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Di tutto un po'

La “Torino noir” vista e narrata da Milo Julini

L’udienza del giudice conciliatore come rimedio contro l’ipocondria

La justice de paix, di P.E. Salzedo (1889)
12 Ottobre
11:00 2017

Torniamo ad occuparci del particolare filone della cronaca giudiziaria indicato come la “Giustizia che diverte” perché presenta avvenimenti e personaggi singolari e bizzarri del mondo giudiziario in modo da fornire ai lettori occasione di sorridere anche fra le tristezze delle aule di tribunale.


Leggiamo, sulla “Gazzetta Piemontese” di domenica 10 giugno 1877, la “Rivista dei Tribunali” di Basilius che propone ai suoi lettori di assistere alle udienze del giudice conciliatore come rimedio contro l’ipocondria. Il giudice conciliatore è stato istituito nel 1865, presso ogni comune, perché possa appianare, su richiesta delle parti, le controversie minori.


Scrive Basilius: «Per chi voglia guarire dallo spleen e dall’ipocondria, io ho uno specifico di sicuro effetto.


Ed io lo do a’ miei lettori colla certezza di attirarmi le loro benedizioni, tanto più che si tratta di uno specifico che ha il vantaggio di non costare neppure un soldo.


Lo specifico è questo:


Andar a passare un’oretta all’udienza del Conciliatore, ed assistere alla discussione di alcune cause.


Vi assicuro che c’è da divertirsi meglio che ad un teatro, perché là si rappresenta la commedia sociale viva e palpitante, con attori che sanno la loro parte a memoria - ciò che non tutti i capo-comici possono dire -, e la recitano con sentimento.


Io che difficilmente vado al teatro, mi sono levato questo gusto e me se sono trovato assai bene».


A sostegno delle sue affermazioni, Basilius così narra la sua esperienza:


«Quando entrai nella sala d’udienza del Conciliatore - la quale è assai meglio arredata di qualunque ufficio di Pretura o del Tribunale di Torino - c’erano una trentina di litiganti, due procuratori cosi detti di muraglia [così sono chiamati a Torino gli avvocati trafficoni, di dubbia moralità e competenza, a Napoli indicati come “paglietta”, n.d.r.], un sostituito procuratore ed un causidico capo.


A mezzogiorno in punto entrò il conciliatore cav. Pautas e andò ad assidersi al suo scranno, con alla destra il cancelliere ed alla sinistra un usciere ritto in piedi ed impassibile, che col ruolo delle cause in mano chiama uno dopo l’altro tutti i contendenti.


Alla prima chiamata dell’usciere esce dalla turba una donna scarmigliata con uno scialle delle Indie, - dico così perche quello scialle dev’essere stato raccattato in quel paese e fors’anche più lontano, - e con una veste corta corta sdruscita e trasparente che sente la miseria lontano un miglio.


- Che cosa volete? - domanda il Conciliatore.


- Domando il pagamento di lire sette e centesimi cinquanta, prezzo di biancheria venduta e consegnata alla signora Merli.


La signora Merli non è comparsa, ma trovasi rappresentata da un causidico quale prepone una riconvenzionale, - gergo curialesco - cioè propone a sua volta una domanda contro l’attrice pel pagamento di lire trenta.


- E perché domanda trenta lire?


- Le dirò. La signora Merli e l’attrice erano state messe dentro per ricettazione dolosa di oggetti di furtiva provenienza. La mia cliente fu la prima ad essere scarcerata, ed appena si trovò fuori si occupò di ottenere la libertà provvisoria alla signora Rostini, che è l’attrice qui presente.


- E che cosa ha fatto? Ha scritto un ricorso?


- Appunto.


- Ma la signora Merli non fa l’avvocata e non può pretendere onorari.


- Non importa. La signora Merli è andata a raccomandare la signora Rostini al Giudice istruttore, al Procuratore del Re, al Presidente, ecc., ecc.


- Senta, - domanda il Conciliatore con un fare tra il serio e il faceto, a chi si crede di contarla? Vuol’ella farmi credere che una donna scarcerata provvisoriamente e sotto processo pur manutengolismo possa raccomandare un’altra donna che è in carcere? Se non ha altri santi, io condanno la signora Merli a pagare le L. 7,50.


L’uditorio dà in una risata e il causidico fattosi rosso in viso come un peperone di Spagna, si ritira tutto confuso».


Prosegue Basilius:


«Si chiama un’altra causa.


L’attore, cioè colui che ha fatto citare, è un vecchiotto vestito alla contadinesca, che pretende da un procuratore di Torino il pagamento di venti lire per cure mediche pagate ad una bambina che teneva a balia dodici anni fa.


Il contadino è assistito dal figlio del dottore che ha curata la bambina, quale è oramai ragazza da marito.


Il procuratore invece è rappresentato da un suo sostituito.


- Perché avete aspettato tanto a domandare queste venti lire? - chiede il Conciliatore. - Mi pare che questo lungo ritardo non provi molto in favore della vostra instanza.


- Veda, - risponde il figlio del medico, - il mio cliente è un galantuomo, e quando son io che glie lo dico, può star sicuro: il mio cliente è incapace, anzi incapacissimo di domandare una cosa che non gli sia dovuta.


- Sarà cosi fin che vuole, - ribatte il sostituito causidico, - ma il mio principale è galantuomo al paro e forse più del suo cliente.


- Stia zitto, - risponde l’altro invelenito, - e si vergogni. Un procuratore che non paga le cure fatte alla sua creaturina. Uh! E lo chiama un galantuomo?


- Ohè, porti rispetto al mio principale.


- Vada a nascondersi.


- Vada lei, schifoso.


- Vergognosaccio.


- Oh! insomma, la finiscano una volta o li mando fuori tutti e due, - tuona il Conciliatore.


- Io parlo con calma, - osserva il figlio del medico, - e le assicuro che di galantuomini come questo bravo contadino non ce n’è altri al mondo.


- Ma questa non è una ragione…


- E le dirò che a costo di spendere mille lire, e magari diecimila, glie la faremo vedere al signor procuratore. Oh! glie la faremo vedere!


- E il mio principale la farà vedere a lui, la farà.


- Nossignore, a costo di pagare mille lire - replica l’altro, e tira fuori un portabiglietti come per garantire le spesa della lite.


- E il mio principale è buono a fargliene mangiare ventimila, se vuole.


- La finisca, ontoso [vergognoso, dal piemontese “ontos”, n.d.r.].


- Brutta ghigna.


- Lei è bello!


- Stupidaccio.


- Insomma - interrompe il Conciliatore - queste sono storie; io condanno il procuratore, e questi, se ha altre ragioni, le faccia valere.


- Bravo, bene, - dice il figlio del medico.


- Una lira e quaranta centesimi - interrompe il cancelliere.


- Eccole qui - risponde il figlio del medico, ed estratti ventotto soldi, li sbatte sul tavolo del cancelliere, guardando il suo avversario con un gesto di sfida.


I litiganti escono, io li seguo.


Se aveste visto come si guardavano nel discendere le scale! Che occhiacci!


Ed io rideva a crepapelle».


Si conclude così il brillante resoconto di Basilius, proposto come terapia contro l’ipocondria. Non è un consiglio così singolare, visto che l’attore dialettale genovese Gilberto Govi (1885-1966) proponeva con successo “In pretura”, atto unico di Giuseppe Ottolenghi.  

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