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Politica Internazionale

Avanti finché c'è Sarraj.

Dopo Haftar anche uno dei vice del premier libico accusa l'Italia di violare la sovranità. Ma il governo italiano non arretra: la missione va avanti.

5 Agosto
08:00 2017

La missione navale italiana in acque libiche va avanti. E le varie dichiarazioni contro di essa da parte di alcuni esponenti libici non inficiano la cooperazione richiesta dal premier Sarraj nonostante egli sia pesantemente sotto pressione nel suo paese. Neppure quella del vicepresidente del Consiglio presidenziale libico, Fathi Al-Mejbari, che ha parlato di "un'infrazione esplicita dell'accordo politico".

L'Italia insomma sta con Serraj, che del resto dal punto di vista del diritto internazionale è l'unico ad avere potere di firma in rappresentanza del suo paese. Tanto che il pattugliatore d'altura Comandante Borsini, che fa parte dell'operazione "Mare sicuro", è già entrato da due giorni, cioè da mercoledì scorso, nelle acque territoriali libiche e sta facendo rotta verso il porto di Tripoli.

A bordo della nave è imbarcato il cosiddetto «nucleo di ricognizione», costituito da ufficiali del Coi, il Comando operativo di vertice interforze, cioè la struttura della Difesa che pianifica tutte le missioni 'fuori area', e da personale della Squadra navale.

Compito di questo nucleo quello di condurre, insieme ai rappresentanti della Marina e della Guardia Costiera libiche, le attività necessarie a mettere a punto la prossima missione di supporto, che dovrebbe coinvolgere una fregata e un pattugliatore della Marina militare. Il supporto all'attività di contrasto ai trafficanti di migranti, viene ribadito da fonti della nostra Difesa, viene attuato su richiesta e in stretto coordinamento con le autorità libiche.

Per quanto riguarda la ricognizione, quindi, tutto si sta svolgendo secondo i tempi previsti e, nel giro di un paio di giorni, l'attività potrebbe essere conclusa.

Quindi anche questo fatto (cioè l'estrema brevità dell'operazione) dimostra che gli attacchi dei nemici di Sarraj sono da inserire nel contesto di una situazione libica in fermento, in cui viene preso a pretesto la richiesta di intervento del Presidente Sarraj .

Quindi, secondo il governo italiano, dopo quelle dell'uomo forte di Tobruk, il generale Haftar, anche le parole del vice presidente del consiglio presidenziale libico, Fathi Majburi, non minano la cooperazione tra Italia e Libia in particolare per quello che riguarda la lotta ai trafficanti di esseri umani.

È quanto hanno precisato fonti della Farnesina in una nota nella quale si sottolinea "ai fini di una corretta informazione, che Fathi Majburi (l'esponente libico che oggi ha attaccato la missione, ndr) non è il numero 2 di Serraj", ma solo "uno dei membri del consiglio presidenziale libico e uno dei 4 vicepresidenti proveniente dall'est della Libia".

"Le parole di Majburi circa la asserita violazione della sovranità libica da parte dell'Italia - continua la nota - rientrano nella dinamica di un dibattito interno libico - che l'Italia rispetta pienamente - e non inficiano in alcun modo il rapporto di cooperazione tra i due Paesi, mirato a potenziare la lotta contro i trafficanti di esseri umani - questione di importanza capitale per entrambi - e a rafforzare al tempo stesso la sovranità libica, il tutto all'interno di una cornice giuridica certa".

La Farnesina "ribadisce, dunque, che le iniziative del programma a sostegno della Guardia Costiera libica saranno effettuate solo su espressa richiesta della stessa Guardia Costiera e del Governo libico".

L'operazione navale del resto è stata auspicata anche dal nostro ministero dell'Interno che vede in essa uno strumento per combattere il traffico. "Noi andiamo avanti - senza dubbi o preoccupazioni". La missione navale servirà anche ad evitare rapporti impropri tra trafficanti e ong impegnate per il salvataggio in mare.

Il capo del Consiglio presidenziale libico Fayez al Sarraj è «l'unico con potere di firma a Tripoli», ma all'interno dell'esecutivo libico è in atto uno scontro di potere «da non sottovalutare», afferma Mattia Toaldo, analista sulla Libia dell'European Council on Foreign Relations.

Mijibri è un esponente dell'esecutivo tripolino - originario di Agedabia, zona della Cirenaica sotto il controllo del generale Khalifa Haftar - da tempo in rotta con il capo del Consiglio presidenziale: lo scorso gennaio, infatti, si era visto annullare dal premier una serie di importanti nomine dei vertici dei servizi segreti e dell'antiterrorismo.

Secondo Toaldo, inoltre, «Majibri dalla scorsa estate ha cercato di accreditarsi presso il generale Khalifa Haftar, ma non è mai stato accolto veramente».

Per Umberto Profazio, analista presso il Nato Defence College Foundation, «Sarraj è sotto forte pressione da parte dei suoi colleghi, in quanto ritenuto responsabile della capitolazione del Gna a Parigi di fronte al generale Khalifa Haftar e a Roma di fronte al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni».

Il ministro degli Esteri Mohamed Siyala, prosegue l'analista, «ha smentito pubblicamente» Sarraj attraverso un comunicato sulla missione navale italiana in acque libiche, pubblicato il giorno dopo una dichiarazione del premier che faceva presagire una marcia indietro rispetto alla richiesta di intervento inoltrata a Roma.

Il vicepremier Ahmed Maiteeq, continua Profazio, «ha sfidato apertamente» il premier «sulla questione degli indennizzi ai combattenti dell'operazione 'al Bunian al Marsus', approvando la misura mentre Sarraj era all'estero».

Una situazione molto complessa dunque, ma in cui l'Italia tiene la barra dritta sui suoi rapporti con Sarraj e non potrebbe essere altrimenti.

huffpost.it

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