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Interviste

In Biblioteca con… Michele Franco

Una gradevole chiacchierata di Andrea Biscāro con l’attore di cinema, televisione e teatro

13 Settembre
12:00 2017

Sottopongo molto volentieri ai lettori di “Civico20News” questa intervista all’attore Michele Franco condotta dall’amico Andrea Biscàro (m.j.).


Le migliori chiacchierate della mia vita non le ho mai fatte a tavola.


Istintivamente preferisco i salotti, i divani, i camini, le atmosfere soffuse… come quelle della Biblioteca di casa. Ed è qui che si tiene il nostro incontro-intervista, osservati da migliaia di occhi, tante sono le persone custodite in ogni volume che va a tappezzare le due pareti dirimpettaie.


Siamo seduti l’uno di fronte all’altro su comode poltrone in stoffa, essenziali quanto intime. Tra noi un tavolino sul quale campeggiano due tazzine e una panciuta bottiglia di grappa ai lamponi, gustata nelle stesse tazzine, ‘sporche’ di quel che resta del caffè, come si usava un tempo, quando i calici da grappa erano un lusso per pochi. La luce discreta delle piantane riscalda i cuori. Si può iniziare.


 

“Michele, vuoi ripercorrere i tuoi primi passi, quelli che ti hanno permesso di varcare i cancelli della Settima Arte?”


 

«“Non è importante a che età arrivi a fare una cosa, l’importante è farla”», esordisce Michele Franco con entusiasmo contagioso.


«Gli orientali – prosegue – col loro pensiero rasserenante, mi hanno aiutato. Nell’agosto del 2000 lavorai su un set come semplice “figurazione”: fu amore e passione a prima vista! Un mese dopo ero iscritto al mio primo corso di recitazione, al quale ne sono seguiti altri, alternati a stages sui metodi Strassberg e Stanislawskji. Ho avuto la fortuna di essere allievo di insegnanti come Piera Carmignani, Anna Bonasso, Roberto Freddi, Marzia Scarteddu, Aldo Zampieri, Lina Bernardi.


Il periodo era positivo: nel corso degli anni, la Film Commission Torino Piemonte (prima d’Italia) ha lavorato in modo esemplare per attrarre produzioni prestigiose nella nostra città che, non scordiamolo, fu la Capitale mondiale del cinema, a inizio Novecento! Il primo kolossal della storia venne realizzato qui: Cabiria del produttore Giovanni Pastrone, un uomo che mi sarebbe piaciuto conoscere. Sul canale YouTube Michele Franco Attore c’è il trailer Cabiria: 100 anni dopo di Franco Diaferia, in cui mi vedete nei panni di Pastrone.


Mentre frequentavo i vari corsi, feci gavetta come “figurazione”, poi arrivarono le “figurazioni speciali”, infine i contratti “a posa” e i ruoli coprotagonisti su pellicole di respiro nazionale».


 

Hai definito il tuo incontro col cinema un amore a prima vista. Una storia seria che si rinnova ad ogni parte, ad ogni sfida, frutto di un lavoro interiore non indifferente…


 

«Assolutamente sì! Ogni provino riuscito è una piccola, grande conquista e ogni parte ha un valore fondamentale. A teatro si dice che “non esistono piccole o grandi parti. Esistono bravi o cattivi attori”. È proprio così. La preparazione è un aspetto che ogni volta mi assorbe totalmente sotto l’aspetto emotivo, fisico e tecnico. Sono conscio che lo scivolone può arrivare quando meno te l’aspetti. Lavorando può succedere. Nel nostro mestiere, quando sei immerso nella tensione del set, tra decine di persone che si aspettano da te qualcosa di preciso, dove è necessario non far perdere tempo ai vari reparti, dove sei sotto l’occhio acuto di registi di nome, è fondamentale tenere sotto controllo molteplici variabili: emozioni, tecniche, posture, memoria, dizione, tempi, movimenti, mimica, posizioni, interazioni con gli attori, sempre stando nel personaggio e nel mood della storia. È una sfida continua. Ti fa sentire partecipe di un progetto più grande di te, in cui l’attore partecipa vivendo su di sé le emozioni, per trasferirle intatte alla macchina da presa e, in definitiva, agli spettatori. Ed essi dovranno decidere se “partecipare” emotivamente o meno a quella storia. É la magia della recitazione».

