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Economia e finanza

La Web Tax per le “tigri” del Web

Cosa partoriranno i ministri delle Finanze dell’Eurozona?

11 Settembre
08:00 2017

In genere dalle colonne di questo spazio si è poco teneri verso il mondo del capitalismo digitale, oltre che nei confronti delle velleitarie risposte dei Governi.

Ci ha stupito, quindi, la notizia dal Tesoro “secondo cui i quattro ministri delle finanze dei paesi più grandi dell'Eurozona  [Italia, Francia, Germania e Spagna] intendono presentare l'iniziativa per la tassazione della web economy nel corso della prossima riunione informale dell'Ecofin, in programma a Tallinn il prossimo 15 e 16 settembre” come nota l’Ansa.

Un passo avanti, sottolineiamo per ora sulla carta, dalla risposte giunte nel tempo “in ordine sparso, dalla “Google tax” inglese del 2015 (25% su giri d’affari superiori a 10 milioni) fino alla web tax italiana (che in realtà è una forma di compliance volontaria per fatturati over 50 milioni)” scrive Il Sole 24 Ore, che si augura “Italia, Germania, Francia e Spagna hanno capito che il problema si risolve (forse) con una fitta rete di regole comuni e, soprattutto, omogenee”.

I “giri d’affari” di tali società, per altro, sono tali da rendere ormai necessaria una tassazione, dato il continuo e sempre più profondo abbraccio tra la società, la vita dell’individuo e in senso ampio l’Internet delle cose.

Il sito del tg di Murdoch, per esempio, riporta che “Airbnb nel 2016 è stato utilizzato da più di 10 milioni di persone in Francia, ma ha pagato meno di 100mila euro di tasse al ministero del Tesoro”, oppure “Facebok [con] sede negli Stati Uniti, ha registrato 16,2 miliardi di euro nel bilancio consolidato che include i risultati di Facebook Italia e le società presenti in Belgio, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Paesi Bassi e Regno Unito. Le imposte complessivamente pagate sono pari a 2,3 miliardi, con un margine di profitto del 34,5 per cento”.

Per quanto ci sia chi ritenga che la crescita dei big del Web sia una bolla non molto diversa da quella dei domini dot-com dei primi anni 2000, è innegabile come questi colossi siano riusciti a diventare essenziali (se non indispensabili) nella vita delle persone: e i dati lo riportano.

Delle vere e proprie “tigri” da imparare a cavalcare, data l’importanza che ormai rivestono, si pensi ai soli Facebook e Google per l’informazione quotidiana delle persone.

L.V.C.

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