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Scienza e Salute

Torino - Osteoporosi: pandemia silenziosa che può anche uccidere

Liliana Carbone per Civico20News

Foto di repertorio (Corriere.it)
26 Ottobre
08:30 2017

Divora le ossa silenziosamente e non fa alcuna distinzione tra donne e uomini, perché l’osteoporosi è fatta così: è una “ladra di ossa” cieca e ingorda e può anche uccidere.

Si è tornato a parlare di ossa che si ammalano e sull’onda della giornata mondiale dell’osteoporosi che si è celebrata lo scorso 20 ottobre, la voce di chi si batte per una prevenzione precoce e per cure tempestive si fa sentire ancora una volta, e più forte, per ricordare che la malattia, assai diffusa e spesso sottostimata, è diventata una pandemia che mette in ginocchio il 7,5% della popolazione italiana. Per ricordare che di osteoporosi si può anche morire.

L’appello arriva dalla presidente della Fondazione per l’Osteoporosi onlus, il Cavaliere del Lavoro Claudia Matta, che da trent’anni si batte contro la malattia informando la popolazione, i medici e le autorità pubbliche sulla pericolosità e diffusione dell’osteoporosi e le possibilità di prevenzione e cura.

Quel 7,5% deve far riflettere perché dentro contiene dati e numeri che fanno tremare. Sta infatti a significare che tre milioni e mezzo di donne e circa un milione di uomini, in Italia, sono malati di osteoporosi e in totale sono 4 milioni e mezzo gli ammalati.

E i numeri non finiscono qui. Circa 18mila malati di osteoporosi all’anno diventano disabili a causa di una frattura del femore da osteoporosi, la conseguenza più temibile della malattia, con una mortalità negli uomini superiore a quella femminile.

E ancora: nella fascia over 65, oltre il 33% delle donne è colpita da osteoporosi, il 47% da osteopenia e il 17% è andato incontro ad almeno una frattura non traumatica. Questo spaccato allarmante lo fornisce la ricerca sull’osteoporosi femminile post-menopausale promossa dalla Fondazione per l’Osteoporosi e realizzata, secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanita?, dall’e?quipe di ricerca dell’Universita? di Torino guidata dal professor Giancarlo Isaia, direttore del reparto di geriatria e malattie metaboliche dell’osso dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Per quanto riguarda gli uomini, uno su cinque di età superiore ai 50 anni è colpito da frattura con un tasso di mortalità pari al 37% nel primo anno dopo la frattura, e questa volta il dato è dall’International Osteoporosis Foundation, che rincara la dose lanciando il suo monito.

In occasione della giornata mondiale dell’osteoporosi, numerosi ospedali italiani hanno aderito all’iniziativa “Ospedale a porte aperte”, offrendo visite gratuite per sensibilizzare la popolazione verso l’osteoporosi.

Martedì 24 ottobre, è stata la volta dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino che, dalle 14 alle 17, in collaborazione con la Fondazione per l’Osteoporosi onlus, ha aperto le porte agli ambulatori per offrire gratuitamente alle persone interessate una valutazione gratuita del rischio fratturativo. 

I medici del reparto di geriatria e malattie metaboliche dell’osso hannno avuto l'opportunità di utilizzare appositi algoritmi validati a livello internazionale in tutte le persone che si presenteranno con una densitometria ossea eseguita con tecnica Dxa, anche non recentissima. Le pazienti hanno potuto conoscere la probabilità teorica di andare incontro a fratture e quindi rivolgersi al medico di fiducia per ulteriori provvedimenti diagnostici e terapeutici. Inoltre è stato anche possibile rivolgere ai medici e alla Fondazione per l’Osteoporosi domande su corretti stili di vita da adottare, sulle più opportune strategie di prevenzione primaria, sulle iniziative di comunicazione e di sensibilizzazione della malattia.

<La malattia, se trascurata - spiega il professor Giancarlo Isaia - provoca importanti conseguenze sulla deambulazione e sulla qualità della vita dei pazienti che ne sono colpiti, in quanto può determinare, senza alcun segno premonitore e senza traumi rilevanti, fratture talvolta molto invalidanti>.

 

Liliana Carbone

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