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Cronaca Internazionale

Catalogna: l'analisi della secessione

Claudio Berrino per Civico20News

12 Ottobre
09:30 2017

La secessione della Catalogna impone un’ analisi sul concetto di Stato e sulla sua compatibilità con una società di Tipo Tradizionale. L’argomento, nell’ambito del Pensiero della Destra normalmente non viene analizzato per il timore, assolutamente legittimo, di risultare divisivo. L’atteggiamento è tanto prudente quanto dannoso, in quanto la preoccupazione di creare “divisioni”, se così possono essere intese le analisi intellettuali, si pone in contrasto con la Cultura e lo Spirito della Destra, antiegualitaria e selettiva per definizione. 

Solo attraverso continui  processi disgregativi con separazione di “corpi estranei” al nostro Pensiero e successivi fenomeni di riaggregazione  intellettuale per affinità culturali (ed etniche) omogenee è possibile costruire e formare quella “aristocrazia naturale” che costituisce lo strumento ed il veicolo privilegiato  della diffusione della  nostra concezione della vita. Normalmente la Teoria Generale dello Stato non costituisce materia di approfondimento da parte di alcuni militanti appartenenti al multiforme mondo della  Destra, e il difetto di analisi genera fraintendimenti pericolosi.

Proprio nei giorni scorsi abbiamo ascoltato personaggi aventi visibilità politica, nell’ambito della Destra italiana, esprimere sentimenti di solidarietà alla Spagna, e di avversione alla Catalogna, in virtù di un non meglio precisato “senso dello Stato”, quasi che il concetto stesso di Stato appartenesse al Pensiero Tradizionale. Altri esponenti di area si sono spinti addirittura ad assimilare il concetto di Stato a quello di Patria, generando un “meticcio concettuale” destinato a generare orripilazione in qualunque analista politico tradizionalista  dotato di mediocre preparazione e comune buon senso.

Dobbiamo incessantemente ripeterci  e ripetere a chi ci è vicino nel nostro percorso politico che la Nazione non è lo Stato. Etimologicamente il termine Nazione deriva da “natio”, nascita, ed evidenzia una comunanza che deriva dalla medesima cultura, dal medesimo territorio, dalla medesima etnia, dal comune senso di appartenenza. E’ un concetto sovrapponibile a quello di Patria, la “Terra dei Padri”, ovvero di “terra avita”,  ed è coincidente con il termine tedesco “Heimat”, la comunità di origine. Nulla a che vedere con il concetto di “Stato”, completamente sconosciuto alla cultura classica.

Roma non era uno “Stato” ma, nei suoi differenti momenti storici, una Res Publica od un Impero. Il concetto di Stato non appartiene alla cultura di Destra e si sviluppa in quel processo progressivo di “regressione delle caste”, iniziato millenni prima, che al termine del periodo feudale distrugge il concetto di identità e di etnia facendolo precipitare nella aggregazione indifferenziata ed egualitaria. Si tratta solo di una deriva storica dell’origine dell’indistinto e dell’egualitarismo, l’affermazione delle tre ortoprassi  di origine giudaico cristiana, ovvero il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.

Ortoprassi che hanno generato una sovversione valoriale profonda, hanno annullato il senso spirituale e religioso originario dell’Uomo e lo hanno precipitato in un percorso storico durato oltre duemila anni nell’affermazione e nella primazia dell’ ”indistinto”. Una dimensione storica e culturale in cui la “genterella” è indotta a pensare che sia “normale” ipotizzare che l’Uomo discenda dalla scimmia, che “il povero di spirito” debba prevalere sul “migliore”, che la “legge del numero” sia prevalente su quella della qualità. E in questa deriva si inserisce e si afferma il concetto di “Stato”, che attraverso una maliziosa deformazione concettuale porta i suoi degradati cittadini a pensare che “lo Stato siamo Noi”.

Una aberrazione interpretativa che non considera che lo Stato non è la collettività sacra, ovvero il Popolo, ma un agglomerato burocratico che vive alle sue spalle. Ed in questa situazione di voluta imprecisione anche nel mondo della Destra si scivola nell’equivoco e nel luogo comune della donnetta politica a capo di una Partito che giunge ad affermare che “si sente vicina a Rajoy perché crede nello Stato”.

Per venire al punto, dopo questa lunga ma necessaria digressione, la vicenda Catalana deve essere analizzata non in forza di luoghi comuni statalisti, o di simpatie od antipatie politiche connesse a chi in questo momento governa la Catalogna, ma esclusivamente sulla base della prevalenza identitaria esistente in quel territorio. L’appartenenza non è determinata da quel pezzo di carta unto e maleodorante che è la Costituzione di un Paese, ma da quei valori sacerrimi che sono il Sangue e la Terra.

Blut und Boden.

Il resto è nulla.

 

Claudio Berrino

 

 

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