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Di tutto un po'

«Cent’anni fa Torino decadeva da capitale», scrive Giuseppe Gallico su “Stampa Sera” nel 1964

Il professore torinese, nel settembre 1964, ha rievocato le “Giornate di sangue” di Torino del 21 e 22 settembre 1864 in modo molto infelice!

8 Settembre
10:00 2017

Nel 1964, le “Giornate di sangue” di Torino del 21 e 22 settembre 1864 rappresentavano una pagina decisamente ‘scomoda’ del Risorgimento, rimossa dai libri scolastici e del tutto ignorata dai Torinesi: si può ritenere che il clima ‘patriottico’ evocato dai festeggiamenti di “Italia ‘61”, vicini nel tempo, si facesse ancora sentire.

Nell’imminenza del 153mo anniversario delle “Giornate di sangue”, mi è sembrato interessante vedere come questo episodio sia stato ricordato nel settembre 1964 dai quotidiani “La Stampa” e “Stampa Sera”: aiutato dall’archivio on line di questi giornali, ho appreso che su “Stampa Sera” dell’1-2 settembre 1964, è apparso in terza pagina l’articolo “Cent’anni fa Torino / decadeva da capitale” a firma del professore torinese Giuseppe Gallico.

Con l’occhiello “Le conseguenze della Convenzione di Settembre” e con questo sommario “Per risolvere pacificamente la questione romana fu concluso un trattato sottoscritto a Parigi il 15 settembre: in esso si conveniva che la Francia avrebbe ritirato le sue milizie da Roma e che il governo italiano avrebbe mantenuto l’integrità dello Stato pontificio e trasferita la capitale da Torino in altra città – Il sacrificio dei piemontesi e la sanguinosa rivolta in piazza S. Carlo”, il professore torinese non rende certo giustizia alle vittime.

Come già si nota dal sommario, Gallico preferisce dilungarsi sulla Convenzione di Settembre per poi soffermarsi sul risentimento dei torinesi:

«Alla convenzione furono ostili molti, perché sembrò una rinunzia a Roma: i Piemontesi poi si sentirono menomati dal fatto che cessava di essere capitale Torino che era stata il centro propulsore del Risorgimento. Torino e il Piemonte avevano dato tanti probi e valenti uomini politici, tanti generali dell’esercito, tanti funzionari dell’amministrazione amanti del bene pubblico. Quante nobili e care tradizioni infrante!

Lo sdegno dei torinesi non poté essere contenuto e scoppiò violento nei luttuosi eventi del 21-22 settembre, nei quali si ebbero cinquantadue morti, centottanta feriti».

Tutto qui? I numeri sono corretti ma il professor Gallico si è dimenticato di scrivere che fra i morti prevalevano i civili inermi fra cui due donne…  L’espressione «luttuosi eventi» non esprime bene la portata della strage!

Non c’è da stupirsi di questo minimalismo, perché più avanti Gallico rivela quali siano le fonti di sue affermazioni, scorrette e fuorvianti, come queste:

«Che cosa era avvenuto a Torino? Si era diffusa la notizia che s’era convenuto con la Francia che la capitale dell’Italia non sarebbe più stata capitale! Ed era cominciata la rivolta cittadina con grida, urli, lanci di ciottoli, assalti ad edifici pubblici, colluttazioni tra cittadini».

Gallico non ha consultato documenti come l’Inchiesta amministrativa di Casimiro Ara (Torino, 1864) ma un romanzo!

Lo dichiara candidamente: «Una esposizione viva, particolareggiata di questa sommossa dei torinesi è stata scritta da Dora Melegari - figlia del patriota mazziniano Luigi Amedeo Melegari - in un romanzo dedicato a Torino, intitolato La città forte: e questa faremo conoscere ai nostri lettori in un prossimo articolo».

Gallico dimostra una forte sudditanza psicologica nei confronti di questo romanzo e, soprattutto, della sua autrice – lo vedremo meglio dall’analisi dell’articolo annunciato, apparso il 4 settembre 1964, sempre su “Stampa Sera” – tanto che pare aver dimenticato che la storia non si fa coi romanzi ma coi documenti.

Il professore avrebbe dovuto riservare per le vittime della strage almeno un po’ del feeling e della simpatia che dimostrava per Dora Melegari e lasciare nella penna questa infelice affermazione: «Ora diremo solo quale epilogo ebbe il triste avvenimento che funestò Torino nei giorni che seguirono alla Convenzione. Dopo le violenze popolari il ministero presieduto dal Minghetti fu congedato il 23 settembre: lo stesso giorno in cui furono sedati i tumulti che avevano insanguinato le strade cittadine (…)».

Addirittura «violenze popolari» e «tumulti»! Professor Gallico, non stiamo parlando dei moti di Torino dell’agosto 1917!

Abbiamo accennato in esordio al clima “patriottico” del 1964, alla rimozione di questo infelice e ostico episodio risorgimentale dai libri scolastici. Le espressioni come “Giornate di sangue” erano impensabili nel centenario del settembre 1864. Ma, con tutto questo, la commemorazione di questo episodio fatta dal professor Giuseppe Gallico ci appare particolarmente infelice, soprattutto perché opera di un torinese!

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