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Cronaca Nazionale

L’Italia al TOP del degrado ambientale.

L’unico Paese al mondo tranne forse la Cina dove un terremoto 4.0 ha fatto vittime e disastri.

24 Agosto
12:00 2017

Negli ultimi decenni il nostro pianeta ha continuato a subire un processo di degradazione ambientale difficilmente arrestabile, dovuto in massima parte alle attività umane.

 

La necessità di politiche organiche volte alla salvaguardia dell’ambiente è stata riconosciuta a livello internazionale nel 1972, con la creazione, da parte dell’ONU, dell’UNEP (United Nations Environment Programme); mentre 20 anni più tardi, con la conferenza di Rio de Janeiro, è stato sancito il legame tra tutela ambientale e sviluppo sostenibile.

A causa dell’inquinamento e dello sfruttamento ambientale oggi sono numerose le specie che rischiano l’estinzione. Per questo molti Paesi hanno sottoscritto la Convenzione internazionale sulla biodiversità, impegnandosi così a raggiungere il “2010 biodiversity target”. In aggiunta il settimo degli otto obiettivi del Millennio è finalizzato a garantire questo percorso: la sostenibilità ambientale.

L’Italia nell’ambito del degrado ambientale ha il triste primato degli abusi edilizi, specialmente nel sud del Paese del quale abbiamo avuto una triste conferma  con il  recentissimo  terremoto di Ischia , un sisma 4.0, che nella quasi totalità delle città del mondo  non avrebbe ucciso e nemmeno creato distruzioni. Evidentemente  a Ischia si è costruito dove non si doveva, usando sabbia marina anziché cemento.

Proviamo a pensare se si fosse svegliato dal letargo il vulcano Marsili, probabilmente Ischia oggi non esisterebbe più. Per coloro che non conoscono questo vulcano sottomarino, di seguito un breve escursus.

Il Marsili, è un enorme vulcano che giace sui fondali del Mar Tirreno, tra Calabria e Sicilia, il più gande vulcano sottomarino europeo. E’ considerato alla stregua di un gigante addormentato, ma pur sempre minaccioso e se mai un giorno dovesse risvegliarsi, potrebbe essere potenzialmente catastrofico.

ll suo edificio vulcanico è lungo circa 70 km e largo 30, copre un’area di circa 2.100 km quadrati occupando un volume di circa 3.000 km cubici; è adagiato a circa tre chilometri e mezzo sul fondo del mare e spinge il suo cratere fino a poco più di 500 metri dal pelo dell’acqua.

 

La sola sommità del vulcano è alta 900 metri e larga 3250, con una massa di 660 km cubici e l’eventuale scivolamento e collasso di una parte dell’edifico vulcanico verso la parte orientale di tutto il complesso sottomarino, porterebbe alla generazione di una gigantesca frana di circa 20 km cubi di materiale.

 

La frana precipiterebbe ad una velocità di 70 metri al secondo e impiegherebbe soltanto dieci minuti per raggiungere il fondo del mare. Questo movimento genererebbe uno tsunami molto potente con onde gigantesche nei pressi del vulcano, che nello spazio di dieci minuti raggiungerebbero le isole Eolie e successivamente le coste della Calabria, della Sicilia e della Campania. 

A proposito della Campania, all’inizio di questo secolo scienziati, vulcanologi, esperti della tettonica delle placche hanno concordemente confermato che in questo secolo dobbiamo aspettarci il “Bing Bang” da parte del Vesuvio che, ricordiamo, è un  vulcano di tipo esplosivo in grado di devastare tutta l’area circostante, con milioni di morti e fra questi tutti quelli che abusivamente hanno edificato alla base o alle falde del vulcano.

 

In linea con queste aspettative anche il Vulcanologo americano Flavio Dobran, della New York University, i cui studi confermerebbero  che l’esplosione del Vesuvio, in 15 minuti porterebbe alla devastazione dell’intero golfo di Napoli. 

Ricordiamoci tutti che la natura non dimentica e prima o poi si vendica.

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