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Cinema

Gold – La grande truffa

Un altro ruolo per l’imbruttimento volontario di Matthew McConaughey, poco convincente, in un film noioso e poco originale

18 Maggio
13:00 2017

Anno: 2016 

Titolo originale: Gold

Paese: USA

Durata: 121 minuti

Genere: Drammatico

Regia: Stephen Gaghan

Sceneggiatura: Patrick Massett, John Zinman

Cast: Matthew McConaughey, Édgar Ramírez, Bryce Dallas Howard

Diretto dall’americano Stephen Gaghan, premio Oscar nel 2001 per la sceneggiatura di Traffic, esce in Italia Gold – La grande truffa, ispirato a fatti realmente accaduti nel 1993, che videro coinvolti una compagnia mineraria canadese e il suo fondatore. Per ragioni legali sono stati cambiati i nomi e i luoghi degli avvenimenti.

Alla fine degli anni Ottanta Danny Walsh (Matthew McConaughey), proprietario di una compagnia mineraria del Nevada un tempo fiorente ma ora sull’orlo del fallimento, sogna di poter trovare un’abbondante vena d’oro nella giungla indonesiana, con l’aiuto del celebre geologo Mike Acosta (Édgar Ramírez). Quando lo trovano, la compagnia torna in vetta al mercato azionario e Walsh si arricchisce rapidamente. Ma non è tutto oro quel che luccica…

Se il titolo originale, Gold, fa riferimento unicamente alla materia tanto agognata, fulcro e motore della vicenda, lasciando aperta ogni possibilità sugli sviluppi, l’aggiunta italiana racconta già troppo, portando immediatamente all’evento che arriva a tre quarti della storia e che sarebbe invece meglio gustarsi senza anticipazioni, anche dal momento che il film ci mette un’eternità a raggiungerlo, dilungandosi su tutto ciò che viene prima.

Il film, dall’avvio faticosamente lento, abbastanza soporifero per tutta la sua durata, non brilla per originalità (e il tentativo di introdurre il viaggio in Indonesia giustificandolo con un sogno non sta proprio in piedi); è il classico racconto di ascesa e caduta di un ancor più classico imprenditore sbruffone e alcolizzato, con un contorno mieloso di sensi di colpa legati alla famiglia tipicamente americano.

Matthew McConaughey da qualche tempo sta disperatamente tentando di far dimenticare quindici anni di commediole romantiche e filmetti affini dove brillavano il suo sorriso e i suoi muscoli ma non di certo il suo talento. Per farlo, sta passando in rassegna ogni ruolo che gli permetta di imbruttirsi, a partire da Dallas Buyers Club, per il quale però ottenne un Oscar come migliore attore e decine di altri premi. Qui sembra Tom Cruise in Tropic Thunder, solo che il film di Ben Stiller (dove recitò anche McConaughey) era un capolavoro di ironia, Gold no. Non che la sua interpretazione sia un totale fallimento, però è costantemente sopra le righe, fagocita tutto il film con la sua presenza invasiva, dando una cristallina dimostrazione che ad un attore non basta rendersi brutti per fare una buona performance. Le ripetute inquadrature del suo corpo flaccido seminudo non sono solo sgradevoli, ma anche del tutto inutili ai fini della narrazione.

Bravo Édgar Ramírez nei panni dell’avventuroso Acosta, ruvido abbastanza da essere più che credibile nel ruolo ambiguo e affascinante che interpreta. Molto brava Bryce Dallas Howard, la quale appare per pochi minuti come la fidanzata storica di Walsh; sarebbe stato interessante ampliare il suo personaggio.

Accattivante la colonna sonora dal sapore funk, con un brano omonimo al titolo composto espressamente per il film da Iggy Pop e Danger Mouse.

 

Il finale è leggermente più eccitante del resto del film ma, di certo, come già dimostra la povera affluenza di spettatori, Gold non rimarrà impresso nelle memorie dei cinefili.


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