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Cinema

“Il gioco di Gerald” – film Netflix tratto da Stephen King

Thriller teso e brutale che scava nel profondo della psiche e delle paure umane attraverso l’analisi postuma di un rapporto logoro e il disperato tentativo di sopravvivenza

3 Ottobre
13:00 2017

Anno: 2017 

Titolo originale: Gerald’s Game

Paese: USA

Durata: 103 minuti

Genere: Thriller

Regia: Mike Flanagan

Soggetto: Stephen King (romanzo)

Sceneggiatura: Jeff Howard, Mike Flanagan

Cast: Carla Gugino, Bruce Greenwood, Henry Thomas, Carel Struycken

Una valigia sul letto, una coppia che la riempie di vestiti, finché lui termina con due paia di manette. Queste le prime immagini di Il gioco di Gerald, lungometraggio diretto da Mike Flanagan sulla base dell’omonimo romanzo di Stephen King, prodotto da Netflix, su cui è disponibile da pochi giorni.

Jessie (Carla Gugino) e il marito Gerald (Bruce Greenwood) si preparano a trascorrere il weekend nella loro isolata casa sul lago, con l’intenzione di recuperare il loro rapporto in crisi. Per vivacizzare la loro vita sessuale, Gerald decide di ammanettare Jessie al letto, ma quando l’uomo muore improvvisamente di infarto la donna dovrà disperatamente cercare di sopravvivere e uscire da una situazione da incubo.

Inevitabilmente messo in ombra dalla grandissima attesa del remake di It, tratto dal grande capolavoro di King in uscita tra un paio di settimane, Il gioco di Gerald è un film dal potere disturbante, ottimo thriller che ha ricevuto molte critiche positive.

Lo spunto narrativo di partenza è semplice quanto efficace, una situazione estrema ma plausibile, un gioco erotico che finisce in tragedia e in una situazione drammatica, come lo può essere liberarsi dalle manette in una casa isolata dove l’unica compagnia sono un cadavere e un cane affamato. Qui subentra il “tocco King”, e di conseguenza il film si tinge di onirismo, se non proprio di soprannaturale; la spaventata protagonista viene aiutata dalle sue proiezioni mentali del marito appena deceduto e di se stessa, in un continuo dialogo che porterà a galla senza freni tutti i problemi della coppia in un’analisi spietata quanto utile alla donna per cercare di sopravvivere all’incubo.

Una sceneggiatura ben scritta aiuta lo spettatore sin da subito a entrare nel vivo della vicenda, il cui ritmo costantemente teso non subisce cali neanche nelle lunghe sequenze di solo dialogo, attraverso il quale viene raccontata la crisi dei due; interessante la scelta di raccontare per flashback solo un episodio traumatico dell’adolescenza di Jessie, fondamentale per lo sviluppo del rapporto con il marito (le cui immagini sono sinceramente imbarazzanti e difficili da guardare) e mai la vita insieme a Gerald. Perfettamente bilanciati i momenti introspettivi a quelli puramente angoscianti.

La suspense che rende il film un buon thriller è notevolmente sorretta da un uso calibratissimo dei suoni e pochissimo utilizzo di accompagnamento musicale nelle sequenze più tese.

Il gioco di Gerald affronta in modo affascinante ma schietto le defezioni dei rapporti umani, ci racconta come sia difficile conoscere la natura nascosta delle persone che ci stanno accanto; tocca le paure insite in tutti noi sin dall’infanzia, la paura del buio, dei mostri, della solitudine (davvero spaventose le soggettive della protagonista bloccata nel letto sulla stanza vuota e buia). Lo fa usando molte metafore ed elementi se non soprannaturali, onirico-psicanalitici, arrivando direttamente dove vuole arrivare, in puro stile Stephen King ben diretto da un regista, Mike Flanagan, abituato al genere horror (suoi Oculus – Il riflesso del male e Ouija – L’origine del male).

Molto brava Carla Gugino nei panni della terrorizzata protagonista, personaggio complesso e ricco di interiorità, e anche Bruce Greenwood in quelli del marito, ma soprattutto della sua proiezione. Senza i due ottimi interpreti il film avrebbe corso il terribile rischio di diventare la versione horror di Cinquanta sfumature.

Un thriller dalle venature horror mai banale, che coinvolge (e inquieta) totalmente lo spettatore, il perfetto esempio di un’ottima trasposizione di un romanzo di King, operazione purtroppo non sempre riuscita.

 

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