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Politica Nazionale

Dov’è finito il ceto medio?

Per qualcuno si è impoverito; per altri no

7 Luglio
09:30 2017

Negli ultimi giorni mi è capitato di leggere tre notizie (più propriamente un dato e due opinioni) che riguardano quello che è considerato il ceto sociale più numeroso, ossia il ceto medio.

L’editorialista Massimo Giannini, su Repubblica, faceva notare come “… la Sinistra aveva scommesso sulla ceto-medizzazione” del proletariato, e si è ritrovata con la “proletarizzazione” del ceto medio”, facendo così intendere come il ceto medio si sia impoverito in questi anni.

Negli stessi giorni, sul Giornale, Giampiero Timossi riportava la notizia secondo cui Beppe Grillo sarebbe dell’idea di super tassare chi guadagna 3.500 euro che, a leggere quanto scrive il giornalista, sarebbe “… un provvedimento che ucciderebbe la classe media”, facendo, quindi, capire che se siete classe media guadagnate cifre superori ai 3.000 euro e che se avete uno stipendio da 1.500-2.000 euro netti al mese, da molti ritenuto di tutto rispetto, non siete più classe media ma dei poveracci.

La terza notizia, o meglio il dato nudo e crudo, è che in Italia il reddito medio da lavoratore dipendente è di circa 20.000 euro lordi annui, ossia 1.100 euro al mese.

A questo punto è evidente come o la proletarizzazione del ceto medio è cosa sconosciuta al Giornale oppure anche tra il ceto medio deve esserci una quota enorme di evasione, da cui si evince che quei 1.100 euro al mese, ben lontani dai 3.500 a rischio “stangata”, siano assai lontani dalla realtà del ceto medio.

La realtà probabilmente sta nel mezzo: la crisi si è fatta sentire, per cui onestamente credere che uno stipendio di 3.500 euro al mese sia da classe media pare difficile; allo stesso tempo, l’evasione italiana da record europeo finisce col produrre dati statistici sui redditi da prendere con le molle.

Il compianto e bravo Paolo Villaggio, venuto a mancare proprio qualche giorno fa, in uno dei suoi film impersonava un Fantozzi che per avere delle corsie preferenziali per far ricoverare la figlia in ospedale si muniva di parecchio contante con cui lubrificare il sistema, dando mazzette sottobanco a infermieri e medici.

Proprio recentemente sono usciti i dati sull’uso del contante in Italia che, rispetto alla media europea, vede un utilizzo delle carte di credito intorno al 20% dei pagamenti, il che non fa che favorire la non tracciabilità delle transazioni e quindi consentire una maggiore facilità di evasione, soprattutto da quando è stato innalzato imprudentemente il limite massimo di uso dei contanti per i pagamenti, quando, invece, lo si sarebbe dovuto abbassare.

Tra un Grillo che vuole tassare redditi “medi” da 3.500 euro e un Salvini che vuole la tabula rasa con un Irpef uguale per tutti al 15%, restiamo in attesa di nuove mirabolanti iniziative da parte dei nostri politici su come ammodernare il sistema fiscale del nostro Paese.


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