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Politica Internazionale

Una Francia mai così spaccata si reca alle urne.

A due giorni dalle elezioni per le Presidenziali regna l’incertezza. Proviamo a fare chiarezza.

21 Aprile
11:30 2017

Domenica si vota in Francia per eleggere il Presidente della Repubblica.
Come è noto il socialista e presidente in pectore Francois Hollande non sarà della partita: il rischio figuraccia sarebbe stato troppo facile, per cui meglio non presentarsi e lasciare affondare con onore il Partito Socialista.

Le elezioni presidenziali in Francia, è bene ricordarlo, si sviluppano su due turni: il primo, domenica 23, e qualora nessun candidato dovesse raggiungere il 50% dei consensi -cosa certa- i due che han preso il maggior numero dei voti andranno al ballottaggio il 7 maggio.
Val bene ricordare, inoltre, che questa tornata elettorale nulla ha a che vedere con formazione delle Camere, la cui composizione si determinerà con il voto di giugno: anche questo meriterebbe un approfondimento, vista l’enorme possibilità di avere un presidente di un colore che per i prossimi quattro anni dovrà coabitare con un Parlamento di un altro, ma tant’è: tempo al tempo.

A meno di quarantotto ore dalla chiamata alle urne restano in piedi solo due certezze: l’incertezza e il tramonto del socialismo.
Infatti pare che i leader dei primi quattro partiti siano raggruppati in pochi voti, con nessuno in grado di staccarsi definitivamente dagli altri.
In particolare, stando ai sondaggi, abbiamo una presunta coppia di testa con Marine Le Pen (Front National- Destra Nazionalista) e Emmanuel Macron (In Movimento- Centro) appaiati intorno al 23 %.
Seguono, entrambi sul 18%, i Repubblicani di Fillon (destra gollista) e, a sorpresa, i filo comunisti di Mèlènchon che hanno saccheggiato il glorioso e decadente Partito Socialista francese. Già, proprio il partito di Hamon, attualmente prevalente sia in Parlamento che espressione dell’attuale presidenza, viene stimato attorno a un debolissimo 8-9%.
Colpa della poca sicurezza, dell’economia che non cresce secondo le aspettative e della scellerata politica estera voluta da Hollande negli ultimi anni.

Ovviamente questi dati, improntati sull’incertezza, lasciano intravedere numerosi scenari, anche molto suggestivi: è il caso dovessero prevalere il Front National e il Partito di estrema sinistra.
Questa ipotesi, osteggiata dai  mercati in quanto entrambi i partiti chiederebbero l’uscita dall’Unione Europea, creerebbe un clima quasi da guerra civile dalle parti di Parigi: immigrazione, economia, difesa, esteri; i punti in cui la visione è totalmente contrapposta tra la Le Pen e Mèlènchon non si contano nemmeno, e l’idea che per poche manciate di voti potrebbe prevalere una visione della società piuttosto che un’altra fa molto Germania ’30.

Per fortuna ci sono loro, i partiti di centro, quelli che nessuno vuole, ma che poi gli indecisi –ancora un terzo dell’elettorato-  votano: un po’ per tradizione, un po’ per paura, un po’ perche il salto nel buio spaventa.
E allora ecco che i sondaggi  dicono che se Macron dovesse raggiungere il ballottaggio avrebbe le più alte probabilità di vittoria: un suo ipotetico scontro con il Front National avrebbe la capacità di far coagulare intorno a sè tutta la sinistra e i moderati di destra, oltre che i suoi sostenitori. Forza gravitazionale di Centro.
Certo, bisogna arrivarci al ballottaggio: cosa non scontata visti i pochi punti che separano i quattro favoriti.

Per quanto uno possa sforzarsi di studiare le possibili alternative di vittoria, resta un unico dato su cui riflettere: quasi il 40% dei francesi (sommando gli elettori di estrema destra e di estrema sinistra) sono nettamente contro Bruxelles, a fronte di quel quarto degli elettori che votando Macron ne continuerebbero ad appoggiare le politiche: un dato cui, chiunque dovesse salire all’Eliseo, dovrà tenere in considerazione.
Dopo Londra, quindi, anche Parigi si appresta a prendere le distanze dall’Europa, seppur probabilmente in maniera meno netta.
In autunno si vota anche in Germania, ma da quelle parti è presumibile pensare che l’idea di staccarsi dall’Unione Europea non appaia così allettante.

 

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