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Economia e finanza

“Se non ora, quando”, per l’Arte come lavoro?

La pregevole iniziativa di un artista

9 Ottobre
08:00 2017

Cogliamo l’occasione della pubblica donazione di un dipinto, per riflettere sull’arte come professione anche sulla scorta del recente convegno pinerolese “La tutela del creato. Il lavoro artistico tra bellezza e dignità” (di cui si troverà resoconto nel prossimo numero della nostra rivista 2006PIU’ Magazine).

Infatti, il prossimo 21 ottobre a Rubiana, presso la Pinacoteca comunale Francesco Tabusso, verrà presentato l’ultimo lavoro del pittore Walter Grassi, Se non ora quando. Un lungo percorso, cominciato tre anni fa e terminato lo scorso 17 settembre, concluso con il dono che l’artista ha scelto di fare al Comune.

Un’opera d’arte che nella sua genesi sa d’antico, poiché commissionata su un ben preciso tema: la dignità delle donne. Anche la collocazione che spetterà al lavoro di Grassi, la Sala del Consiglio del Comune, lascia intendere che questo artista sia riuscito a realizzare ciò che molti si augurano: rendere l’arte la propria professione.

Un obiettivo difficile da raggiungere, in un Paese che, seppur patria della cultura e della storia, pare aver perso la “bussola” per il Bello.

Forse, a causa della mercificazione cui le espressioni artistiche sono andate incontro, come hanno suggerito alcuni artisti che hanno preso parte durante il convegno organizzato dall’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Pinerolo.

Soltanto nell’epoca romantica, l’artista va ad assumere i contorni esclusivi del genio ispirato e concluso in se stesso, distaccandosi dalle concezioni precedenti, più simili all’artigiano del Bello. Già in epoca medievale, la parola lavoro figurava accanto a quella di artista, essendo artifices, alla pari dei sarti, dei falegnami, dei maniscalchi, ovvero di coloro che producono oggetti concreti.

Come in una frase attribuita a San Francesco d’Assisi: “Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista”.

L.V.C.

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