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Interviste

Torino. TG2, l’esaltazione della banalità

Nostra intervista al Professor Pier Franco Quaglieni

1 Luglio
14:30 2017

“La nostra cara e bella Torino”, come si diceva un tempo, ultimamente è tornata all’attenzione delle TV e dei giornali nazionali e internazionali, per i fatti di piazza san Carlo, che purtroppo, hanno contribuito a diffondere nel mondo un visione non edificante della nostra città.

Negli anni sono state rari i servizi che analizzassero in modo approfondito gli aspetti e le potenzialità della nostra città e della nostra economia.

Ieri sera alle 20,30 il TG2 ha dedicato un ampio servizio a Torino. Il conforto si è presto tramutato in incubo e sconcerto per la banalità e la riduttività dell’esposizione del personaggio che ha concionato e tenuto banco, lo scrittore Alessandro Baricco.

Ne parliamo con il professor Pier Franco  Quaglieni, torinese doc ed osservatore attento della vita e degli eventi della nostra città. oltre che storico insigne.

-Professor Quaglieni, ha avuto modo di seguire il TG2 di questa sera?

“Purtroppo si. Il Tg2 delle 20,30 di venerdì 30 giugno con il suo speciale dedicato a Torino e al Piemonte ha rivelato il vero volto della città, una Torino post-industriale e post moderna, afflosciata su sè stessa, incapace di guardare avanti ,con una cultura nichilista molto vicina ad una non cultura fatta di confusione e di narcisismi personali.

Merita una riflessione a freddo perché vedendo il servizio, è forte il rischio di dire delle cose troppo emotive, anche se giustificate.”

- Professore si riferisce al contenuto del servizio o a un soggetto intervistato?

“Abbiamo scoperto che il profeta della nuova Torino è Alessandro Baricco, il fondatore della scuola Holden e, attraverso i suoi collaboratori, creatore di tanti altre realtà torinesi oggi con il vento in poppa.

Baricco è pessimista sulla Torino attuale e propone una sua confusa ricetta, come se fosse un grande chef da cui dipenda il  nostro futuro: aprire porte e finestre, svoltare verso l'avvenire, aprendosi al caos.

Tra dieci e vent’anni avremo "una città più caotica, persino più cara”, ma totalmente nuova.

Cosa significhi il caos non lo dice, ma sicuramente lo scrittore ipotizza una Torino gioiosamente multietnica che metta nel solaio il suo passato.

Non c’è che dire, un messaggio non ideologico in linea con i tempi e la loro povertà sul piano delle idee, che però rivela il nulla, anzi manifesta il vuoto. Baricco ha anche aggiunto che a Torino oggi si vive benissimo e che nel futuro, di cui lui si candida ad essere l’ispiratore, forse si starà peggio.”

Mi torna un po’ difficile associare Baricco alla realtà dinamica di Torino

“Sapevo che da anni abitasse a Roma. Dichiarare che a Torino si stia benissimo appare una dichiarazione azzardata che forse riguarda una minoranza di privilegiati come Baricco.

Pensare ad una Torino in cui si possa stare peggio mi sembra una lucida follia, una forma di snobismo radical-chic che offende i torinesi che lavorano e soffrono in un città che non riesce più neppure a organizzare la proiezione di una partita di calcio in piazza senza provocare disastri”

Scelta un po’ superficiale da parte del TG2?

“Il Tg 2 ,senza indulgervi, avrebbe dovuto partire proprio dai fatti di piazza San Carlo che hanno leso l’immagine di Torino in modo grave. Una lesione di cui politicamente il Sindaco pro tempore è responsabile, al di là delle inchieste giudiziarie”.

Ricorderà Professor Quaglieni che  Renzi e Chiamparino avrebbero voluto Baricco al loro fianco. Non avendo ricevuto il placet, Chiamparino , optò per la sorella che siede sui banchi del PD al consiglio regionale

“Ho seguito Baricco con attenzione, senza pregiudizi, ma non sono riuscito a vedere in lui l'uomo in grado di traghettare Torino oltre il presente nel quale, concordo, Torino si è avvitata su se stessa.

