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Mozart e Salieri, fine di una nera leggenda?

Alessandro Mella prende in considerazione il film “Amadeus” che ripropone il mito nero e oscuro che ha infamato per secoli il musicista italiano Antonio Salieri

12 Settembre
10:00 2017

Sottopongo ai Lettori di “Civico20News” le considerazioni formulate dall’amico Alessandro Mella sul film “Amadeus” (m.j.).


 

Chiunque abbia avuto modo di vedere il monumentale “Amadeus”, film del 1984 che fece incetta di premi Oscar, non può non aver provato un brivido quando l’uomo, di nero mascherato, bussava alla porta d’un Mozart, ormai devastato, per sollecitare la messa da Requiem richiesta all’artista.


Il film nascondeva, dietro quella maschera, il musicista italiano Antonio Salieri reo di aver provocato la morte di Mozart con la silente speranza di far poi credere d’essere l’autore di quel capolavoro. Suonandolo proprio al funerale del suo antagonista (ignaro) viennese.


La pellicola, insomma, ripeteva e riproponeva, calcando la mano tra cupe atmosfere, il mito che da secoli andava trascinandosi.


Mito nero, mito oscuro quello che ha infamato e circondato Salieri per anni, decenni ed anzi secoli.


Gli storici furono sempre diffidenti, la ritenevano una buffonata nata nei teatri. Voci, dicerie e maldicenze che si rincorsero a lungo. Che il rapporto tra Salieri e Mozart fosse complicato, non privo di grandi momenti di frizioni, di gelosie, di competizione ed un pizzico d’invidie sembra probabile ma nella misura d’un amor/odio che caratterizza le genialità a confronto.


Spiriti e talenti forti, forse affascinanti gli uni dagli altri e viceversa ma pur sempre posti di fronte ad un irrefrenabile desiderio di toccare punte più alte nella propria produzione musicale.


Un desiderio spontaneo, probabilmente privo di forzature perché frutto innato di talenti rare volte riscontrabili nei secoli.


Così mentre il padre di Mozart accusava Salieri di aver fatto fallire il debutto del molto discusso Le nozze di Figaro, questi si trovava in Francia e certo impossibilitato a sabotare l’avversario a Vienna.


Ma morto Mozart le voci presero a correre e così Schindler riferiva a Beethoven: “Salieri sta di nuovo malissimo. È completamente abbattuto. Delira sempre che egli è colpevole della morte di Mozart e che gli ha dato il veleno”.


Alle rimostranze, ai dubbi legittimi di Beethoven che aveva conosciuto Salieri di persona lo Schindler insistette “è la verità, poiché egli vuole confessarsene; così tutto si paga”.


Probabili leggende. Leggende che presero corpo e divennero “verità storica” quando iniziarono a calcare i palcoscenici attraverso il dramma Mozart e Salieri del russo Puškin. Opera del 1830 via via sempre più rappresentata nei teatri.


Un tocco noir, una sorta di giallo abbastanza eccitante ed infamante da piacere al pubblico. La vicenda, ormai considerata dagli storici come gossip ante litteram, è tornata sui giornali abbastanza recentemente.


Il francese Le Figàro, presto seguito da altre testate, il 16 febbraio 2016 annunziò  il ritrovamento di un documento interessante in Repubblica Ceca.


Si trattava di una composizione musicale che da tempo immemorabile giaceva, dimenticata, negli archivi del Museo della Musica di Praga. Brano scritto a quattro mani. Quelle di Mozart e Salieri.


Spiegò la portavoce del museo Sarka Dockalova: “Si tratta di un brano messo a punto insieme dai due musicisti, un libretto di Lorenzo Da Ponte trascritto in musica”.


La prova d’una amicizia forse non si può definirla, ma certo lo è di un rapporto umano meno ostile di quanto le nere leggende han voluto tramandare.


Gli storici già avevano sostanzialmente assolto Salieri, ora il grande pubblico ha un’ulteriore prova in sua favore.


Il maestro italiano ritrova finalmente pace, l’assoluzione è ormai un atto dovuto.


Alessandro Mella

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