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Politica Nazionale

La Sinistra divisa.

Decalogo dei mille partiti a ispirazione rossa: come evitarli e perché.

10 Ottobre
08:00 2017

Essere di sinistra è divertente, è come andare al ristorante e avere di fronte un menù sempre diverso.
Il gusto poi è sempre lo stesso, però almeno ti fan credere che mischiando alla bell’è meglio gli ingredienti, venga fuori qualcosa di più gradevole della precedente esperienza.
Questo lo diceva mio nonno già parecchi anni fa lamentandosi dell’eccessiva balcanizzazione della sinistra.
E il bello non l’aveva ancora visto.

Perché siamo onesti, oggi quello che si è creato a sinistra del Partito Democratico rappresenta il trionfo del personalismo, l’incapacità alla mediazione e al compromesso, la rinuncia ad assecondare un leader che detti la linea e a far gioco di squadra.
Lo scopo dei molti leader o, presunti tali, è quello di curare il proprio orticello, piuttosto che governare.
Governare? E a chi interessa? Molto più semplice stare seduti tra gli scranni del Parlamento a protestare e far campagna elettorale.

L’ultima pagina di gossip politico nostrano ce la regala Pisapia.
L’ex sindaco di Milano, salito alla ribalta per aver creato il Movimento Arancione, ora guida il Campo Progressista. Bene, si è riuscito a prendere le prime pagine dei quotidiani nazionali perchè pare voglia dare una mano a Renzi e non rientrare nel listone di Sinistra proposto da Roberto Speranza.

Una lista di sinistra? E quanti sono?
Anch’io, che mi reputo persona interessata ai fatti e alle vicende politiche ogni tanto devo chiedere a google quali siano i partiti a sinistra del Pd, e che fine abbia fatto quel determinato politico.
Si uniscono e si dividono manco fossero cellule che han a che fare con meiosi e mitosi.
Ci tengo  precisarlo, si tratta di una lista che potrebbe variare di ora in ora, quindi va continuamente aggiornata. Pure adesso, mentre scrivo, potrebbe capitare che si sia svegliato un Gennaro Migliore a caso e che abbia avuto la felice intuizione di creare un altro brandello di sinistra, quindi prendetela come viene.

A guidare la corazzata Mdp- Articolo 1. Già per il nome criptico meriterebbe di non entrare in Parlamento. Questo partito potrebbe essere rappresentato da un pollaio, in cui presumibilmente Bersani, Prodi, Speranza e D’Alema passeranno il tempo a beccarsi tra loro. D’Alema poi, da qualche anno sembra avere nella distruzione della sinistra il suo unico obiettivo politico.
Avrei potuto anche ribattezzarlo il cimitero degli elefanti, ma pareva di cattivo gusto.

Abbiamo poi Sinistra Italiana, che se non altro ha un nome piuttosto esplicito. E’ guidato dal fumantino Fratoianni, e vede in Renzi il nemico numero 1. Alcuni sondaggi lo darebbero al 2% ma sembra fantapolitica.

Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, lo ammetto, mi era sfuggita.
Ho provato a recuperare terreno cercando su google, ma manca pure la pagina Wikipedia.
Il sito ufficiale però è presente, e parla della necessità di creare una nuova forza a sinistra.
Usano proprio questo termine, necessità.

A questo punto l’immancabile Rifondazione Comunista che, se non altro, ai tempi di Bertinotti qualcosa contava, mentre ora a leggere il nome dell’attuale segretario, tal Acerbo, viene il magone
Finito qui? Macché, ci sarebbero ancora i Comunisti - quelli non di rifondazione- i Socialisti, il nuovo Psi, i Radicali, i Verdi e poi? Non manca più nessuno?  Impossibile…
Ah cavolo ecco … Possibile, il cui capetto Civati, il filosofo Civati, l’umile Civati si fregia d’aver avuto per primo l’intuizione di lasciare Renzi. Anche qui, a parte il ristretto cerchio di parenti e qualche giovane grupie invaghitasi di Pippo durante gli anni universitari, non si sa come possa credere di ottenere un risultato decente alle urne.

Un bel groviglio non c’è che dire. Pare che tutta sta galassia di partitini voglia fare una lista unica. Lista che, ontologicamente, durerebbe lo spazio di una cena. Che finirebbe a coltellate.
Qualche sadico si è divertito a fare una serie di nomi che potrebbe guidare quest’armata Brancaleone: Bersani, Pisapia, Boldrini, Landini, Grasso, Camusso, Vendola, Speranza, Civati, Fratoianni, D’Alema, a un certo punto si prova a sparigliare le carte, inserendo Saviano.
Può bastare così, penso.
Ah in attesa del nome forte, si reputa che questa lista potrebbe agguantare il 7%.
Della serie, ci sarebbero meno posti a sedere che terga disposte a occuparli.

 

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