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Cinema

Primavera da donne - 3za parte

Donne da urlo... ovvero le "screaming girl" di alcuni dei migliori horror degli ultimi decenni, piu' alcuni consigli piu' recenti

14 Maggio
10:00 2017

Per la festa della mamma vorremmo proporvi, tanto per fare i bastian contrari, una bella sfilza di film horror con la tipica "donna urlante" inseguita o minacciata dal maniaco o il terrificante mostro di rito.

Perchè questa scelta? Ma perchè no, rispondiamo, per quella che in fondo (ammettiamolo) è nient'altro che una festa puramente commerciale è giusto parlare di uno dei generi cinematografici "commerciali" per definizione, i film horror e nello specifico quelli slasher per l'appunto.

E come cominciare nel modo migliore se non citando gli urli di Marilyn Burns nel film cult "Non aprite quella porta", capolavoro del genere del 1974 diretto da un maestro indiscusso come Tobe Hooper, al suo vero "botto" alla regia dopo il divertente esordio a basso costo con "Eggshells".


Pur proponendo il canovaccio classico del gruppo di sventurati che finisce vittima della famiglia assassina di turno, non certo una novità per il genere ma riproposto e resuscitato da Hooper con un piglio di regia indipendente e dirigendo il tutto quasi fosse un falso documentario, pur mantenendo un ritmo e una tensione incredibile dalla prima all'ultima inquadratura.

Come non ricordare poi che gli urli della protagonista sono per quello che sarebbe diventato un personaggio icona dell'horror, ovvero Leatherface, all'apparenza sadico e spietato assassino senza volto ma in realtà quasi una vittima egli stesso, in quanto malato mentale cresciuto nella violenza oltre che colpito da una malattia della pelle che lo spinge a collezionare "facce" scalpellandole dal cranio delle sue vittime.


Un classico senza età che non risente minimante dello scorrere dei decenni e che ogni presunto o tale amante dell'horror dovrebbe conoscere a menadito, oltre che stare ben alla larga dalla valanga di seguiti e remake indegni che gli hanno succeduto, appiattiti da una retorica nei personaggi e un estetica/montaggio da telefilm semplicemente incompatibile con la forza e la ferocia puramente basica e carnale del film del 1974.

Dello stesso anno è poi "Black Christmas" di Bob Clark, dove questa volta a farla da padrona sono gli urli di Olivia Hussey, ospite di una comune che viene presa di mira da un serial killer che si diverte a passare le feste tra telefonate minatorie e uccidendo a una a una le compagne della protagonista.

Un divertente slasher a basso costo che riesce a fare egregiamente il suo lavoro, spaventare con un assassino mostrato poco o nulla, intrigare lo spettatore con il giallo di scoprire il colpevole, oltre che riuscire a mantenere una tensione e suspensce di ottimo livello fino al inquietante ottima scena finale con la protagonista lasciata a sè stessa nella casa ormai abbandonata.


Un film che soprattutto le ultime generazioni dovrebbero prendere a esempio quando i più fortunati che hanno vissuto l'epoca d'oro o immediatamente successiva a quella degli "slasher" parlano di "una volta i film horror erano diversi"; nel senso che si pensava prima a creare l'atmosfera di disagio e paura che poi portava logicamente alle sequenze horror di sangue e violenza; anzichè puntare esclusivamente al "balzo sulla sedia improvviso" per tenere sveglio lo spettatore dopo lunghe sequenze di nulla assoluto e pretendere quindi di spaventarlo solo con l'equivalente cinematografico del "bubbusettete" che si fa ai bambini piccoli nascondendosi dietro le mani.

Ancora meglio si può apprendere la differenza tra (la maggior parte) degli horror odierni e quelli anni '70/'80 quando si guarda un classico del genere come "Halloween", indiscusso caposaldo slasher del 1979 diretto da John Carpenter dove abbiamo come urlatrice alle prime armi una giovane e bellissima Jamie Lee Curtis, qui all'esordio di una grande carriera d'attrice che la porterà poi ai suoi grandi classici, specie nella commedia, come "Una poltrona per due" e "Un pesce di nome Wanda".

