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Cinema

Una doppia verità – legal thriller con Keanu Reeves

Un processo per parricidio il cui verdetto sembra già scritto rivela più di una sorpresa nell’ottimo film con Keanu Reeves e Renée Zellweger

27 Giugno
13:00 2017

Anno: 2016 

Titolo originale: The Whole Truth

Paese: USA 

Durata: 93 minuti

Genere: Thriller, Drammatico

Regia: Courtney Hunt

Sceneggiatura: Nicholas Kazan (accreditato come Rafael Jackson)

Cast: Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gabriel Basso, Gugu Mbatha-Raw, Jim Belushi

Dalla regista Courtney Hunt, sceneggiato da Nicholas Kazan, arriva nelle sale italiane il film drammatico Una doppia verità, che vede protagonisti Keanu Reeves e Renée Zellweger.

L’avvocato Ramsay (K. Reeves), penalista abituato a vincere, si trova nella difficile posizione di dover difendere Mike (Gabriel Basso), il diciassettenne figlio di un collega e amico (Jim Belushi), accusato di aver pugnalato a morte il padre. Sebbene tutte le prove siano contro il ragazzo, Ramsay tenta disperatamente di scagionarlo, avvalendosi dell’aiuto della giovane collega Janelle (Gugu Mbatha-Raw), nonostante Mike si rifiuti di parlare persino con lui. La verità che verrà faticosamente a galla sarà un’arma a doppio taglio per tutte le persone coinvolte nel caso.

Soggetto legale con le classiche premesse del genere, lo sviluppo narrativo del filone principale, il processo al giovane imputato, procede lineare e inesorabile come un verbale, portato avanti dalla voce narrante dell’avvocato protagonista. Su questo, una serie di flashback evocati dalle testimonianze o dai pensieri dei vari personaggi intesse una vicenda secondaria che si intreccia e spesso va in conflitto con la principale, rendendo lo spettatore non onnisciente ma più informato della giuria che presiede il processo, fornendogli una serie di dettagli che aumentano di minuto in minuto i suoi dubbi sulla verità presentata all’inizio.

Mike ha davvero ucciso il padre, e se sì, per quali motivazioni? Oppure è implicata la sofferente madre, Loretta, stanca dei soprusi del marito? E ancora, come si troverà a domandarsi la giovane Janelle, Ramsay è davvero intenzionato a rendere nota la verità sull’omicidio oppure vuole solo vincere la causa? Una serie di interrogativi che verranno sollevati, confutati e ribaltati fino alla soluzione, intelligentemente celata ma intuibile e non priva di fascino.

Una doppia verità, diretto da Courtney Hunt, acclamata regista di Frozen River, non ha nulla di irresistibilmente originale o innovativo, ma è un ottimo film drammatico costruito abbastanza bene da mantenere un ritmo sostenuto e non annoiare, la cui risoluzione riesce a piacere e, forse, a stupire. Merito innanzitutto di una sceneggiatura, firmata da Nicholas Kazan (figlio di Elia, che appare nei crediti con lo pseudonimo Rafael Jackson), che riesce perfettamente a dosare i fatti alternandoli ai dubbi, grazie a flashback della cui veridicità non siamo mai certi sino alla fine.

Un film quasi interamente girato nell’aula di un tribunale, dove viene raccontato il mondo apparentemente perfetto di una famiglia alto-borghese, i cui membri sembrano tutti avere qualcosa da nascondere. Il protagonista, il ruvido e scaltro avvocato interpretato molto bene da Keanu Reeves, ci accompagna dietro al banco della giuria con il suo atteggiamento da personaggio hard boiled, duro e solitario. Il personaggio di Ramsay doveva essere interpretato da Daniel Craig, che abbandonò il progetto a pochi mesi dall’inizio delle riprese.

Il buon cast aiuta notevolmente alla riuscita del film; oltre a Reeves, spesso tacciato di essere un pessimo attore ma perlopiù ostacolato da una filmografia non proprio brillante, è molto buona l’interpretazione del giovane Gabriel Basso nei panni di Mike e di Renée Zellweger (a dire la verità irriconoscibile, poiché il  film è stato girato nel periodo immediatamente successivo ai suoi ben noti interventi di chirurgia plastica) in quelli della madre Loretta. Ottima Gugu Mbatha-Raw che interpreta l’assistente di Reeves, mentre un Jim Belushi super abbronzato rende la vittima dell’omicidio un tantino sopra le righe.

 

Un buon film ambientato in tribunale, che sfida lo spettatore a non fermarsi all’evidenza delle prove o di ciò che si vede sullo schermo. Passatempo adatto a chi ama Perry Mason e simili.


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