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Settanta anni dopo

Riemerge nelle sinistre illuminate una rinnovata paura del fascismo?

14 Settembre
08:00 2017

Forse hanno la coscienza sporca. Forse i compagni sanno di avere governato male per gli ultimi cinque anni ed hanno paura che il popolo, anche in parte il loro popolo, sia disgustato dal loro modo di governare e non intenda più accordargli fiducia.

 

Sanno che gli italiani,  al di fuori della solita cerchia di irriducibili, avvinti al partito democratico dalla guareschiana obbedienza cieca, pronta ed assoluta, non hanno approvato la loro gestione del problema dell’ immigrazione.

 

Prima, il coro delle sinistre al governo ha negato l’esistenza del fenomeno migratorio, poi ha sostenuto che era salvifico,  perché gli extracomunitari ci avrebbero pagato le pensioni ed avrebbero fatto i lavori che gli italiani non vogliono più fare. E, dopo qualche tempo hanno dichiarato che le migrazioni sono ineluttabili e che l’unica soluzione sarebbe quella di concedere a tutti il cosiddetto “ius soli”.

 

Osserva Giulio Tremonti in un libro di imminente pubblicazione, scritto a due mani con Vittorio Sgarbi, che le sinistre al governo si sono illuse di risolvere il problema migratorio con il dogma dell’accoglienza diffusa, con il quale hanno dimostrato di non capire nulla della gestione del fenomeno. Costringere consistenti parti di cittadini impauriti a convivere con masse di migranti sconosciuti e abbandonati a loro stessi in piccoli centri, ha costituito per il PD un vero o proprio autogol.

 

Perché, come osserva ancora Tremonti, “se sei un sindaco del PD e accetti di collocare nel tuo comune una quota di immigrati, poi perdi le elezioni. Infatti anche molti sindaci del PD rifiutano di farlo, ma presto, a rifiutare tutto il pacchetto, saranno gli elettori”.

 

Questa previsione ha gettato nel terrore molti dirigenti della sinistra, che hanno dovuto, obtorto collo, anche prendere atto delle perplessità suscitate nel mondo cattolico dall’operato del pontefice argentino, da loro considerato un influente alleato.

 

Il timore di perdere le prestigiose poltrone ministeriali e le ricche prebende assicurate dall’esercizio del potere ha allarmato le menti più illuminate del PD e dei suoi alleati e le ha indotte a ricercare nuove ragioni da proporre all’elettorato che ritengono ancora fedele.

 

La più risibile tra queste, partorita da personaggi come Emanuele Fiano, Laura Boldrini, Luciano Violante ed altri compagni è stata quella di inventare una correlazione tra una rinascita del fascismo ed i movimenti che si oppongono all’ invasione degli immigrati.

 

Hanno dichiarato con il Fiano una guerra spietata quanto ridicola contro tutti i simboli del fascismo, anche i più piccoli, rappresentati da ciondoli, portachiavi, simboli, mini-busti e ritratti del duce.

 

Hanno proposto (anche se subito ritrattata) con la “presidenta” della Camera, Laura Boldrini di abbattere tutti i monumenti ed i palazzi costruiti in Roma in epoca fascista.

 

E Luciano Violante, predecessore della Boldry nella carica di presidente della camera, ha rivelato in una recente trasmissione televisiva che “un grande sogno” lo perseguita da settanta anni. Quello di scalpellare la dicitura marmorea DUX che campeggia su di un obelisco romano.

 

Aveva iniziato a Torino una brillante carriera di magistrato di sinistra, incarcerando senza ragioni l’ambasciatore e medaglia d’oro della resistenza Edgardo Sogno, accusato di ordire nientemeno che un golpe.

 

 

 

 

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