Alle sue costole le si mette fin da subito un altro personaggio cult del horror come Michael Myers, psicopatico dall'anonima maschera bianca che si prende un week-end di libertà dal manicomio dov'è rinchiuso fin dall'infanzia per passare la vigilia d'Ognissanti a dare la caccia alla giovane ragazza, la quale le ricorda fin troppo bene la giovane sorella che aveva ucciso da bambino.


Un film anche questo geniale come costruzione, tempi di avvicinamento e tensione tra l'assassino e le sue vittime, babysitter durante la festa in case incustodite; dove poi la violenza vera e propria risiede solo negli ultimi venti minuti del film, in realtà, in quanto tutto il resto è necessario a creare il mood e la magnifica anticipazione per quella che sarà poi la mattanza finale, con tanto di psicologo (il solito ottimo Donald Pleasence) vagante per la città alla ricerca del suo paziente perduto prima che sia tardi.

Indimenticabile il finale poi dove l'assassino da semplice pazzo evaso in libertà diventa qualcosa di sovrannaturale e ultraterreno, sopravvivendo o forse resuscitando (come per i migliori film non ci viene spiegato ma sta a noi immaginare) dalla sua stessa morte per diventare quella inarrestabile e sovrumana macchina omicida che sarà poi protagonista di altri 7 film e due remake (i migliori) a opera del grande fan della serie Rob Zombie, senza contare l'ormai prossimo "Halloween: The Night Evil Died" che dovrebbe uscire entro la fine dell'anno.


Arrivando poi al 1984, ne ha parecchio da urlare anche Heather Langenkamp in "Nightmare - Dal profondo della notte", perseguitata nei suoi sogni dal mefistofelico Freddie Krueger, altro personaggio cardine del cinema horror protagonista di una lunghissima (e forse ormai fin troppo spremuta) saga fatta di seguiti e remake e perfino un crosshover contro l'altrettanto sadico e ottuso Jason Voorhees, protagonista della saga rivale di "Venerdì 13".

Un film che resta probabilmente l'apice e il top della carriera del compianto Wes Craven, il quale con la sua brillante idea sforna un piccolo gioiello di horror a livello subconscio dove la sua creatività come regista nelle scenografie e il montaggio dei vari omicidi degli studenti la fanno da padrona, poggiando inoltre le basi su un'ottima sceneggiatura di vendetta e contro/vendetta e un personaggio come detto che colpisce e resta nell'immaginario del pubblico fin da subito.

Un assassino subdolo dal quale scappare e inutile perchè è dentro la tua testa, aspettando e sfinendo le sue vittime fino alla stanchezza che li porta dritti nel mondo dei sogni dove il pazzo regna sadicamente creando e distruggendo a suo piacimento delle scene d'omicidio che Craven sceglie comunque, saggiamente, di smorzare con un certo tipo d'ironia nera che dona al tutto un'atmosfera semplicemente unica e irripetibile.


Sempre per la regia di Wes Craven poi è la saga di "Scream", dal titolo stesso quindi un film dove le urla delle protagoniste Courteney Cox e Neve Campbell risuonano sovrane mentre un misterioso killer con l'iconica maschera "Ghostface" e coltellaccio da caccia in mano semina il panico tra gli amici e compagni di scuola delle sventurate protagoniste.

Altro film carico d'ironia dove poi (specie nei seguiti) Craven si diverte a distruggere e seppellire con lo humour i canovacci classici e stereotipati dei film horror, enumerati anzi ad alta voce dai vari protagonisti che non fanno che deridere e prosciugare di serietà tutti luoghi comuni classici del genere.

