Reg. Stampa num.22 del Tribunale Ordinario di Torino - 11 Marzo 2011

redazione@civico20news.it

Terza Pagina

Iceberg alla deriva e comportamento umano.

Le stime dell’OMS.

5 Agosto
12:00 2017

All’inizio di luglio, un nuovo iceberg si è originato da una delle più grandi piattaforme glaciali dell’Antartide, la sezione C della piattaforma Larsen. L’area è stata oggetto di numerose ricerche e analisi, in seguito alla formazione di una vastissima e profonda crepa lunga più di 190 chilometri.

La sezione C della Penisola è ora più piccola del 10 per cento, cosa che comporta quindi un cambiamento sensibile nel profilo della costa e più in generale nella geografia dell’Antartide. Con i suoi 5.800 chilometri quadrati, il nuovo iceberg è tra i 10 più grandi mai osservati.

Le rilevazioni più accurate intorno alla formazione del nuovo iceberg sono state effettuate dall’ESA grazie agli strumenti di CryoSat-2, un satellite lanciato nel 2010 per tenere sotto controllo l’estensione e le variazioni dello spessore degli strati di ghiaccio ai poli. Il satellite ha particolari sensori per calcolare la profondità raggiunta dagli iceberg, la cui porzione più grande di ghiaccio resta sott’acqua.

Dall’orbita terrestre, CryoSat-2 usa i suoi radar per misurare la porzione emersa dell’iceberg: applicando poi alcuni modelli matematici è possibile ricostruire con precisione il volume complessivo del blocco di ghiaccio.

I ricercatori dell’ESA stimano che la parte emersa sia alta circa 30 metri, quanto un palazzo di una decina di piani. Lo spessore medio dell’iceberg è stimato in 190 metri, con punti massimi intorno a 210 metri. Conoscerne dimensioni e caratteristiche è importante per prevedere come si potrebbe muovere e verso quale direzione, soprattutto per garantire la sicurezza delle rotte commerciali vicine all’Antartide.

Sappiano e osserviamo da molto tempo il distacco annuale di diversi iceberg dai Poli, un fenomeno considerato normale, che peraltro si sta intensificando  sia da un punto di vista temporale che quantitativo. Dopo i distacchi precedenti dalla piattaforma Larsen A nel 1995 e della Larsen B nel 2002, possiamo affermare che questi fenomeni sono  dovuti anche in parte ai cambiamenti climatici peggiorati dal comportamento umano.

Bisogna ricordare che oltre il 20 % dell’inquinamento (molto più della percentuale accreditata ai sistemi di trasporto), deriva dagli allevamenti  e quindi prima di pensare di cambiare la nostra auto con una a batterie solari forse dovremmo pensare a cambiare il nostro stile di vita, soprattutto dal punto di vista dell’alimentazione, molto basata sul consumo di carni, che ha portato alla nascita di innumerevoli allevamenti intensivi in molti Paesi del Mondo. 

In merito ai cambiamenti climatici, l’Oms Organizzazione Mondiale della Sanità, stima che tra il 2030 e il 2050 i cambiamenti faranno circa 250.000 vittime l’anno.

Si conferma inoltre  che il 20% delle emissioni di gas serra provengono dagli allevamenti intensivi e che l’allevamento intensivo è tra le principali cause di deforestazione e distruzione di polmoni verdi, basti pensare che in Amazzonia il 91% della deforestazione avviene proprio per la produzione di carne.

Condividi l'articolo

Autore dell'articolo

Commenti all'articolo

comments powered by Disqus