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Le mani adunche dei politicanti sulla sanità italiana (terza parte)

L'analisi del Professor Giancarlo Pavetto

4 Agosto
11:30 2017

Sulla sanità italiana nel corso degli ultimi tre anni si è abbattuto un ulteriore grave problema. Quello che, a causa dell’inanizione degli ultimi governi può essere riassunto nel detto “mors tua, vita sua”, che significa “mors tua italiano, vita sua immigrato”.

Perché i soldi risparmiati sulla pelle e sulla salute dei nostri connazionali devono essere spesi per gli stranieri e destinati ai loro bisogni. Soprattutto proprio nel settore sanitario.

Un esempio: se siete una donna residente in un paese asiatico od africano, prossima a partorire, potete farvi invitare da un amico od un parente che risiede in Italia, farvi concedere un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di famiglia o di lavoro e, quando arriverà il momento del parto, potrete godere non solo dell’assistenza sanitaria gratuita ma otterrete anche il bonus bebè, ossia duemila euro l’anno, fino a che il bimbo non avrà compiuto tre anni. Poi, soprattutto se siete in disagiate condizioni economiche, avrete diritto di iscrivere il pargolo all’asilo nido, a prescindere dal permesso di soggiorno e senza tener conto della capacità di saldare rette e di onorare le tariffe della mensa. Un vero paese di bengodi per lo straniero, negato purtroppo al cittadino italiano.

Al migrante che ha raggiunto il nostro suolo, secondo gli attuali orientamenti governativi, va assicurata la migliore assistenza sanitaria.

Il progetto di disegnare un prossimo sistema sanitario riservato agli immigrati, da affiancare a quello nazionale, appare possibile ed anche indispensabile ad una parte delle sinistre del nostro paese.

Fa riferimento alla GUIDA AI SERVIZI SANITARI PER IMMIGRATI ed è già stata messa in funzione, a partire nel 2008, nella Regione Piemonte, da due politicanti, sempre di sinistra: Mercedes Bresso ed Eleonora Artesio.

Il proposito della guida sarebbe quello di assicurare “l’accesso all’assistenza sanitaria garantita a tutti gli immigrati in tutto il territorio nazionale”. L’asse portante del piano è rappresentato da una rete di ambulatori medici denominati centri ISI, ai quali l’immigrato, regolare o clandestino, con o senza documenti, può rivolgersi in qualsiasi momento senza prenotazione.

Dal centro ISI l’immigrato, con o senza documenti, può venire avviato agli accertamenti ed alle cure che gli sono necessarie e può praticare con urgenza esami di sangue, clinici e radiografici, ed anche PET e risonanza magnetica. La GUIDA assicura loro il diritto di precedenza sui nostri connazionali, dilatando di conseguenza e rendendo interminabili per loro le liste di attesa per i ricoveri e per ogni genere di prestazioni.

Qualora il sistema sanitario per immigrati venisse applicato dagli attuali governi in modo preciso ed integrale in tutto il territorio nazionale, i nostri connazionali verrebbero emarginati e resterà per loro solo il ricorso alla sanità privata.

Gli italiani devono rendersi conto che i risparmi ottenuti sulla loro pelle, con i tagli inferti alla sanità negli ultimi tempi dai politicanti, sono destinati ai bisogni di salute ed al mantenimento di chiunque, senza invito e senza controlli, approdi sulle nostre coste o valichi le nostre frontiere.

Un ulteriore allucinante particolare emerge da un’indagine certificata anche dal Senato ed è quella che la sanità piemontese da dieci anni è in credito.

Per anni i politicanti al governo della Regione Piemonte hanno fatto intendere che il bilancio della Sanità regionale fosse la causa dell’incredibile disavanzo dell’Ente. Di qui l’imposizione piuttosto truffaldina e disonesta di tagli a prestazioni e servizi sanitari, blocco del turnover e delle assunzioni, ticket salati, code e liste di attesa.  

Analisi approfondite dimostrano invece che la Sanità piemontese non è mai stata in deficit dal 2005 e che buona parte dei finanziamenti provenienti da Roma per la gestione della sanità sono stati in questi anni utilizzati come cassa per spese extra sanitarie.

4,3 miliardi di euro facenti parte della dotazione del sistema sanitario nazionale destinata al sistema sanitario regionale, sono stati utilizzati per altri scopi e si è arrivati al paradosso, come scrive l’Ordine dei Medici di Torino, di avviare in piano di rientro, non la Regione oberata dai debiti, bensì la Sanità che non solo era in pareggio, ma che vantava miliardi di crediti dalla Regione.

Nessun taglio e nessun sacrificio era necessario per i nostri connazionali.

 

 

 

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