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Torino - Un quotidiano che giudica ed insulta

Un tribunale politicamente corretto

29 Settembre
09:00 2017

Da quando è diventato di proprietà della famiglia De Benedetti ed è diretta da Molinari,  il quotidiano torinese “La Stampa” si arroga il diritto di distribuire a destra e manca patenti di populismo, xenofobia, razzismo ed anche, negli ultimi tempi, di fascismo.

Il giornale, dimentico dei tempi in cui inalberava sulla testata il motto “frangar non flectar” si è costituito in un vero e proprio tribunale, che giudica tutte le opinioni che non coincidono con la linea imposta al  giornale dall’editore e che non sono politicamente corrette.

E’ quasi impossibile sfogliarne le pagine senza imbattersi, nei titoli (anche di prima pagina) e negli articoli interni, con le definizioni che abbiamo citato.

 

Il termine di populista è quello più usato ed abusato dal tribunale degli opinionisti de “La Stampa”. Lo ritengono un insulto perché nella loro prosopopea non hanno mai pensato che il populismo è un movimento politico che si occupa degli interessi e della difesa del popolo, oggi dimenticato ed anche oppresso dalle caste che governano l’italia.

 

Un altro termine che appare quasi tutti i giorni nelle pagine del quotidiano di De Benedetti è quello di xenofobo. Significa paura ed anche avversione per chi è diverso. Ed in particolare per chi irrompe nella tua vita quotidiana, portando povertà, costumi diversi ed ideologie religiose che si propone di importi e te lo annuncia liberamente.

 

Gli opinionisti del tribunale del quotidiano torinese, non sono mai riusciti a capire che una deriva xenofoba è proprio quella che professano loro, cercando di convincere, anche con i peggiori insulti, il popolo italiano ad accettare chi è diverso, non vuole affatto integrarsi, ed invade l’Italia, i nostri paesi, ed ora, con il progetto Minniti, anche le nostre case portando malaffare delitti e disordine.

 

Una xenofobia anti italiana, che il giornale nasconde sotto un ipocrita velo di buonismo.

Un’altra accusa che “La Stampa” rivolge  a chi professa un’opinione diversa è quella di razzismo. Per gli arroganti redattori del giornale, “razzista” è quella parte del popolo italiano che non accetta e condivide le loro opinioni.

 

Ma non si sono mai accorti, o lo negano con tutte le loro forze (questo è davvero negazionismo), che un imponente, viscido razzismo è quello professato nel nostro paese dalla comunità islamica che non ha nessuna volontà di integrarsi ed ha anzi l’obbiettivo di imporre la loro cultura e la loro religione.

Veniamo infine all’accusa di fascismo, riesumata dal giornale, settanta anni dopo il suo storico “frangar non flectar” di epoca mussoliniana. E’quasi comico leggere nelle sue pagine, interviste ed accorate proteste contro il risorgere del fascismo, scritte da opinionisti e politicanti che ancora “spuzzano” (Bergoglio dixit) di vetero-comunismo, anche da travestiti e dopo avere più volte cambiato nome al  partito.

 

Il fascismo è finito nel 1946 e viene alimentato ancora da poche frange. Il comunismo è stato spazzato via nel 1969. Ma gli opinionisti de La Stampa, fingono di non sapere che il comunismo è ancora immanente nella politica italiana e che in molti casi riesce ad imporre la sua ideologia. Sembra addirittura che il direttore Maurizio Molinari non sia al corrente che nel nostro paese sopravvivono addirittura, in stato preagonico, più partiti che si ispirano al comunismo.

 

Ed è pertanto irreale parlare di due pesi e di due misure.

  

 

 

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