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Di tutto un po'

La Preistoria digitale, un salto nel buio!

«Stiamo consegnando ai nostri discendenti una nuova preistoria figlia del digitale?», questa la domanda posta da Alessandro Mella

9 Agosto
10:00 2017

Propongo molto volentieri ai Lettori di “Civico20News” queste considerazioni dell’amico Alessandro Mella che prospettano l’inquietante situazione che potrebbe verificarsi, in futuro, in conseguenza di cataclismi ed eventi naturali tali da rendere difficilmente impiegabili gli archivi magnetici: cosa faremo se atti, documenti e foto più importanti delle nostre civiltà non saranno stati stampati? (m.j.).

 

 

Ai tempi della scuola ci fu insegnato che la Preistoria corrispondeva a quel corso del tempo del quale non ci sono pervenuti documenti principalmente perché non ne furono prodotti.


Dapprima per l’assenza di una creatura che sostituisse l’istinto all’intelligenza e secondariamente perché gli ominidi, allora, non avevano conoscenza dei rudimenti necessari a trasmettere ai propri successori le notizie sui loro eventi e sulle loro vite.


De facto, quindi, la Storia iniziò nel momento in cui le prime civiltà presero a compilare atti tali da consegnare al futuro le proprie vicende. Guerre, carestie, scontri di civiltà e simili, fecero strage di tavole, tavolette, incisioni e pergamene e molti di quei documenti andarono perduti ma non fu sempre così.


Numerosi sopravvissero e sopravvivono oggidì permettendoci di conoscere e collocare con discreta precisione eventi occorsi anche molti secoli addietro.


Le carte e le pergamene furono inesauribili? Non lo furono e non lo sono e secoli di incendi e saccheggi lo dimostrarono ma vi fu la cultura della salvaguardia.


Il medioevo, ingiustamente bollato come stagione incolta ed oscura della storia, fu invece portatore di luce per merito degli scriptorium assai operosi in monasteri ed abbazie laddove i monaci, in particolare i benedettini, si prodigavano per la copiatura di volumi antichissimi che diversamente non sarebbero giunti al terzo millennio.


Dobbiamo alle mani, non sempre note, di quei religiosi la possibilità di leggere compendi e trattati d’epoca romana e greca.


Quando poi, nel XV secolo, Gutenberg concepì la stampa e la riproduzione seriale di documenti e volumi la cultura, da tesoro riservato, seminascosto e custodito per l’avvenire, divenne via via più accessibile alle masse.


Ci vollero secoli ma gradualmente la diffusione della cultura aumentò sebbene ancor oggi molti la rifiutino più per sciagurata abitudine che per scelta ponderata.


Tuttavia, i libri sono ancora stampati ed il fascino delle loro pagine tra le dita non è stato vinto dal famigerato E-book su cui molti scommisero in nome di una cieca furia futurista che avrebbe, forse, lasciato perplesso lo stesso Marinetti.


Il libro elettronico non morì, sopravvive, ma non soppiantò mai quello vero e nemmeno vi si avvicinò. È quasi retaggio di chi ha fatto della modernità una bandiera a tratti un poco cieca.


Ma un dubbio inizia a farsi sempre più forte nelle menti un poco più lungimiranti. Questa corsa al digitale, dalle fotografie agli atti pubblici, cosa consegnerà ai posteri data la fragilità provata della loro archiviazione?


Si stanno applicando serie politiche di riproduzione e rinnovazione costanti dei supporti su cui tutto questo materiale viene collocato nella sciocca convinzione di risparmiare denaro? 


Enti pubblici, aziende e privati hanno già sperimentato come un incidente informatico possa spazzare via anni di dati e documenti. Ed averne più copie non è sempre economico perché i supporti hanno un costo.


Si vide dopo il sisma in Giappone quando, a causa dell’inondazione di uno dei principali produttori, il prezzo degli hard disk salì sensibilmente. E nemmeno quelli, come i cd, sono del tutto sicuri. 


Quale via? Possiamo fidarci del tutto del digitale? Dell’economico? Del modernissimo? O forse occorre cercare un compromesso funzionale?


Non si può, né si deve, tornare del tutto indietro spazzando via anni di progressi ma nemmeno si può credere di potercisi affidare totalmente.


La comunità scientifica è divisa mentre quella degli storici ha ormai un sospetto chiaro: Stiamo consegnando ai nostri discendenti una nuova preistoria figlia del digitale?


Se un domani cataclismi ed eventi naturali rendessero difficilmente impiegabili gli archivi magnetici che faremo se non avremo stampato atti, documenti e foto più importanti delle nostre civiltà?


La carta è fragile ma di rapida riproduzione ed ha dimostrato di poter sopravvivere ai secoli, alle scorrerie, alle guerre ed alla maggior parte delle umane follie.


Il decantato digitale, il moderno elettronico in un palmo di mano che molte menti annebbia, sarà all’altezza dei suoi compiti o basterà un clic d’un mouse perché si produca un abisso mastodontico, un buco nella storiografia e, giova ripeterlo, una preistoria moderna?


Il rischio è dietro l’angolo. L’oscurità è nell’ombra in attesa di un mouse impazzito mentre archivi, biblioteche e musei vegliano come monumenti alla perpetuità della Storia portatrice di luce nella notte di ciò che l’ha preceduta e di ciò che potrebbe, disgraziatamente, succederle.

Alessandro Mella 

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