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Cronaca Nazionale

L'Italia in secca: aggiornamento dati

A ritroso nel tempo e nuovi modelli di studio.

fotografie satellitari della penisola ancor prima della siccità estiva e degli incendi d'agosto
11 Agosto
16:13 2017

I primi nubifragi d'agosto non devono trarre in inganno. Proveniamo da una sequenza di anni infuocati e soprattutto sull'arco alpino i ghiacciai, banca idrica della pianura, sono in progressiva evaporazione. Certo la valutazione dei dati non basta, occorre porre rimedio con un cambio di stile nel nostro modo di vivere, ma intanto è interessante andare a informarsi su come l'allarme siccità stia mobilitando valutazioni e studio a ritroso.

Uno studio di Università Statale di Milano e Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC - CNR) - pubblicato su International Journal of Climatology - presenta un nuovo modello per definire la quantità di pioggia per ogni km² di territorio nazionale.

Lo studio - che vede come prima autrice Alice Crespi, giovane dottoranda dell'Università Statale e parte del team di ricerca di Maurizio Maugeri, climatologo del dipartimento di Scienze e Politiche ambientali e afferente al CNR - permette di capire come si distribuiscono le piogge in Italia, con rilevanti ricadute quindi sulle possibili politiche da adottare.

La disponibilità di un adeguato livello di risorse idriche è un aspetto di grande rilevanza e attualità, che coinvolge molti ambiti, compresi quello agricolo e energetico. È quindi fondamentale capire in modo dettagliato come si distribuiscono mediamente gli apporti pluviometrici sul territorio italiano.

"In passato questo problema era stato studiato in modo accurato dal Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici che aveva prodotto ottime cartografie pluviometriche - osserva Maurizio Maugeri. I risultati prodotti da questo ente, però, risalgono a oltre 50 anni fa e risentono dell'uso di metodologie piuttosto datate, oltre ad essere poco utilizzabili in quanto disponibili solo come mappe su carta".

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E' proprio dalla necessità di aggiornare queste seppur ottime cartografie pluviometriche nasce il programma di ricerca di Università Statale e CNR - di cui l'articolo pubblicato su International Journal of Climatology fa parte - per definire quanto piove mediamente su ogni punto del territorio italiano, dove il termine punto si riferisce a un celletta corrispondente a meno di 30 secondi d'arco sia in longitudine che in latitudine, ossia a un'area significativamente inferiore a un chilometro quadrato.

Lo studio, riferito al trentennio 1961-1990 - oltre a presentare la distribuzione annuale e stagionale della piovosità sul territorio italiano, fornisce anche un rilevante contributo metodologico in quanto analizza le potenzialità e i limiti degli strumenti necessari per stimare la piovosità di un numero così elevato di punti (circa 500.000), a partire da un numero di stazioni di osservazione molto minore (circa 5.000).

Interessante andare poi a ritroso nel tempo e valutare la differenza di precipitazioni inoltrandosi in cartografie che mettono in paragone le precipitazioni di un passato ormai irrimediabilmente remoto con quanto accade ai tempi nostri.

Regione campione, la Lombardia, la differenza della quantità di precipitazioni desta impressione. La necessità di diminuzione delle emissioni di CO2, della urbanizzazione e del disboscamento sono la prima necessità per contrastare il fenomeno. L'inversione di tendenza passa per una restituzione di terra alla terra e un programma di riforestazione assolutamente necessario. Ma questo è un programma che dovrebbe essere preso in considerazione a livello mondiale. Invece, tutto è noto, si sprecano convegni e parole, ma ogni contromisura è arrugginita su se stessa.

Ed eccoci dunque alla resa dei conti di questo arido 2017, tutti molto seccati di essere a secco, ma molta responsabilità è anche da attribuire alla disattenzione di ognuno di noi. Il tempo cambia, non ci sono più le stagioni di una volta, il calendario di Frate indovino non fa più testo, molti proverbi andrebbero rivisti, ma sotto Ferragosto, almeno in teoria e sicuramente ben restituito, nell'immaginario ce n'è uno solo che resiste: agosto, moglie mia non ti conosco.... Occorre ben altro.

Così come auspicato dall'Ordine dei giornalisti, questo articolo è frutto di uno scambio di informazioni con la rivista Nuove Direzioni numero 21 scaricabile gratuitamente aprendo www.nuovedirezioni.it  

 

Per informazioni ulteriori:
Università degli Studi di Milano
Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali
Prof. Maurizio Maugeri
ufficiostampa@unimi.it

 

e contribuire all'informazione.

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