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L’uomo, i misteri e l’ignoto

L’arte dell’ozio ovvero la sacralità del tempo spesso solo con se stessi.

11 Novembre
11:00 2017

Nella nostra società velocizzata e frenetica, il concetto di ozio è sinonimo di perdita di tempo, ovvero quasi un’attitudine di un essere umano classificabile come scansafatiche.

In oriente è sempre esistito però un modo di impiegare il tempo della giornata chiamato “arte dell’ozio”. Questo dolce far niente, risulta essere non una perdita di tempo, ma in realtà un impiego dello stesso dando preminenza allo stato interiore.

L’ozio così inteso, equivale ad una forma di meditazione, ad una presa di coscienza della natura intima di ognuno, troppo spesso relegata negli sgabuzzini della psiche. Inoltre è un’attenzione passiva anche al mondo esterno che si osserva senza voler intervenire a modificarne gli aspetti. Non a caso parliamo di arte, poiché questo tipo di inerzia sensoriale, in realtà risveglia il senso interno e lo educa proprio all’osservazione.

Sarebbe proficuo per l’uomo occidentale, imparare l’algebra di questa arte introspettiva, poiché sempre più tutto sfugge nella velocità dei rapporti: non solo il tempo che abbiamo a disposizione, ma anche la nostra vera essenza.

E’ auspicabile dare un deciso alt alla vita vorticosa che tutti viviamo nelle metropoli moderne, poiché questa è una corsa pazza verso un oblio totale di se stessi che non può non condurre verso un abisso: perché quindi non applicare l’arte dell’ozio?

In realtà l’uomo moderno è in una continua fuga da se stesso poiché teme il confronto con le sue parti più intime inconsce e quindi non è propenso a rimanere solo  di fronte a se stesso. Questo è un problema globale, poiché anche gli uomini orientali stanno gradualmente, ma in modo inesorabile, abbracciando gli stili e i modi di vita occidentali.

Quindi il modo di vivere che qui proponiamo, risulterà essere per i più un qualcosa di utopico se non addirittura non necessario e blasfemo!

Ma riflettiamo un momento nella calma e nella lucidità di coscienza: la corsa frenetica odierna in cui tutti siamo invischiati, non possiede forse nessuno scopo, nessuna meta? Non ci muoviamo forse solo per essere in movimento, poiché così impone la società attuale e non perché in realtà vogliamo muoverci? Dobbiamo guadagnar tempo, ma a che fine? Solo per guadagnar altro tempo, in un circolo chiuso senza fine e senza vie di uscita!

Chi lo può e lo desidera veramente, deve incominciare a partire alla ricerca del tempo perduto. Una massima da applicare giornalmente, potrebbe essere la seguente: “non fare oggi quello che potresti fare sicuramente domani “. Dobbiamo  recuperare il tempo preziosissimo che spendiamo inutilmente dietro cose fatue. Spegniamo quindi i computer e gli smartphone nei momenti liberi e dedichiamoci all’ozio: perché riempire i nostri istanti con occupazioni che ci distraggono? Riscopriamo la lettura di bei libri, ma non in modo affannoso , ansiosi di giungere alla fine. Anzi, leggiamo più libri alla volta, senza seguire la trama di uno solo e leggiamoli con calma e pacatezza, impiegandoci forse anche dei mesi, per ben assimilare il contenuto.

Queste sono solo delle semplici ed elementari indicazioni di base dell’arte dell’ozio: ognuno deve infatti sviluppare la propria linea di condotta, in base alla personale indole interiore e la propria coscienza. Se non ritroveremo il tempo perduto e non impiegheremo quello che ci resta in modo sano, inevitabilmente la nostra vita non prenderà il senso profondo del suo profumo misterioso, e passeremo gli anni solo a correre una corsa in cui ognuno cerca di essere il più veloce dei suoi simili.

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