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La nipote del Duce: "Chissą se la Boldrini mi cancellerą il cognome"

Edda Negri Mussolini, la nipote di quel Mussolini che tutti continuano a tirare per la giacca pure da morto, commenta le ultime dichiarazioni della presidente della Camera ed il ddl Fiano.

14 Luglio
09:30 2017

“Aspetto la prossima trovata della Boldrini. Magari le verrà in mente di cancellarmi persino il cognome”.

È ironica Edda Negri Mussolini, la nipote di quel Mussolini che tutti continuano a tirare per la giacca pure da morto. “E sono passati più di settant’anni – insiste – se non ci fosse stato lui, in Italia, di cosa si parlerebbe?”. Edda, a tu per tu con Il Giornale.it, commenta le ultime dichiarazioni della presidente della Camera ed il ddl Fiano. Ripercorrendo anche le polemiche che hanno accolto il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Emma Moriconi, ed intitolato: “Donna Rachele mia nonna, la moglie di Benito Mussolini” (Ed. Minerva)

La Boldrini è tornata a puntare il dito contro i monumenti del Ventennio. Cosa ne pensa?
Che non basta demolire un monumento per cancellare mio nonno. L’epoca fascista non è rappresentata solo dall’obelisco del Foro Italico, ma da case, scuole, ponti, fogne, città di fondazione. Poi ci sono l’Inps, l’Inail, la settimana lavorativa di 40 ore, l’assistenza ospedaliera per i poveri, le pensioni di invalidità e vecchiaia, il Codice Civile e Penale e tantissime altre cose. Insomma a dare retta alla Boldrini bisognerebbe demolire mezza Italia. E poi, quando non ci sarà più nulla da distruggere, chissà se le verrà in mente persino di cancellarmi il cognome.

Perché le polemiche legate a suo nonno non si affievoliscono?
Perché sono i “vincitori” i veri nostalgici, noi invece abbiamo fatto i conti con il passato. Dico questo perché l’ho vissuto sulla mia pelle.

In che senso?
Quando è uscito il libro su mia nonna Rachele, una donna forte che ha saputo attraversare drammi umani e personali enormi, ho ricevuto vari attacchi dall’Anpi. In particolare, a Imola, mi ero resa disponibile ad un confronto pubblico ma loro hanno declinato l’invito diffidandomi dal fare la presentazione. Vuole sapere di cosa mi hanno accusata? Di “minare la loro libertà di parola”. Assurdo.

Alla fine come andò?
Che non mi lasciai intimorire, ma alla presentazione si presentò solo un vecchio partigiano bianco. E ci abbracciammo. Mi raccontò degli anni della guerra civile e delle atrocità che aveva visto commettere proprio ai cosiddetti “liberatori”. Ma era un partigiano bianco e questo la dice lunga. Ho sempre cercato il dialogo ma vecchi e nuovi partigiani non hanno ancora consegnato il passato alla storia.

E del ddl Fiano che tanto scalpore sta suscitando cosa mi dice?
Che è un ddl di distrazione di massa, mi da tanto l’idea che sia stato pensato per distoglierci da cose più importanti. E quando si parla di fascismo, si sa, è facile catalizzare l’attenzione della gente.

Nello specifico, il testo prevede pene severe per chiunque propagandi immagini o contenuti del partito fascista o nazionalsocialista o delle loro ideologie…
Sul web mi imbatto continuamente in contenuti di cattivo gusto o violenti che riguardano mio nonno. Come le foto di piazzale Loreto. Perché non viene punito anche chi diffonde queste immagini? È questa la loro democrazia?

Più di ottomila le copie vendute del suo libro. Cosa cercano i lettori di oggi?
Cercano la verità, tutti questi provvedimenti liberticidi hanno ottenuto l’effetto contrario. La gente è curiosa di andare oltre il politicamente corretto. D’altronde si sa che la storia la scrivono i vincitori.

ilgiornale.it

 

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