Brave, belle e simpatiche le protagoniste per quelle che, nonostante omicidi e minacce a raffica, restano due personaggi attorno al quale si muovono tutti gli altri, sempre con il minimo sindacale di intrigo giallo per lo spettatore nel capire quale mai possa essere l'assassino in mezzo al gruppo prima delle solite deliranti rivelazioni prima del gran finale.


E dopo questo piccolo giro tra i top slasher degli ultimi decenni, passiamo ai più recenti horror che vi consigliamo con protagonista femminile come vittima designata della storia.


KRISTY (2014 - Oliver Blackburn)
Già protagonista del horror "The Hole" di Joe Dante del 2009 e anche del divertente "Hardcore" che vi avevamo consigliato nel relativo articolo, la bella e brava Haley Bennett ritorna in questo altro thriller/horror ambientato in unica lunga notte dentro un campus universitario.

Rimasta praticamente sola nell'enorme complesso di edifici per la Festa del Ringraziamento, la giovane ragazza finisce nel mirino di un gruppo di assassini incappucciati che le danno la caccia da un minimarket dove si trova a fare spese fin dentro i dormitori e le altre strutture deserte della sua università.

Assassini che vediamo fin dal principio uccidere per postare poi i video su internet, in un macabro gioco "internazionale" dove il tema dominante è la caccia ai seguaci di Dio, non a caso quindi nominando ogni loro vittima come "Kristy" e marchiandole poi con una K.

Un bel concept che il regista sfrutta abilmente per creare tensione e paura in tutto lo snodarsi della lunga notte, dove la bella Bennett finirà per dover lottare con le proprie mani per la sua sopravvivenza una volta capito che è inutile aspettare aiuto dall'esterno.

Semplice ma efficace poi l'ossessione religiosa/virale del gruppetto di assassini, capitanati da una allucinata dark girl interpretata alla grande da Ashley Greene, di solito volto candido per filmetti come "Twilight" o "LOL - Pazza del mio migliore amico", qui invece davvero cattivissima e implacabile contro la giovane protagonista.

Ottimo esordio alla regia per Blackburn quindi, più che altro abituato a serie tv come "Glue" o "Victoria", di cui speriamo quindi in un seguito e magari una laurea con specializzazione in film horror a basso costo di questo tipo, di cui si sente il bisogno certamente più che l'ennesimo remake insipido o l'ennesima puntata di "Paranormal activity" o film con improbabili esorcismi diretti dai soliti dilettanti incapaci di spaventare un neonato di turno.


LAST SHIFT (2016 - Anthony DiBlasi)
Arrivata per direttissima dalla serie tv "Arrow", la giovane attrice Juliana Harkavy domina quasi da sola la scena per tutto questo film dove interpreta una recluta alle prime armi di guardia in un distretto di polizia arrivato al suo giorno di chiusura, presto oggetto di misteriose apparizioni ed eventi strani e inspiegabili.

Palese quindi il richiamo al famoso "Distretto 13" che fu il successo d'esordio del giovane Carpenter, anche se in quel caso erano i poliziotti asserragliati coi deliquenti che cercavano di entrare, mentre qui la nostra protagonista invece diventa lentamente "una prigioniera" che tenta disperatamente di lasciare l'edificio.

Ben costruito anche qui il plot narrativo in un crescendo sovrannaturale di paura e orrore legato al passato dell'edificio e della poliziotta stessa, inconsapevole centro e vortice di una antica vicenda di cronaca nera a sfondo satanista raccontata con la giusta dose di follia e crudeltà ma senza tralasciare il giusto approfondimento psicologico delle "folle motivazioni" degli assassini.

Come detto brava e convicente la giovane Harkavy nel ruolo della "pivella" che non vuole mollare e passare come fifona tra i suoi colleghi, tempestata di chiamate di soccorso misteriose e porte e armadietti che si aprono e chiudono da soli, oltre che gli (immancabili) spiritelli che giocano con le luci del distretto facendole spegnere o farfallare nei momenti di più angusta agitazione della poliziotta.

