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Di tutto un po'

Saluzzo (CN) La Maturità di Alberto Ponso.

“Rito di passaggio” Con il liceo Bodoni che resta nel cuore!

13 Luglio
13:00 2017

Esame. Di. Stato.

E pensare che, fino a qualche settimana fa, queste tre parole erano in grado di angosciarmi incredibilmente; ora che è tutto finito, invece, mi rendo conto di essere stato un po’ ridicolo a preoccuparmi così tanto per questo “rito di passaggio”.

In effetti, col senno di poi, avevano ragione tutti i miei amici e conoscenti già diplomati, che, interpellati da questo nervoso maturando, parlavano della tanto temuta “Maturità” come di una mera “formalità”, alla luce delle percentuali di bocciatura prossime allo 0 ogni anno (il sito del MIUR riferisce che lo scorso anno il 99,5% dei candidati ha passato l’esame).

Nonostante i miei timori e alcune piccole crisi nei mesi precedenti, sono riuscito ad arrivare tranquillo alla fatidica “notte prima degli esami”: grazie anche al fatto che per il tema è impossibile studiare, sono riuscito ad andare a dormire alla mia solita ora e ad addormentarmi senza troppi problemi; l’analisi del testo era effettivamente “invitante”: sebbene Caproni non fosse (come è quasi di prassi) un autore presente nel programma, la poesia presentata (“Versicoli quasi ecologici”) era fattibile anche per chi non era abituato alle prove di tipologia “A”.

Tuttavia, ho optato – scelta condivisa da molti dei miei compagni di classe – per la prova di tipologia “B” di ambito socio-economico, che presentava brani a proposito della creazione o della distruzione di posti di lavoro a causa della robotizzazione.

Ciò che è stato più pesante, quel primo giorno, non è stata tanto la Prima Prova in sé, quanto la consapevolezza, una volta giunti a casa, di essere appena all’inizio e, soprattutto, la prospettiva di un’ulteriore prova il giorno seguente.

Nella prova di Matematica, in seguito all’iniziale shock dovuto alla “bici con le ruote quadrate”, non ho trovato particolari difficoltà, dato che la prova richiedeva di svolgere appena il 50% dei problemi e quesiti proposti e tra questi se ne potevano facilmente trovare 5 che presentassero soluzioni sulla falsariga di quelli già risolti insieme in classe.

I tre giorni di pausa (Venerdì, Sabato e Domenica) non devono assolutamente ingannare i maturandi: è impossibile studiare per la Terza Prova (considerando anche che non si può essere sicuri in merito a quali saranno le materie richieste, in particolare se si ha un professore titolare di due materie, come Storia e Filosofia) in questo lasso di tempo; tutto ciò che si può fare è un ripasso, ma se non si hanno le basi – che devono essere costruite nel corso dell’anno – si rischia grosso.

Una cosa in particolare che mi preoccupava di questa prova era il trovarsi “con le spalle al muro”: se in Prima Prova si sceglie una traccia su sette e nella Seconda si svolge solo la metà del Tema d’Esame, nella Terza prova non si ha scelta e si deve rispondere a tutte le dodici domande (tre per materia per quattro materie) in un tempo che oltretutto è dimezzato rispetto alle altre due prove.

Per quanto riguarda la prova orale mi posso considerare fortunato: il sorteggio della lettera ha fatto sì che la mia interrogazione fosse programmata per la seconda giornata; un alunno può pensare che passare negli ultimi turni sia vantaggioso, perché c’è la possibilità di ripassare (e ripeto: ripassare, non studiare, perché è impossibile studiare tutto negli ultimi giorni), ma la verità è che una volta che si è “dentro” non si vede l’ora di finire.

Per quanto riguarda questa ultima fatica le mie preoccupazioni sono state parzialmente giustificate: più che per le materie, ero preoccupato per la mia tesina (“Storia e influenza della Riforma e successiva Controriforma nello sviluppo socio-economico dell’Europa dal ‘500 in poi”, sottotitolo “Don Matteo contro la Signora in giallo”), che in effetti ha suscitato alcune perplessità nei commissari esterni, che avrebbero effettuato collegamenti diversi dai miei con le varie materie.

Al termine di un’ora circa di interrogazione i membri esterni, che durante tutte le prove non avevano comunque mostrato di essere dei “mostri”, si sono anche informati sulle mie scelte universitarie, insomma non erano dei nomi venuti lì per dare solo un voto a degli altri nomi!

In conclusione, quello che prima sembrava impossibile ora è realtà: ho dato l’esame di maturità e ora sono pronto per il prossimo passo della mia vita.

Sembrerà strano, ma il voto di maturità è veramente solo un numero e, soprattutto, non è vincolante per la carriera universitaria: alla Scuola Normale Superiore di Pisa, per dirne una, il voto di maturità non viene nemmeno richiesto.

Pertanto, questo Esame non deve essere visto come un punto di arrivo, la fine del ciclo di istruzione superiore, ma come la porta che conduce dalla stanza “Liceo” alla stanza “Università”; soprattutto – a mio parere – non deve essere visto come la “liberazione” dal Liceo, dal momento che, non importa in quale Ateneo mi immatricolerò, serberò sempre nel cuore i 5 anni trascorsi al Liceo Bodoni.

Alberto Ponso

ex allievo

Liceo Bodoni - Saluzzo

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