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Venti anni dopo

Ieri in Kenya, oggi in Italia

6 Settembre
14:00 2017

Venti anni or sono, nel mese di agosto, mi  trovavo in quella parte dello stato del Kenya che si affaccia sull’Oceano Indiano, in vicinanza della cittadina di Mombasa. Sulla costa vi era un hotel, o meglio un resort, molto frequentato dagli italiani ed in particolare dai torinesi, perché era di proprietà di due noti industriali della nostra città. Era il “Leopard”. 

 Il fabbricato era al centro di una lunghissima spiaggia deserta e sabbiosa, che si apriva su di un tratto di mare limitato da una barriera corallina. Una fascia di vegetazione africana densa, ed a tratti impenetrabile, affiancava per kilometri la bella spiaggia, quasi sempre deserta

 

All’arrivo nel residence eravamo stati avvertiti che poteva essere rischioso passeggiare sul tratto di spiaggia lontano dall’albergo e che poteva rappresentare un rischio ancora maggiore inoltrarvisi muniti di apparecchiature fotografiche, orologi ed altri oggetti di qualche valore.

 

Era facile infatti divenire vittime di rapine e di aggressioni da parte di gruppi di negri, che sbucavano all’improvviso dalla boscaglia, si avventavano sui turisti ignari, ed, una volta portata a termine l’aggressione, si dileguavano nella densa vegetazione.

 

Nulla erano in grado di fare le scarse e poco addestrate forze dell’ordine del luogo.

 

Dopo venti anni la storia si ripete. Ma in luoghi invertiti e, non più in Africa ma in Europa, non in Kenya ma nell’Italia accogliente di Renzi e Bergoglio.

 

I titoli dei giornali sono eloquenti: “la banda dei ghanesi nel bosco terrorizza i villeggianti a Gallipoli”.

 

E raccontano di una trentina di migranti, quasi tutti negri del Ghana, che escono dalla boscaglia mediterranea, colpiscono e rientrano indisturbati nei loro covi.

 

Con una tecnica da vietcong, si avventano sulle spiagge di Gallipoli e rubano borse, cellulari, oggetti di vestiario e di valore. Bloccano poi le turiste in bicicletta per rapinarle, spacciano stupefacenti e rivendono sulle bancarelle la refurtiva.

 

Chi viene rapinato sulle spiagge evita di inseguire i migranti nella macchia. Perché troverebbe ad aspettarlo spranghe e coltelli. E sa che, qualora in una colluttazione qualche negro rimanesse ferito, le leggi dell’attuale repubblica italiana, interpretate da giudici della sinistra, lo condannerebbero a risarcire i danni economici (mancati introiti dall’attività “lavorativa”) ed a pagare le cure necessarie a rimetterlo in salute.

 

La stessa sorte toccherebbe alle forze dell’ordine, oggi gestite da un capo come il Gabrielli.  

 

Fa rabbrividire il pensiero che tali eventi delittuosi avvengano in una regione, la Puglia, governata da tempo dalle sinistre, ed il cui governatore sia proprio un corpulento ex magistrato, Michele Emiliano, trasferitosi in politica, dove si fa notare solo per l’andamento ondivago dei suoi orientamenti e delle sue prese di posizione.

 

Oggi il grosso governatore vorrebbe correre ai ripari. E, come è di prassi per la sinistra, pensa all’istituzione del solito tavolo di lavoro, destinato a concludersi dopo qualche tempo in un nulla di fatto.

 

 

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