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Di tutto un po'

Martina Franca (TA) scelta per la terza volta da Sistema Moda Italia

Una giornata di particolare festa per la Confindustria della provincia ionica

Da sx Gianfranco Di Natale, Vincenzo Cesareo, Salvatore Toma e Carlo Mascellani
15 Maggio
15:00 2017

“Sistema Moda Italia sceglie Martina Franca per la terza volta nell’arco di dodici mesi, questo a testimonianza che la moda in Italia, in Puglia, in Martina Franca, è tutt’altro che moribonda, come qualcuno diceva non molti mesi fa,  è vivace, ha voglia di risorgere, di ricrescere, di espandersi”.

Lo ha riferito Vincenzo Cesareo, presidente Confindustria Taranto nel bellissimo salone della Biblioteca del Palazzo Ducale di Martina Franca, agli illustri ospiti pervenuti. Tra questi Gianfranco Di Natale direttore di Sistema Moda Italia, nonché della neocostituita Confindustria Moda e Carlo Mascellani vicedirettore di Sistema Moda Italia e responsabile della Formazione, che ha illustrato i principali aspetti del nuovo contratto nazionale di lavoro.

Per la Confindustria della provincia ionica è stata una giornata di particolare festa perché c’è stato il rinnovo della presidenza della Sezione Tessile-Abbigliamento, che è stata affidata a Salvatore Toma, che raccoglie, a dire di Cesareo,  una sfida particolare. Quella di rendersi ancor più protagonista insieme a Sistema Moda Italia, a Confindustria Moda e a tutti gli iscritti alla sezione Tessile-Abbigliamento e non solo di Martina Franca, con il rilancio di tutto il Sistema Tessile-Abbigliamento.

“Martina Franca, anche se qui siamo in una bellissima sala e anche al cospetto di alta tecnologia come quella delle lampade a led  presenti che sono della Niteko, una società del territorio,  riconosciuta all’avanguardia in Europa, continua ad essere per noi grande testimonianza ed importanza per il Settore Tessile-Abbigliamento – ha sottolineato Cesareo - noi crediamo che Martina Franca possa continuare ad essere quello che è sempre stata, una punta di diamante e una perla dalla quale tirar fuori il meglio del nostro territorio  ”.

La neonata Confindustria Moda raggruppa le imprese associate a Smi e a Fiamp, che riunisce Aimpes (Associazione italiana manifatturieri pellettieri e succedanei), Aip (Associazione italiana pellicceria), Anfao, Assocalzaturifici e Federorafi (Federazione nazionale orafi argentieri gioiellieri fabbricanti). Molto presto sarà formalizzata anche l’adesione di Unic (Unione nazionale industria conciaria).

Le associazioni federate manterranno autonomia operativa su tematiche verticali e specifiche di ciascun settore, come ad esempio gli eventi e le fiere, mentre Confindustria Moda offrirà ai propri associati, per ora, servizi trasversali di consulenza legale, gestione delle relazioni industriali e un ufficio studi.

Confindustria Moda si è dotata di un sistema di governance che prevede l’alternanza alla presidenza tra Smi e Fiamp, con mandati biennali, e due direttori generali con deleghe specifiche: Gianfranco Di Natale, attuale direttore generale di Smi e Astrid Galimberti, che ricopre lo stesso ruolo in Anfao.

Gianfranco Di Natale si è così espresso :

“Confindustria Moda, la nuova federazione della moda tessile e accessorio, rappresenta oltre 67 mila imprese del Made in Italy, che generano un fatturato di 93 miliardi di euro e danno lavoro a oltre 700 mila addetti”.

Ha sottolineato che le imprese associate a Confindustria Moda rappresentano l’eccellenza della manifattura italiana, ricoprono posizioni di leadership nei mercati internazionali e hanno registrato nel 2016 una quota percentuale di export del fatturato pari al 62%.

Il nostro paese è leader a livello europeo, visto che fattura il 36 % del prodotto moda di tutta l’Europa, cioè quello che l’automotive fattura in Germania. Solo che queste cose poco si conoscono, sia da parte della gente che delle amministrazioni locali.

Due anni fa, l’assessorato all’industria della Regione Piemonte, bocciò un progetto di innovazione tecnologica delle aziende tessili della provincia di Biella, considerando il settore tessile non meritevole  di investimenti. La risposta è stata quella di creare un progetto di piattaforma tecnologica presentato in Regione Lombardia al presidente Maroni. Si è dovuto arrivare alla presidenza, perché a livello di dirigenti non si voleva riconoscere il progetto di innovazione.

Tutto ciò ha portato all’idea di Confindustria Moda affinché si avesse più peso e considerazione. Inoltre, Confindustria Moda ha già formalizzato l’acquisizione di una nuova sede a Milano, nella quale confluiranno tutte le associazioni, le manifestazioni fieristiche e gli uffici della neonata Federazione.

“Io penso che quello che è stato costituito possa essere anche molto di interesse per una regione come la Puglia, ma sopratutto per un distretto come Martina Franca,  che ha avuto un passato assolutamente glorioso, un passato non molto lontano non altrettanto glorioso, ma come lo è stato per i tre quarti del territorio italiano. Sistema Moda Italia nella crisi 2008/2013 ha perso qualcosa come 600 aziende associate su un contesto di 2.000”

ha concluso Di Natale.

Importante per la ricrescita del settore è anche far notare che ci sono scuole di formazione per futuri Armani, Versace o Dolce & Gabbana e così via, ma non per modellisti  o altre figure estremamente importanti.

Salvatore Toma, amministratore delegato Ve.An Fashion di Sava ha voluto ringraziare Domenico Nardelli, vicepresidente Confindustria Taranto con delega all’internazionalizzazione, titolare I.T.N. SPA  di Martina Franca, che undici anni fa gli ha trasmesso insieme al vicedirettore Mario Mantovani, tanto entusiasmo da farlo entrare in Confindustria.

Toma si propone di incontrare i colleghi delle altre territoriali del distretto moda di Puglia, per fare squadra e aprire un tavolo di lavoro in regione, protagonisti di questa opportunità che gli è stata data, sia per trovare qualcosa di meglio del voucher sia per l’internalizzazione utilizzando le preziose  varie iniziative, che Sistema Moda mette gratuitamente a disposizione degli associati.

Inoltre per la formazione coinvolgendo le scuole come l’istituto “Del Prete” di Sava e per portare avanti l’utilizzo del credito d’imposta  che per gli investimenti al Sud  è stato innalzato al 45%.

 

 

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