Ovviamente Baricco sta alcuni piani sopra la realtà che viviamo e per lui 1500 feriti e una morte non sono degni di un ricordo o almeno di una riflessione. Appartiene a quel tipo di intellettuale algido che sa solo ragionare in grande, ammesso che i suoi, siano ragionamenti e non frasi ad effetto, inconsciamente  un po' dannunziane...

Al suo confronto il filosofo del pensiero debole Gianni Vattimo che in vecchiaia ha scoperto il marxismo, appare un gigante”

Se Baricco è stato posto dal TG come modello dell’”Intellighentia "  torinese”, siamo ben messi!

“Certo i maestri non ci sono più, in parte sopravvivono i cattivi maestri. Ci sono forse tanti professori e professorini che pestano acqua nel mortaio e ripetono fino alla noia le vecchie vulgate ormai consunte dal tempo.

Infatti la scuola e l’Università sono in crisi e con i giovani il dialogo e' diventato impossibile”.

Cosa salva dello speciale del Tg2 ? 

“Più interessante l’intervista con l’operaia Fiat acculturata che fa da vent’anni l’operaia: una delle 4mila dipendenti Fiat, un elemento divenuto ormai marginale. Torino operaia ,di fatto non c’è più. L’operaia riflette sulla quotidianità di chi lavora e non fa discorsi da laboratorio del futuro come Baricco”.

- Quali altri personaggi avrebbero potuto essere scelti tra il repertorio del TG2?

“Mi ha colpito che non abbiano intervistato Ernesto Olivero, considerato il nuovo santo sociale di Torino che da un po’ di tempo tace. Saggiamente tace.

Io avrei intervistato Gianni Oliva, storico coraggiosamente controcorrente, uomo libero che avrebbe potuto pretendere ben altro e invece fa il preside di liceo. E' autore di tanti libri, ma a lui la cattedra è stata negata perché aver scritto di foibe quando tutti le ignoravano o le negavano é stata una colpa che il mondo accademico non gli ha perdonato.

Carlin Petrini  ovviamente è un altro dei protagonisti  obbligati dello speciale, con il suo Salone del Gusto, con “Terra madre”, le Langhe, l’invasione delle vie e delle piazze torinesi con i chioschi affittati a prezzi alti, malgrado l’uso del suolo il Comune glielo abbia dato gratis.

Il suo è un modo di vedere un Piemonte in modo georgico, alternativo a quello industriale ormai quasi scomparso.

Un vecchio comunista che ai funerali di Fo ha rivendicato l'uso della parola compagno, ma che ha un occhio sempre molto  attento al business.

Niente a che vedere con Mario Soldati che in Tv ci aiutava a scoprire i cibi genuini con i suoi viaggi nella Valle del Po.

Petrini ha ripetuto i suoi soliti slogan che non potranno mai offrire una soluzione alla crisi gravissima che ci attanaglia.

Il Piemonte agricolo e turistico come soluzione ad un Piemonte ripiegato su sè stesso è nella migliore delle ipotesi un abbaglio, un'utopia.

Se Torino dovesse ripartire con queste premesse, non si capisce dove potrebbe finire”.

Quali altri aspetti del servizio evidenzia?

Il servizio pone in evidenza il Museo del Cinema come una forte attrazione turistica insieme al Museo Egizio, dimenticando il momento non felicissimo che sta vivendo quello di via Montebello.

Sicuramente il Museo Egizio è un’attrazione straordinaria, ma può una città, semplificando, vivere sulle mummie?

Nessun risalto alla Reggia di Venaria che invece è ,insieme alle Dimore Sabaude, un’attrattiva eccezionale che ricollega il Piemonte alla sua storia.

Potrebbe indicarci Professore, a beneficio  dei nostri lettori, su quali altre figure lei si sarebbe orientato?

