’un collaudato portafortuna prima di mettersi in viaggio.

19 Aprile
07:30 2017

18 aprile 2017. Per improvviso cedimento strutturale, nel primo pomeriggio è crollato il viadotto della tangenziale di Fossano. La rampa che dà accesso alla circonvallazione della città è precipitata sulla strada sottostante nel momento in cui, per volere della fortuna, non transitavano veicoli. Una pattuglia dei carabinieri che stazionava al di sotto, è sfuggita per poco alla caduta. L'enorme carico di cemento e asfalto ha schiacciato solo il mezzo di servizio e non vi sono stati feriti.

Secondo le prime informazioni i due carabinieri scampati al crollo hanno sentito alcuni scricchiolii e hanno fatto in tempo a mettersi in salvo. Si tratta del carabiniere Vincenzo Matera, di 25 anni, e del maresciallo  Giuseppe Marcigliano, di 55 anni, entrambi in forza presso la stazione di Fossano. Ambedue si reputano dei miracolati e mai come in questo caso, a credere negli angeli non fa certo difetto.

Al momento non si conoscono le cause del crollo, la magistratura di Cuneo ha aperto un'indagine affidata al sostituto Pier Attilio Stea e il presidente dell'Anas Gianni Vittorio Armani ha istituito una commissione d'inchiesta interna. Anche il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta allestendo una commissione ispettiva.

Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino ha espresso la sua ira con una esternazione condivisibile: "non è assolutamente accettabile che costruzioni che hanno poco più di 25 anni possano esporre a questi rischi la popolazione". Ancor di più se si sposta l'attenzione sul vicino viadotto della ferrovia Fossano-Cuneo, inaugurato nel 1933, sopravvissuto ai mitragliamenti aerei della seconda guerra mondiale e ancora in ottima salute.


Questi i fatti, altre le riflessioni di chi scrive l'articolo. Un dottorato in architettura non è un difetto, soprattutto se conseguito con passione e interesse. Proprio in base a queste e altre conoscenze, già più di 10 anni fa segnalavo uno stato di degrado di molti cavalcavia della rete autostradale, in particolare riferendomi alla Torino-Savona. Il calcestruzzo sgretolato dal tempo, in molti punti aveva ceduto visibilità al tondino d'acciaio. Il metallo appariva arrugginito e il sodalizio tra i due materiali, compromesso nelle qualità del cemento armato.

La segnalazione era ... caduta nel vuoto.

Oggi più che mai urge una riflessione e un'indagine a tutto campo su ogni tipo di struttura della rete viaria perché i crolli di ponti su strade & autostrade stanno diventando di attualità.

È ancora fresca la polemica sul crollo ad Agrigento della Palermo-Catania (2015) e in un analogo crollo verificatosi ad Annone quattro mesi fa, l'automobilista di passaggio non è stato altrettanto fortunato. Fenomeni che si stanno ripetendo con preoccupante frequenza, il più recente è di un mese fa: crollo di un ponte sulla A14 all'altezza di Ancona. 2 vittime sembrano quasi poche.

A questo punto occorre dire che, se la fortuna è buona con gli esseri umani, altrettanto non lo è con un errore di materiali, con un calcolo sbagliato del cemento armato o ancor peggio, con una speculazione tipicamente mafiosa, quindi italiana, sulle innumerevoli possibilità di un'opera pubblica.

Considerando le responsabilità di progettisti ed esecutori, è sempre opinione personale di chi scrive, e per questo si scusa, ma nel caso di mostruosi avvenimenti come questi, la magistratura, il governo, gli organi competenti dovrebbero varare provvedimenti mirati.

Le pene dovrebbero essere equiparate alle colpe e le colpe sono a priori: di "omicidio plurimo consapevole e probabile!" Galera a vita! Altrimenti chi tutela il cittadino ormai abituato a chinar la testa su ogni nefandezza operata dal comparto dirigente che si assolve ovunque e sempre?

Chi sbaglia paga è un vecchio proverbio ormai soltanto in uso per le contravvenzioni che fioccano a man bassa sugli utenti della strada nel nome di una sicurezza stradale che avrebbe ben altro da ridire...

Altresì, pare che come accade per il mantenimento dell'intera rete stradale nazionale, ormai  sequenza di buche, di rattoppi, di frane e smottamenti, anche all'accertamento della responsabilità dei crolli non manchino problematiche complicanze. La suddivisione delle competenze tra Anas, regioni, province e comuni ha lottizzato i tratti di asfalto in modo tale da ingarbugliare ogni più logico intervento.

Venendo a mancare un referente tecnico-giuridico, d'ora in poi, alla vista di ogni sottopasso, non resta che affidarsi a una preghiera, un'icona sacra o a qualche classica scaramanzia partenopea. Sembra che al momento, vista la scarsezza dei fondi a disposizione, rimanga la miglior garanzia a buon mercato per l'automobilista in transito già più che tartassato dalle privatizzazioni della rete autostradale, dalla somma delle accise e dal costo della tassa di possesso. 

Una volta si chiamava ''bollo di circolazione'' e i suoi proventi servivano proprio all' intrattenimento delle strade...

Come cambiano le cose con l'andar del tempo in questo stivale dalle sette beghe, sempre meno miracolo economico, potenza industriale, città dei balocchi e orgoglio nazionale di cui andare fieri, noi cittadini dei diritti e dei doveri, ma sempre meno rappresentati e un po' nostalgici d’altri momenti nemmeno poi così distanti.


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