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Di tutto un po'

La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini

Don Ambrogio, predicatore ambulante, accusato di oziosità e vagabondaggio (prima parte)

16 Giugno
10:00 2017

Nel racconto apparso la scorsa settimana ho accennato al personaggio di don Giuseppe Ambrogio, noto a Torino e in Piemonte come predicatore ambulante.


Consideriamo ora questo personaggio che rientra nella “Torino noir” anche se come un protagonista più marginale.


Don Giuseppe Ambrogio, appartenente ad una agiata famiglia di Mondovì, anche se prete, si è mostrato sempre liberale: fin dal 1848 predica la libertà, si mescola al popolo, per cantare gli inni che salutano le nuove istituzioni politiche.


San Giovanni Bosco in un opuscolo fortemente critico nei confronti di don Ambrogio scrive che non era nato a Mondovì, ma nel vicino comune di Villanova Mondovì, dove ha fatto il maestro per poi divenire cappellano nell’ospedale di Mondovi-Breo. A detta del Santo, Don Ambrogio non teneva un buon comportamento e per questo motivo il vescovo lo aveva più volte sospeso dalla celebrazione della Messa. Quando era riabilitato, Don Ambrogio non si convertiva e così è stato sospeso definitivamente. Il messaggio che il Santo torinese vuol far passare è quello di un prete indegno diventato in seguito “apostata”, “falso profeta”, “Giuda traditore”.


La versione del cronista giudiziario Curzio, più favorevole, afferma che nel 1848 Don Ambrogio era entusiasta perché pareva che il popolo, il Re e il Papa, concordi, volessero la liberazione d’Italia. Ma Pio IX non aveva continuato nell’impresa  e Don Ambrogio si era allontanato dalla disciplina ecclesiastica, non aveva più voluto riconoscere il Papa re, aveva calpestato gli ordini dei suoi superiori, anche a costo di essere fulminato dalle censure religiose.


I suoi superiori lo avevano emarginato in una condizione ambigua, impedendogli l’attività sacerdotale ma senza allontanarlo dalla chiesa.


Don Ambrogio si è trasferito a Torino, dove ha tentato di fondare la nuova chiesa italiana, e si da da fare per diffondere la sua dottrina e far proseliti:  predica sulle piazze e per le vie di Torino, si reca alle fiere, ai mercati, ai pubblici passeggi di città e paesi del Piemonte e qui, quando trova un buon numero di ascoltatori, un paracarro gli basta come pulpito.


È così diventato piuttosto noto come predicatore ambulante, anche per il suo caratteristico aspetto: alto e magro, bruno in volto, con barba e capelli nerissimi, abito nero col collare da prete e cappello a larga tesa.


È nettamente contrario a Papa Pio IX, proclama le necessità di abbattere il potere temporale papale e dice di voler evangelizzare i popoli, per insegnare loro la vera religione di Cristo.


I suoi sermoni non piacciono all’autorità ecclesiastica ma non vanno nemmeno a genio all’autorità civile, la quale vi ravvisa un turbamento della pubblica tranquillità. Nell’aprile 1863, Don Ambrogio è portato davanti alla Sezione correzionale del Tribunale di Torino, accusato di oziosità e vagabondaggio.


È assolto, grazie alla valida difesa dell’avvocato Tommaso Villa, il quale sottolinea come molte delle idee di don Ambrogio nei confronti del Papa siano di fatto condivise dal Governo italiano!


Nel dicembre del 1863, Don Ambrogio si reca ad Asti. La Curia emette una circolare che invita i fedeli a costringerlo alla fuga, circolare che i liberali stigmatizzano come esempio di violenza e di prepotenza clericale. A febbraio dell’anno successivo, Don Ambrogio è a Casale Monferrato e vi sono di nuovo una severa circolare del Vescovo e feroci prediche dei parroci. Un ex farmacista, priore di varie confraternite, gli schizza in faccia dell’acqua (benedetta?) con una siringa per clistere! Ma le sue prediche sono molto frequentate e l’amministratore del Marchese F…, che gli dà del “ciarlatano”, rischia il linciaggio.


La sera del 20 settembre 1864, a Torino, Don Ambrogio predica nel corso di una dimostrazione contro la «Gazzetta di Torino» che prelude alle “Giornate di sangue” del 21 e 22 settembre, e, nell’ottobre dello stesso anno, si reca a Cuneo. Clemente Manzini, vescovo di Cuneo dal 1844 al 1865, invia questa “Lettera circolare ai molto reverendi signori parrochi”, datata 14 ottobre:


«Un nuovo scandalo ha invaso la diocesi: un prete apostata (don Giuseppe Ambrogio) va predicando dottrine contrarie alla chiesa e diffonde scritti eretici, Premunite i fedeli e mostratevi coraggiosi contro l’errore, Al primo avvicinarsi di falsi apostoli nelle parrocchie ricorrete alle autorità locali ed imploratene il braccio secolare».


Già, la Polizia non esita a intervenire con severità forse eccessiva nei confronti di Don Ambrogio. Nel 1865, quando Monsignor Ghilardi, intransigente Vescovo di Mondovì, predica nel Duomo di Milano, Don Ambrogio lo controbatte parlando sui gradini della chiesa in una piazza decisamente affollata. Di colpo, un gruppo di quindici o venti energumeni, armati di grossi bastoni, esce dal Duomo gridando “Dàlli, dàlli, morte al protestante, accoppiamolo!” e si lancia su di lui. Il tafferuglio è impedito dalle Guardie di P.S. che poi portano don Ambrogio in Questura mentre lasciano liberi i suoi aggressori.


La Cronaca Nera della “Gazzetta Piemontese” di lunedì 15 agosto 1870 ricorda il suo arresto, perché «[…] accanto alla stazione arringava il popolo contro il potere temporale, l’infallibilità del Papa e la tirannia della Francia.

Le guardie di P. S. lo lasciavano dire per un pezzo, poi lo arrestarono».

(Fine della prima parte – continua)

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