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Se c’è il dubbio, repetita iuvant.

Anche solo il dubbio di un nuovo patto del Nazareno, fa rabbrividire tutto l’elettorato di centro destra, che è maggioritario nel paese.

26 Ottobre
09:00 2017

Il buon vecchio Silvio ha fatto suo, in questi giorni, il motto latino “repetita iuvant”. Lui ha un dubbio, ed è quello che non pochi suoi sostenitori, quelli che erano con lui in passato e che votavano Forza Italia, oggi non lo vogliano più seguire.

 

Perché hanno a loro volta il dubbio che il cav. punti al successo del centro destra nelle prossime elezioni, per poi far confluire Forza Italia in un governo delle larghe intese con il PD di Matteo Renzi.

 

Anche solo il dubbio di un nuovo patto del Nazareno, che riporterebbe il bulletto di Rignano al governo della nazione, fa rabbrividire tutto l’elettorato di centro destra, che è maggioritario nel paese.  

 

Il ripetere quasi ossessivo da parte di Silvio Berlusconi, in tutte le esternazioni di questi ultimi giorni, che l’alleanza tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia è solida ed indissolubile, e che si affermerà nelle prossime elezioni, avrebbe proprio l’obbiettivo, di dissolvere questo dubbio e di convincere gli elettori incerti a fidarsi ancora una volta di lui.

 

Un ulteriore elemento di dubbio è però quello che riguarda il comportamento del cav., una volta vinte le elezioni con l’alleanza di Lega e Fratelli d’Italia.  

 

Perché è un conto vincere le elezioni, un conto è governare. Cosa tutt’altro che facile per un partito come Forza Italia, che sta riaccogliendo nelle sue file, per volere del capo, molti saltimbanchi usi ad accorrere quando c’è l’opportunità di agguantare poltrone pregiate.

 

Riaffiora pertanto il dubbio che il buon vecchio Silvio, si riaffidi, dopo le elezioni, a toni altrettanto ossessivi per affermare che l’Italia ha l’assoluta necessità di un governo e che, PER IL BENE DEL PAESE, è necessario ricorrere, come ha fatto la sua amica Merkel, ad un governo di larghe intese.

 

E’ pertanto difficile dissolvere il dubbio che, sempre per il bene del paese, Berlusconi rompa l’alleanza con i due partiti che lo hanno portato a vincere le elezioni, lasciandoli all’opposizione.

 

E c’è infine il dubbio che, guidato da mosche cocchiere a cui è molto affezionato e da pontieri pronti a recitare il ruolo di cavallo di Troia, come Costa, Quagliariello, Verdini ecc., ritorni ad allearsi con il partito del bulletto di Rignano.

 

Naturalmente per il bene di tutti gli italiani e non solo di quello di MEDIASET.

 

Si tratta di un progetto che non deve trasparire e deve anzi essere negato con forza prima del voto. Perché anche solo il sospetto o il dubbio di una tale futura convergenza comporterebbe, sia per Forza Italia che per il Partito Democratico, una pesante perdita di consenso elettorale.

 

A chi segua con attenzione i dibattiti televisivi di questi ultimi tempi, non può essere sfuggita una certa sintonia che collega ideologicamente i due network più importanti del nostro paese.

 

Sia la Mediaset di Berlusconi che la RAI di Renzi hanno quasi smesso di contrastarsi a vicenda e stanno concentrando la maggior parte dei loro attacchi contro gli uomini e le donne dei cinque stelle. Un preludio, per ora solo mass mediatico, di future larghe intese?

 

Qualche dubbio è stato sollevato inoltre da una recente presa di posizione del cav. nei confronti del presidente della Banca d’Italia Ignazio Visco. A sorpresa Berlusconi ha prima condiviso le critiche di Matteo Renzi sulla labile vigilanza effettuata da palazzo Koch sulle banche.

 

Ma appena 48 ore dopo, per evitare che una tale convergenza di opinioni potesse sollevare dubbi   e sospetti, ha fatto un rapido dietro front. E, sollecitato dal gruppo dei suoi consigliori, ha affermato che, “quando si intacca l’autorevolezza di Bankitalia, si scalfisce l’intero sistema bancario europeo e che è improvvida pertanto l’iniziativa parlamentare del PD.”

 

Ha detto iniziativa del Pd, ma si è ben guardato dal dire iniziativa di Renzi e della Boschi.

 

Il dubbio pertanto è ancora immanente.  

 

  

 

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