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Scienza e Salute

Torino - Anoressia e bulimia

Liliana Carbone per Civico20News

17 Luglio
10:00 2017

Anoressia e bulimia, due disturbi del comportamento alimentare che continuano a mietere vittime registrando un aumento dei casi del 300% negli ultimi anni. Ora l’attenzione è puntata su una fascia di età che fa tremare le famiglie. Si è, infatti, abbassata l’asticella: lo spettro delle due malattie si aggira già dagli 8 anni, cioè tra bambine e bambini delle scuole elementari. E’ una tragica emergenza. Al punto che ieri la Commissione regionale Pari opportunità e l’associazione “In punta di cuore” hanno chiesto ai consiglieri regionali che i disturbi del comportamento alimentare siano inseriti all’interno dei livelli essenziali di assistenza.

 

 

La notizia è stata data dalla presidente della Commissione Paola Berzano nel corso dell’audizione in Commissione Sanità presieduta dal consigliere Domenico Ravetti, in cui si è avanzata la proposta di istituire punti di prima accoglienza, assicurando coperture finanziarie e personali alle strutture già attive sul territorio e la necessità di essere maggiormente coinvolti dall’assessorato alla Sanità nella predisposizione di provvedimenti in materia.

In Piemonte ogni anno si registrano dai 300 ai 350 nuovi casi di anoressia e circa 480-500 nuovi casi di bulimia nervosa conclamati. Su circa 300mila adolescenti dagli 11 ai 19 anni, altro dato, 14.500 (4,8%) sono ammalati di forme di diverse gravità. Inoltre, uno studio fatto sui licei torinesi ha evidenziato che su 922 studenti, il 55% ha presentato forme iniziali di anoressia e bulimia.

“Queste manifestazioni se non trattate in tempo possono trasformarsi in malattie vere e proprie”

spiega il professor Secondo Fassino, direttore del Centro esperto regionale per la diagnosi, la ricerca e la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che ha in carico 350 pazienti, l’85% sono ragazze, il 15% ragazzi. 

E’ un’epidemia sociale fra i giovani e si è registrato un aumento dei casi del 300% negli ultimi anni - ha dichiarato Berzano in Commissione -. In Piemonte ci sono troppe persone in lista d’attesa al Centro esperto regionale e dell’Asl To4 di Lanzo e il rischio è che possa curarsi solo chi può permetterselo”.

Se il consigliere Marco Grimaldi (Sel) ha ipotizzato che

“il progressivo venir meno dei centri d’ascolto nelle scuole possa aver inciso sulla progressiva espansione del fenomeno”

 

i consiglieri Paolo Allemano e Davide Gariglio (Pd) hanno suggerito che 

 

“il centro di Lanzo possa essere considerato un’esperienza pilota da replicare eventualmente sul territorio regionale”.

 

Così i consiglieri Stefania Batzella e Davide Bono (M5s):

 

“Il Consiglio regionale ha già approvato all’unanimità atti d’indirizzo in materia di disturbi alimentari e domandato come proceda il gruppo di lavoro costituito dall’Assessorato alla Sanità”.

 

Berzano ha infine ribadito

 

“l’importanza di dotare le scuole medie di punti di ascolto psicologico e la necessità di prevedere almeno altri due centri pilota sul territorio regionale”.  

 

Intervista con il Professor Fassino, direttore del Centro esperto regionale per la diagnosi, la ricerca e la cura dei disturbi del comportamento alimentare della Città della Salute e della Scienza di Torino

 

“Contro l’anoressia e la bulimia il dialogo tra genitori e figli è la migliore arma”.

 

E’ il consiglio del professor Secondo Fassino, , rivolto a madri e padri preoccupati per certi comportamenti dei propri figli.

 

Alla domanda

 

“come si possono individuare malattie come queste, in particolare tra bambini e ragazzi tra le quattro mura di casa?”

 

il direttore Fassino sottolinea come sia importantissima una “presenza autentica” dei genitori nei confronti dei figli affinché si crei quella solida rete di comunicazione, indispensabile per cogliere eventuali malesseri e problemi dentro di loro.

 

“Stare in compagnia dei propri figli, dedicare loro magari tre quarti d’ora o mezz’ora al giorno di presenza, sia da parte della madre sia da parte del padre, è un aspetto importante perché il tempo trascorso insieme è un momento utile per conoscere meglio le abitudini dei propri ragazzi, per potere osservare da vicino le loro attività e gli interessi, per capire i loro desideri o anche le loro eventuali difficoltà nella vita di tutti i giorni. Il valore aggiunto del rapporto tra genitori e figli è proprio la “presenza autentica” della famiglia. E’ necessario osservarli e ascoltarli di più”.  

 

Perché il problema dell’alimentazione è qualcosa di più profondo, ha radici lontane per lo più legate al contesto famigliare.

 

“Il disturbo alimentare è un sintomo di un problema che può essere individuato solo attraverso l’osservazione del comportamento dei propri figli e attraverso il dialogo con loro, solo in questo modo si possono capire le eventuali “zone di insicurezza” che hanno scatenato il disagio alimentare, come la solitudine, il non sentirsi amati dalla propria famiglia e la difficoltà a stare con gli altri – prosegue il professor Fassino -. Si è di fronte, molto spesso a bambini e ragazzi molto sensibili, un valore non negativo ma purtroppo sono questi caratteri ad andare incontro all’anoressia e alla bulimia”. 

 

Di queste due malattie si può guarire tuttavia, ma è necessario intervenire in tempo.

 

“Da questi disturbi del comportamento alimentare – conclude il professor Fassino – si può guarire nel 60% dei casi quando si interviene per tempo, però, riconoscendo i campanelli d’allarme, ma non bisogna dimenticare che di anoressia e di bulimia si può anche morire e la percentuale si aggira intorno al 10%. Nel 30% dei casi la malattia resta cronica”.

 

 

Liliana Carbone

 

 

 

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