Possibile che ai giornalisti del Tg2 non sia venuto in mente di ascoltare qualche altra voce? Di voci importanti e vitali non  ce ne sono moltissime, ma la solita broda appare intollerabile.

Costanzo Preve, il marxista torinese che era davvero andato oltre le sue origini, rappresentando uno dei cervelli pensanti più coraggiosi e ovviamente trascurati, diceva che gli intellettuali oggi sono stupidi.

E’ un dato degli ultimi 50 anni. In passato erano migliori delle persone comuni, oggi sono peggiori.

Meglio i taxisti, i baristi, le casalinghe al mercato, diceva Preve.

Come si sente la sua mancanza in questa città che esprime vertici intellettuali e politici di bassissimo profilo.

Senza andare troppo lontano, i nuovi Venturi, Bobbio, Casalegno, Regge, Pininfarina si stenta a vederli. Anzi, proprio non li vedo. Forse dovrei cambiare gli occhiali, ma anche con altre lenti diventerebbe difficile riuscire ad individuarli.

Forse bisogna saltare una generazione, per trovare un filo di speranza.

Molti quarantenni sono migliori di noi.

Pessimismo su tutta la linea?

“La Torino civile su cui si era creato un mito, forse magari anche esagerato, non c’è più. I torinesi hanno perso fiducia nel futuro della città, hanno paura di cosa potrà essere la "città del futuro” per dirla con il titolo di un giornale gramsciano.

I gramsciani torinesi non sono neppure riusciti a capire che stanno vivendo acriticamente nel culto di un passato ormai archiviato. Celebrano le loro messe cantate laiche, illudendosi di rappresentare ancora qualcosa di significativo a 70  anni dalla morte del loro pensatore di riferimento.

I laici, i liberali che in questa città hanno rappresentato qualcosa di importante, sono dormienti o inesistenti e confondono il liberismo economico con il liberalismo.

Pasticcioni e confusi, divisi e incapaci. Il loro individualismo esasperato non è neppure giustificato dal rappresentare ognuno una forte personalità”.

Torino è ormai ripiegata su se stessa ed anche l’inazione della giunta Appendino lo certifica. Quali figura di rilievo, a suo parere ha almeno salvato la dignità?

“Io laico liberale sto seguendo con crescente interesse l’arcivescovo Cesare Nosiglia di cui non ho apprezzato in passato alcune prese di posizione. Oggi, di fronte ai disastri di piazza san Carlo, è l’unico che abbia saputo reagire in modo composto, senza ricorrere alle solite banalità. L’unico che abbia saputo parlare alla città, diventando, lui sì, un guida anche per i non credenti o diversamente credenti.

Merito suo, certamente, ma anche demerito di chi non riesce più a tenere un rapporto con la città e non si rivela in grado di farlo”.

Abbiamo evidenziato il messaggio vacuo e riduttivo di alcuni pseudo intellettuali. Vorrei ancora riflettere con lei sul ruolo ineluttabile della cultura.

“Quando manca la cultura, manca una parte importante e la supponenza arrogante non può riempire i vuoti evidenti che rendono  non meritevoli di essere ascoltati certi discorsi zeppi  di luoghi comuni, frasi fatte, aria fritta, come diceva Ernesto Rossi.

L'ultimo intellettuale torinese libero è stato Sergio Ricossa morto oltre un anno fa. Non condividevo la sua impostazione liberista, ma era uno che ragionava con il suo cervello, incurante dei mandarini del potere.

L’amarezza purtroppo prevale?

“Lo speciale del Tg2 nella sua banalità e nel suo conformismo ha in fondo fotografato, forse involontariamente, il vuoto. Un presente squallido che prelude ad un futuro scoraggiante.

Quindici anni fa ci fu chi vinse le elezioni ,dicendo di volere una città in cui fosse bello crescere i propri figli. Oggi nessuno potrebbe più dire altrettanto”.

Grazie Professore

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