                                                                                                                                                             

 

La magia di cui parli è il risultato di una preparazione intensa, dove il talento ha il suo peso, ma passa da un’adeguata istruzione che tu hai ricevuto e che, a tua volta, trasmetti ad altri…

 


«Queste esperienze di scuole frequentate e di set vissuti, insieme alle mie sensibilità personali, le porto ai partecipanti dei corsi BER (BenEssere Recitativo) da 11 anni. Ho contribuito a preparare e formare nella recitazione persone d’ogni età, con riscontro dei partecipanti e delle loro famiglie. La riconoscenza e la stima che ricevo mi danno una gioia immensa. Quest’anno il corso BER a Torino si tiene al mercoledì (orari: 16-19 oppure 20-23:30) nella sede della Famija Turineisa in via Po 43, con l’apporto di un’esperta di espressione corporea.


A Chivasso opero invece con l’Associazione L’Officina culturale, realtà importante nel Canavese con la quale mi trovo in ottimo rapporto. I corsi terminano con cortometraggi o performances attoriali specifiche che valorizzano le capacità dei singoli e del gruppo. Ho legato la recitazione agli aspetti culturali del territorio per dare ai partecipanti maggiori chances: bisogna saper recitare adeguando i vari linguaggi alle necessità del cinema, della TV, del teatro. Al contempo, è importante saper intrattenere, presentare, coinvolgere il pubblico in modalità “live” per ampliare il proprio bagaglio di performances e di comunicazione. Aiuto i partecipanti ad acquisire queste potenzialità espressive variegate e a farle diventare parte del loro bagaglio culturale ed espressivo, valorizzando le loro intrinseche potenzialità e qualità attoriali».



 

A proposito di bagaglio culturale, dentro il tuo so che c’è anche l’amore per l’arte…


 

«È proprio così: l’altra mia grande passione è l’arte, che negli anni si è sposata con la recitazione. In passato ho lavorato come grafico e illustratore, ho dipinto con tecniche miste per la committenza più varia. La passione e lo studio dell’arte, assieme all’approfondimento della tecnica e della vita degli artisti, mi hanno permesso di presentare opere dal Settecento ad oggi nonché pittori e scultori contemporanei in quasi 100 trasmissioni negli ultimi 6 anni. Da poco tempo faccio parte della Commissione Scientifica CEA Foundation per l’aspetto Cinema, un riconoscimento che ritengo importante per le fatiche e l’impegno che ho sempre profuso nella recitazione e, più in generale, nel mondo del cinema. Inoltre, da anni presento eventi d’arte e culturali, vernissages di mostre collettive e personali di pittori e scultori noti ed emergenti, scrivendo spesso critiche artistiche e incipit a loro cataloghi».


 

La tua vita professionale è un intreccio policromatico di attività, ma soprattutto di passioni. Una fra queste, anch’essa interconnessa con la recitazione, affonda le sue radici nel sociale…


 

«Hai colpito nel segno! La passione mi conduce. Ho partecipato alla realizzazione e presentazione di 18 Festival di Cinema negli ultimi 14 anni. Un impegno di volontariato per portare i lavori dei giovani filmakers sul grande schermo in serate emozionanti dove incontro bellissime energie impegnate nel cinema, nel sociale, in qualcosa che forse sarà il loro futuro. Per un artista è importante relazionarsi con la realtà circostante. Per un attore lavorare su temi etici o sociali rappresenta una grande opportunità. Ho portato in scena con Pier Giuseppe Corrado Poeti contro la mafia, Prigioniero politico, Sacco e Vanzetti. Con Claudio Contino Zanotto, nella tristemente nota “fabbrica della morte” (ex IPCA di Ciriè), Il giardino dei ciliegi di Cechov, rivisitato in chiave di denuncia ecologista. Ne La trattativa di Sabina Guzzanti ho interpretato il giudice Gian Carlo Caselli e il pentito politico Ezio Cartotto. Ne Inivisibili di Camillo Russo e Giorgio Falzone ho interpretato la solitudine del magistrato in terra di mafia.


Coi partecipanti ai corsi BER attualmente portiamo in scena momenti di vita del mitico Commissario Montesano, tratti dal libro Strada facendo (Daniela Piazza Editore) di cui sei autore assieme a Milo Julini. Un lavoro intenso, voluto dalla vedova del Commissario, Adriana di Lullo.


Partecipo disinteressatamente a lavori che trattino le tematiche di violenza, sopraffazione, abuso sui soggetti più deboli, droga, mafia, criminalità. L’impegno sociale lo vivo come una necessità intima che la recitazione mi permette di concretizzare e portare al pubblico».



