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Cronaca

Naufraga lo Ius Soli.

La contestata legge sparisce dall’agenda di Governo.

13 Settembre
07:30 2017

E’ stato uno dei temi politici più caldi dell’estate, lo Ius Soli.
La legge, fortemente voluta dal Pd, che avrebbe garantito la cittadinanza italiana ai figli di immigrati, dopo il discusso ritiro di agosto, è stata di fatto cancellata dall’agenda di governo.
Una scelta, per bocca dello stesso Zanda, capogruppo al senato Pd, “inevitabile” in quanto “sono venuti meno i numeri per approvare la legge”.
E facendo la conta, sembrano mancare i voti di Area Popolare, che ha sempre visto con avversione questa proposta, senza però mai boicottarla per il quieto vivere.
A quanto pare nel Partito di Alfano è venuta meno la volontà di sostenere questa legge, e la cosa è apparsa chiara ascoltando le parole di Maurzio Lupi che parla di “vittoria del realismo”.
Esultano gli oppositori, con a capo la Lega che attraverso un tweet di Salvini scrive "Niente legge sullo Ius soli in Senato a settembre, una vittoria della Lega e del buon senso. La nostra battaglia va avanti, grazie Amici!

Anche tra le fila di Forza Italia si respira aria di grande soddisfazione "Ci auguriamo che la mancata calendarizzazione della proposta sullo ius soli metta la parola fine su un testo ideologico, dalle finalità sbagliate. Su quella legge non c'è consenso in Senato come non c'è nel Paese: la maggioranza degli italiani non vuole la riforma della cittadinanza sostenuta dalla sinistra" esulta il senatore azzurro Mandelli.

Il Movimento 5 stelle, che aveva definito un “pastrocchio” il ddl, chiede un referendum popolare sulla questione.
Già, un referendum: per una volta mi tocca dar ragione ai pentastellati. Quale, se non l’estensione della cittadinanza, dovrebbe tener conto della volontà popolare?
Inoltre, stando a parecchi sondaggi fatti circolare in estate,  lo ius soli non è che trovasse grande appoggio tra gli italiani: oltre il 55% si dichiarava contrario, poco più del 30% favorevole, il resto indeciso .
Risultati completamente capovolti rispetto a dieci anni fa, quando la popolazione italiana avrebbe accolto con favore la legge (circa il 71% di favorevoli nel 2006). I tempi sono cambiati, la gente avverte un’ondata di migranti che qualche anno fa non c’era, il resto l’ha fatto la crisi.

Quindi la scelta, obbligata, di lasciar perdere lo ius soli appare di buon senso, con buona pace degli appelli della Boldrini, dei moniti dal Colle e delle tirate d’orecchie da parte di alcune testate e dei vari intellettuali  “radical chic”.

E il Pd, tutto sommato, deve ringraziare il mancato appoggio di Area Popolare: far approvare una legge generalmente malvista avrebbe portato a un ulteriore calo di voti, ma, d’altro canto, può definirsi esente da responsabilità circa il suo accantonamento.

Tutti soddisfatti? Macchè. Da sinistra si alza un grido di rabbia “Le argomentazioni di Zanda sulla mancanza dei numeri per approvare la norma sono incomprensibili: i numeri in maggioranza si trovano e ho confermato ancora oggi che siamo disposti anche a votare una fiducia di scopo  sulla legge, pur essendo noi una forza di opposizione – spiega la presidente Loredana de Petris  – Evidentemente il Pd non ritiene prioritario il provvedimento e più si rinvia, più passa il tempo, minori sono le chance per l’approvazione della legge”.
Sinistra Italiana porge la mano al Governo, proponendo un governo di scopo che approvi lo ius soli.
Una soluzione che appare obiettivamente improbabile.

Un ultimo rantolio da parte di una legge morta prima ancora di veder la luce.

 

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