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Torino - Dagli adesivi da stadio ai pronunciamenti dell'Unesco

Ancor oggi č attuale la vicenda degli adesivi con l’immagine di Anna Frank

2 Novembre
13:00 2017

Ancor oggi è attuale e talora accesa in tutti i mass media la vicenda degli adesivi con l’immagine di Anna Frank. Che appare vestita con la maglia della Roma e postata sulle gradinate dello stadio olimpico di Roma. E’ stata fuori di ogni dubbio una deprecabile manifestazione messa in atto da  giovani supporters della Lazio, alcuni dei quali minorenni, allo scopo di denigrare i sostenitori dell’altra squadra della capitale.

 

Ben pochi degli artefici della bravata erano forse a conoscenza della personalità, della vicenda vissuta in Amsterdam, ed infine della tragica fine della bambina ebrea morta in un campo di concentramento del terzo reich.

 

Dell’episodio piuttosto limitato in verità, si sono impadroniti politicanti ed opinionisti che hanno l’abitudine, come scrive Luca Sofri, “di far diventare ogni cosa un evento strumentale ed enfatico,  con “la leggerezza di trasformare una storia ed un’immagine uniche e drammatiche nella storia del mondo in un contenuto da social network, in un aneddoto da prepartita ed in pomeriggi da salotti radiotelevisivi.”

 

Si è inoltre arrivati al punto di proporre, da parte di qualche sprovveduto gestore del mondo del calcio (leggi Tavecchio), di rendere obbligatoria prima di ogni partita la lettura di qualche pagina del libro di Primo Levi “Se questo è un uomo”.

 

Facile capire come verrebbe accolta questa “trovata” in tutti gli stadi della penisola.

 

Può essere degna di nota anche la constatazione che gli esponenti della comunità ebraica nazionale abbiano nei giorni scorsi  reagito in termini veementi nei confronti dell’episodio degli adesivi, piuttosto che mobilitarsi con determinazione (a differenza della comunità ebraica internazionale, promossa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu) contro una recente vergognosa decisione del governo italiano.

 

Quella dell’astensione del ministro degli affari esteri italiano nel consiglio dell’UNESCO sulla “negazione del legame tra ebraismo e luoghi sacri di Gerusalemme.”

 

Con al centro della contesa, in particolare,  la storica “spianata delle moschee”.

 

Una risoluzione avanzata dai paesi musulmani, che determina una lesione gravissima della verità storica e che offende non solo il mondo ebraico ma l’intera comunità internazionale.

 

Il ministro degli affari esteri del governo di Matteo Renzi si è schierato con il voto per l’astensione, schierandosi addirittura a fianco di quelle nazioni del terzo mondo che non accettano l’esistenza dello stato di Israele.

 

Solo dopo essersi reso conto che con il suo voto aveva schierato il nostro paese a fianco di chi  negava, all’interno dell’UNESCO, ogni legame tra ebraismo e Gerusalemme, il ministro ha fatto una rapida marcia indietro, accampando ridicole scusanti e promettendo che la prossima volta l’Italia cambierà atteggiamento.

 

Il ministro degli affari esteri responsabile a nome dell’Italia, dell’astensione nella votazione negazionista è ora, a seguito di confuse e pasticciate manovre messe in opera da politicanti toscani e romani, nientemeno che PAOLO GENTILONI SILVERI che oggi è il presidente del consiglio dei ministri.

 

Poco opportuna pertanto la sua ipocrita partecipazione al cordoglio per l’episodio degli adesivi postati da un gruppo di tifosi della Lazio.

 

C’è da rilevare infine che proprio in conseguenza dei persistenti pregiudizi anti Israele, sia gli Stati Uniti che lo stato di Israele hanno deciso di rompere i rapporti, troncando ogni finanziamento, con l’ente terzomondista che ha sede in Parigi.

 

 

  

   

 

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