 

Da amante del cinema anni ’40-’60, associo la tua persona alla sensazione che i miei genitori provavano nel vedere sui rotocalchi le foto dei caratteristi del cinema italiano e americano.


Questo attore io l’ho già visto”, diceva mia madre, meditabonda, cercando di ricordare quel tal nome, regolarmente sulla punta della lingua. Il tuo volto – spesso presente sul piccolo e grande schermo – trasmette a molti la stessa sensazione, sempre piacevole in quanto momento di riscoperta di un volto che è rimasto impresso nella memoria. Come il tuo, per l’appunto...  

 


«Ti ringrazio per questo bel riferimento ai caratteristi del vecchio cinema, figure indispensabili!


In effetti, ho lavorato in diverse fiction: Centovetrine, Vivere, L’assalto, L’amore non basta (quasi mai…), Tutti i giorni della mia vita, Provaci ancora Prof! 5 e 7, Casa e bottega, La tempesta, Violetta, la Traviata, Il sogno del maratoneta, La classe degli asini, Sacrificio d’amore. Tra i film ricordo Le stelle inquiete (coprotagonista), Pulce non c’è, Cercando Maria (coprotagonista), Maicol Jecson, La Sapienza, La trattativa (4 ruoli di cui 2 coprotagonisti), Prima di lunedì, La stanza del sorriso (sulla malattia oncologica, coprotagonista, di prossima uscita), Tu mi nascondi qualcosa.


Sono stato diretto da registi importanti: Giulio Base, Marco Bellocchio, Emanuela Piovano, Sabina Guzzanti, Eugene Green, Massimo Cappelli, Riky Tognazzi, Tiziana Aristarco, Cinzia TH Torrini, Giuseppe Loconsole, Franco Diaferia. Nel cinema indipendente, da Mary Griggion, Salvatore Gatto e Piero Cognasso. I tre registi lavorano in team. Mi hanno diretto in ruoli importanti in due film tratti dai romanzi di Mary Griggion: in Sotto lo stesso cielo ero un volgare trafficante di prostitute (faccio una brutta fine); ne Il Principe dei tarocchi (di prossima uscita), sono un ambiguo professore tormentato da un conflitto interiore. Il film svela una Torino misteriosa e inquietante, con ottima fotografia e scene intense sostenute dalla splendida soundtrack di Rocco Spanò».


 

 

Siamo al termine del nostro incontro-intervista. Guardiamo al futuro. I tuoi prossimi impegni?


 

«Tanti! In autunno presenterò «Industria romana Time Machine», docu-fiction distribuita in scuole del Canavese. Nei prossimi mesi avrò seri impegni cinematografici su diversi set di cui darò aggiornamenti sul mio sito; sto curando la regìa di un booktrailer in costume d’epoca per il tuo prossimo libro; mi sto occupando di spot per aziende nazionali ed eventi locali.


Insieme al team di ragazzi di ingegneria del cinema del Politecnico stiamo realizzando una serie di eventi che porteranno nel marzo 2018 al TCF, importante Festival Internazionale di Cinema.


Sul versante artistico, da novembre inizieranno le serate Cine Art Contest, dove sceneggiatori e troupes reinterpreteranno dieci opere d’arte di altrettanti pittori noti ed emergenti del panorama piemontese. Nel maggio 2018 curerò in tutti gli aspetti una conosciuta manifestazione d’arte, che avrà inedite modalità di sviluppo. Non è finita qui! C’è in ballo un ruolo particolare e impegnativo che dovrò ricoprire nel 2018. Al momento non vi posso svelare nulla, sarà una sorpresa!


Vorrei concludere ringraziando voi di Civico20, i vostri lettori, i Maestri che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino, le persone e gli amici che hanno creduto in me più di quanto io stesso ci credessi, sostenendomi e spronandomi nei momenti difficili.


Auguro a tutti buona Vita e buona Arte, qualunque forma abbia quella che alberga in voi!»


 

Grazie a te, Michele Franco, per questo viaggio negli affascinanti fiordi delle tue esperienze artistiche.

 

 

Andrea Biscàro

 

Michele Franco in Rete:

Sito di Michele Franco

YouTube – canale Michele Franco Attore. Per motivi di diritti non troverete le decine di parti recitate su fiction e film (per questo si rimanda all’esaustivo sito internet).


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