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Scienza e Salute

Madagascar: TORNA LA PESTE. 54 infermieri infettati e 124 morti.

Il solo nome: la peste; spalanca davanti a noi un abisso nero, una voragine di paura primigenia, antica quanto l’uomo.

30 Ottobre
12:45 2017

È il male divenuto nei secoli il simbolo di un orrore trascendente: fobia assoluta. Qualsiasi paura, di ciascuno di noi, è ”peste”. La peste è la malattia letale, l’incubo che ci cammina di fianco, è la morte in agguato, è la psicosi che ci impedisce di stringere una mano, è la separazione tra vicini, tra amici, tra fratelli, tra amanti.

È la deriva di una società che giunge a vedere nell’altro un possibile assassino, un impestato: un untore. Abbiamo chiamato peste l’Aids e l’Ebola e tutto ciò che ci ha fatto impietrire, che ci ha fatto percepire la morte come imminente, che ci ha fatto sentire vulnerabili: sempre e in qualsiasi momento.

E oggi, questo stato delle cose, questa solitudine da assediati, questo vivere nell’impazienza del presente e senza aspettative per il futuro è ciò che sta verificandosi in Madagascar, dove un’epidemia di peste polmonare è esplosa e ha contagiato già più di mille persone e cento sono morte dalla fine di agosto ad oggi.

La malattia che noi credevamo confinata nella letteratura, è tornata a flagellare l’isola dell’Oceano Indiano. È il morbo della miseria che colpisce, oggi come ieri, là dove l’indigenza è endemica e dove la povertà è così atroce che non ha nemmeno il privilegio di suscitare l’elemosina della compassione; e come un castigo biblico, si abbatte sugli uomini quasi a ricordare che per loro l’esistenza sarà sempre in grembo alla tragedia.

Dagli anni ’80 ad oggi l’isola malgascia ha ciclicamente assistito al ritorno della malattia veicolata dai topi. Ma quest’anno le cifre degli ammalati e delle vittime sono le più alte degli ultimi trent’anni. Probabilmente a far si che le pulci dei topi siano tornate a infettare gli uomini è stata la deforestazione e l’aumento degli incendi. Ciò ha quindi portato i ratti a spingersi nei centri urbani e nelle aree popolate.

Il primo caso è di agosto. Un uomo era su un autobus, poi all’improvviso si è sentito male, la febbre, gli spasmi, la morte. Così raccontano i media malgasci ma intanto sull’isola la gente si è già dimenticata di quell’uomo perché la malattia si è diffusa e ha iniziato a colpire nei mercati, nelle scuole, e nei principali centri urbani.

La peste si è propagata nella capitale Antananarivo e a Toamasina il principale porto dell’isola, e a spaventare più di tutto è che si sta diffondendo la forma di tipo polmonare che non è veicolata dalle pulci dei ratti ma si trasmette per via aerea da uomo a uomo. E per questa ragione il governo del Madagascar ha adottato delle politiche radicali per cercare di arginare il più possibile il diffondersi dell’infezione.

 

Le visite nei penitenziari sono state sospese, gli atenei chiusi, nelle strade e nei mercati uomini e donne con tute ermetiche, monatti del nostro tempo, si aggirano con mascherine e sulle spalle erogatori che spruzzano disinfettante in ogni dove.

 

Il premier, Olivier Mahafaly Solonandrasana, ha fatto la sua comparsa sulle emittenti televisivi nazionali per annunciare che tutti gli eventi pubblici nella capitale sono stati sospesi come misura preventiva nella lotta contro la pestilenza e poi ha aggiunto: ”A tutti coloro che dovranno recarsi nelle stazioni e in aeroporto verranno fatte adottare misure preventive per evitare il panico e controllare la malattia”.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è intervenuta d’urgenza disponendo la distribuzione di 1,2 milioni di dosi di antibiotici e preparando un fondo d’emergenza di 1,5 milioni di dollari. La distribuzione di antibiotici specifici è quanto di più importante ci sia da fare, dal momento che se curata in tempo la peste polmonare non è letale, ma se sottovalutata o non riconosciuta tempestivamente allora può portare alla morte nell’arco anche di sole 24 ore.

Ma oltre all’epidemia della peste, che stando agli ultimi dati a provocato oltre 124 morti e 1300 contagi, si sta assistendo al divampare anche di un’ altra epidemia che è quella del panico collettivo. Fuori dalle farmacie di Antananarivo code di uomini e donne con mascherina in volta attendono dalle prime ore del mattino nella speranza di poter prendere una confezione di antibiotici.

 

Molti dispensari hanno già finito le scorte, le mascherine sono quasi esaurite in tutta l’isola e poi, rispetto al passato, questa è una delle prime pestilenze dell’era 2.0 e così a fomentare il panico è anche Facebook dove commenti e false notizie fanno si che il social network sia ormai un serbatoio di psicosi e isteria collettiva.

I morti in ogni caso continuano ad essere registrati, la pestilenza prosegue e l’isola malgascia è in balia dell’assedio della peste, della paura che induce a non avere speranze e ogni uomo si trova a pensare quindi solo a sé stesso, prigioniero del passato, della malinconia e del ricordo: unico appiglio che rimane a una persona quando il futuro non è contemplato perchè nell’istante improvvisa può sopravanzare la peste.


ilgiornale.it

 

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