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Cultura

La solitudine dell’Italia

Opinioni alla ribalta

11 Agosto
09:00 2017

Giorni addietro Ernesto Galli della Loggia ha stilato in un editoriale, assai felice nel titolo Noi e gli altri. Un Paese senza alleati, un bilancio equilibrato e al limite del dramma sulla posizione dell’Italia in campo internazionale.

Le parole usate ed i concetti espressi meritano attenzione ed in linea generale condivisione, anche se non mancano i passaggi opinabili, come ad esempio quello riguardante l’impegno degli Stati Uniti al nostro fianco, solo perché obbligati dalla “guerra fredda”.

A proposito della sconfitta subita nel 1945, perché si è trattato a dirla in termini chiari ed onesti di una sconfitta, nonostante l’apporto della Resistenza, divinizzato, Galli osserva – aspetto ignorato o sottaciuto – che “ha significato il ridimensionamento brutale dell’intera autorappresentazione nazionale formatasi dall’Unità in avanti”. Capito ? Essa è nata non con il “bieco ventennio”, oppressivo e dittatoriale ma grazie al sistema liberale esistente dal 1861.

Il lungo editoriale è diffuso anche nell’individuazione degli errori passati e presenti commessi. Galli ritiene con piena ragione che “da troppo tempo alla nostra diplomazia nessuno sa dire a che cosa debba, possa o voglia servire l’Europa”.

Però e giungiamo al nodo, più volte e volte denunziato negli interventi di Galli della Loggia, mancano i nomi dei responsabili di ieri e di oggi, sono segnalate le responsabilità ma si è ben lontani dall’esprimere una riprovazione sui presidenti del Consiglio, cui si deve far risalire la sconfessione netta e chiara.

Assai più criticabile è invece l’editoriale di Angelo Panebianco, l’altro cattedratico prestato di volta in volta al giornalismo, Sotto attacco. La politica che non sa reagire.

Dopo il dibattito esibizionistico e demagogico sui vitalizi, concluso con un ridicolo e scontato rinvio, desta stupore la difesa perentoria, prefabbricata e scolastica del Parlamento “parte integrante della democrazia rappresentativa (che è, a sua volta, l’unica possibile democrazia)”, fatta demonizzando l’antiparlamentarismo.

Ad avviso di Panebianco esso si giova di una situazione istituzionale nella quale “prevalgono i poteri di veto e la paralisi decisionale” ma non riprova la mortificazione inflitta alle due Camere con l’ininterrotta serie dei voti di fiducia, tali da impedire l’aperto e franco confronto.

Vede a sostegno di questa belva malvagia “la potenza del circo mediatico – giudiziario e il fallimento della scuola”. Sogna contro la prima un contrattacco della “classe politica parlamentare, per quanto debole, bastonata e spaurita”, dimenticando quanto il “circo mediatico – giudiziario” sia potente e soprattutto prepotente proprio grazie alle collusioni e alle connivenze di settori magari minoritari della politica e alla censurabilità della maggioranza.

Del tutto incredibile è addebitare responsabilità alla scuola, che è stata devitalizzata ed affossata in ogni ordine e grado dai ministri democristiani dei governi di centrosinistra deboli ed inetti, interessati ad annullare lo spirito critico da sempre presente nei licei e negli atenei e da cantori del nulla e del vuoto, come il tanto osannato don Milani.

L’argomento conclusivo è raccolto da un articolo pubblicato alla fine di luglio sul quotidiano “Il Foglio”, secondo cui, al solito in maniera perentoria ed incontrastabile, esiste “un legame stretto fra il fanatismo antiscientifico che sta dietro alla campagna antivaccini e l’antiparlamentarismo”, considerati da Panebianco addirittura “fratelli siamesi”.

Per l’editorialista “l’antiparlamentarismo non vuole limiti alla volontà del popolo. La volontà popolare deve potere tutto , è un Dio onnipotente e come tale va trattata e riverita”. Non sarà che ancora vivo ed amaro il collega Panebianco senta risentimento per “quella volontà popolare”, il 4 dicembre scorso, tanto nettamente ostile ad un progetto presuntuoso ed autocratico?

Vincenzo Pacifici

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