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Politica Nazionale

A proposito della lite De Bortoli - Boschi – Renzi

Civico20 ospita le considerazioni di Massimo Corsaro

16 Maggio
08:00 2017

A volte, complici imponderabili circostanze, accadono cose che non avrei messo in preventivo, come stare dalla parte di Renzi.

Nella fattispecie, l’insana solidarietà mi sorge in merito alla “querelle Boschi/Banca Etruria” sollevata da un passaggio contenuto nell’ultimo libro di Ferruccio De Bortoli, in cui l’ex direttore del Corriere – vero recordman di comparsate televisive, più presente di Jepp Gambardella ad ogni evento mondano – scrive che “Maria Elena Boschi non ebbe problemi a contattare l’amministratore delegato di Unicredit per valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria”.

La rivelazione – peraltro sin qui non comprovata da alcun riscontro testimoniale o documentale – rivela a mio parere di un’ostile determinazione del ciuffuto giornalista a mettere in imbarazzo il segretario PD su un tema che, a voler essere sinceri, non sempre la grande stampa ha considerato dallo stesso punto di vista.

Che il governo infatti, qualunque governo dell’italietta repubblicana, si occupi impropriamente del salvataggio di aziende decotte, é storia nota.

Senza rivangare 70 anni di vomitevole “socialismo reale”, basti ricordare il “prestito ponte” per cui questo stesso Esecutivo ha nei giorni scorsi gettato il danaro dei contribuenti per prolungare l’agonia di Alitalia. Non una riga scandalizzata – in quel caso – da parte del De Bortoli, che probabilmente era distratto in qualche elegante vernissage.

Che poi lo Stato abbia una particolare attenzione verso l’insolvenza delle aziende di credito, fa addirittura parte della legislazione in materia bancaria, ove si prevedono interventi particolari “a tutela del risparmio dei correntisti”. E – piuttosto – non si ricordano intemerate dell’autorevole penna meneghina, verso la scarsa efficacia nei controlli che competerebbero in ispecie alla Banca d’Italia.

Ma la circostanza che rende più sospetta ed artefatta la rivelazione, risiede nel sito che la ospita: non già, come sarebbe lecito attendersi nel decantato esercizio del diritto/dovere di informazione, nell’ambito di un “fondo” sul Corriere della Sera che – pur non essendone più diretto – continua ad ospitare le verità centellinate al volgo dal De Bortoli; bensì all’interno di un libro, dove una battuta polemica – sottaciuta nell’informazione quotidiana – può divenire un efficace volano pubblicitario per le migliori fortune editoriali dell’ultima opera di questo Alessandro Manzoni de’ noantri.

Insomma, tutto depone a favore della tesi di Renzi, che asserisce l’esistenza di una vera e propria “ossessione” di De Bortoli nei suoi confronti, magari a causa del mancato appoggio al raggiungimento di qualche ulteriore agognato pennacchio.

Va da sé, che questi ragionamenti NON assolverebbero la bella ministra dalla miseria personale – ove dimostrata – di essersi direttamente interessata, in quanto titolare di una carica di governo, di tutelare un’azienda nei cui vertici era notoriamente impegnato suo padre.

Ma il vero tema che una volta di più viene eluso, é che tutti questi intrallazzi sono resi possibili dal continuo interventismo concesso, se non addirittura preteso dallo Stato in ogni vicenda economica.

Se fosse dato per scontato, come a mio avviso dovrebbe avvenire, che un’azienda – QUALUNQUE azienda – vive in funzione della propria capacità di stare nel mercato, e che in caso contrario non un centesimo di denaro dei contribuenti dovrebbe essere impiegato per drogare la libera competizione, sarebbe finalmente assai più difficile per qualunque protagonista delle pubbliche istituzioni provare ad intervenire in modo più o meno trasparente e commendevole per coprire disastri, ruberie e fallimenti.

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