Regista di altalenante qualità come risultati finali, Anthony DiBlasi rimane comunque ben dotato sotto il profilo di "fantasia visiva" e soprattutto ritmi di narrazione che in questo film barcollano, giustamente, tra il lento crescere della tensione e momenti di pura follia e orrore dal ritmo esagitato, perfettamente in linea in questo caso con il tipo di storia che si vuole raccontare.

Promosso a pieni voti quindi per questo suo piccolo gustosissimo film horror fantastico, alla pari del suo seguente "Most Likely to Die" (forse più banale in scrittura ma altrettanto ben diretto) altro slasher di "ritrovo tra amici anni dopo la scuola"; ancora meglio poi il suo ultimo "Segreti in famiglia" ("Her Last Will" in lingua originale) con una madre portata all'orlo della follia dai figli per l'avida fame dell'eredità.

Un piccolo buon regista che, finalmente, fa quello che dice di saper fare senza pretendere nulla di più pomposo o altezzoso di quello che gli riesce meglio fare.


HUSH - IL TERRORE DEL SILENZIO (2016 - Mike Flanagan)
Un pò imbrogliando aggiungiamo infine questo altro ottimo thriller/horror di Mike Flanagan, già regista dell'ottimo "Somnia" dello stesso anno, dove una coppia prendeva in affidamento un bambino speciale i cui sogni diventavano realtà, bellissimi o orrendi quindi a seconda del suo umore e stato mentale.

Parlavo di "imbroglio" perchè in un articolo dove si parla di "donne urlanti" una protagonista sordomuta come in questo film può sembrare fuori luogo, ma invece è quel "surplus" che differenzia leggermente questo film dagli altri rendendolo una piccola chicca horror senz'altro da vedere per gli affezionati.

Brava in questo caso l'attrice Kate Siegel nel recitare soprattutto "di faccia" senza battute che non siano dettate coi gesti dei segni, almeno; nel ruolo di una scrittrice che abita in una casa isolata presa improvvisamente d'assalto da un feroce serial killer che la tiene in trappola.

Un assassino apparentemente senza nessun movente, ben interpretato da un "composto" John Gallagher Jr., buon attore già co-protagonista del fantastico "10 Cloverfield Lane" che vi avevamo consigliato nell'articolo "Film per le feste: 8 film per tutti i generi".

Uno psicopatico dall'aspetto normalissimo e la parlata tranquilla, senza il bisogno di sforare nell'esagerato aspetto mostruoso o urli sopra le righe di altri epigoni del genere, ma perfettamente lucido nella sua follia e determinazione nell'uccidere la protagonista senza nessun motivo.

Ben giocato quindi il format del "cacciatore e preda" praticamente per tutto il film, con alcune buone scene d'azione alternate ad altre più tese e giocate sull'attesa della "prossima mossa" da parte della vittima o del killer, riuscendo comunque a intratternere con intelligenza e senza troppe banalità fino ai titoli di coda.

Un altro bell'horrorino con cui concludiamo questa carrellata di film de genere, consigliandone la visione sempre per gli stessi motivi sopra elencati per gli altri: se vi piace il genere, ve lo gusterete senz'altro trovandoci alcuni piccoli spunti originali pur essendo fondamentalmente tre film che parlano della stessa cosa.


TANTI AUGURI A TUTTE LE MAMME (E NON) PER QUESTA FESTA, COMMERCIALE O NON, AUGURANDOCI ALTRETTANTO CHE VI CONTINUINO A PIACERE I FILM CHE CONSIGLIAMO SETTIMANA DOPO SETTIMANA, COME AVETE NOTATO CERCANDO DI VARIARE UN PO' PER TUTTI I GENERI CINEMATOGRAFICI, CON FILM DI TUTTI I PAESI E CON OGNI GENERE DI ATTORI E ATTRICI PER CERCARE DI SODDISFARE UN PO' TUTTI I PALATI.

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