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Di tutto un po'

La tragedia delle piccole “tessioire” di Cavallermaggiore: avvenne il 18/19 settembre 1882 ad Alba (CN)

Un episodio della lunga storia dell’emancipazione femminile in Piemonte

10 Novembre
15:30 2017

Le condizioni dei lavoratori della nascente industria di fine ottocento, sia in Italia che in altre Nazioni, erano ancora difficili e caratterizzate da gravi rischi di carenza protezionistica, sanitaria e da attività fortemente usuranti.

In sintesi emergeva una realtà di disagio, se non di sofferenza, che attanagliava una umanità indifesa del ceto popolare che, nell’inevitabile passaggio dalla condizione di contadini ad operai, proiettava nella dinamica sociale un nuovo attore della storia: un prototipo originale di “proletariato” non ancora totalmente consapevole e organizzato del ruolo importante che rivestiva nel ciclo economico-produttivo.

Tuttavia questa infelice categoria contemplava figure ancora più penalizzate: le donne e  i minori, ampiamente utilizzati senza alcuna remora nel processo produttivo-industriale.

Gli aspetti sociali ancora “oscuri” di questa nascente realtà industriale del Piemonte sono numerosi, sovente tragici e sicuramente non ancora documentati in modo esaustivo.

Pertanto questa constatazione dovrebbe auspicabilmente trasformarsi in uno stimolo e in un invito per gli storici a proseguire in queste ricerche.

Come da consuetudine gli episodi di “storia minore”, in questa circostanza di storia delle “maestranze” della nascente industria piemontese ottocentesca, corrono il rischio di essere destinati all’oblio se non, nella migliore delle ipotesi, di essere sostanzialmente ridimensionati e resi irrilevanti nel loro significato umano e sociale.

A conferma dell’importanza di “esplorare” e di far emergere questi tragici episodi di una storia che ci appartiene, ci giunge il breve saggio del dr. Gervasio Cambiano – studioso e cultore di storia locale e delle tradizioni popolari – qui di seguito riportato.

Come sempre porgo un ringraziamento all’Autore per la sua fattiva collaborazione.

Buona lettura.

 

LA TRAGEDIA DELLE  PICCOLE  “TESSIOIRE” DI  CAVALLERMAGGIORE

Le disgrazie sul lavoro sono episodi che si sono sempre verificati in ogni tempo e in di ogni genere di attività lavorativa. Il Tragico evento che avvenne  nella notte tra il 18 ed il 19  settembre 1882 nella Città di Alba presso il  Filatoio Craponne (in seguito diventato proprietà della svizzera De Fernex) ebbe in quel momento storico una enorme risonanza in tutto il Piemonte occidentale. 

In seguito, col passar del tempo, questo venne quasi del tutto dimenticato o al massimo relegato in qualche libro di storia.  Da tenere presente che il Filatoio in questione,  che in quel epoca dava lavoro a circa 400 persone,  rappresentava una grande realtà industriale per la capitale delle Langhe.

Quella notte  si verificò  una spaventosa  tragedia che portò alla orribile morte per asfissia di dodici giovani operaie, tutte provenienti dal Comune di  Cavallermaggiore.

Un gruppo, costituito da queste  di giovani operaie tessili, in parte  imparentate fra loro,  era ospitato per la notte da alcuni mesi  in alcuni locali poco confortevoli e malsani. Situazione questa che  non era infrequente in quel tempo nei nascenti opifici  del Piemonte.  

Pertanto da diversi  giorni le giovani tessitrici manifestavano disagio per questa sistemazione abitativa, tanto che la Direzione ne era venuta a conoscenza.

Il Direttore dello stabilimento, consapevole di questa situazione critica, si era quindi attivato per reperire  dei locali più confortevoli.

Intanto per alleviare l’immediato disagio delle lavoratrici dalla difficile situazione abitativa, queste furono collocate  provvisoriamente in due camere situate verso il cortile centrale, con l’accordo che sarebbero rimaste provvisoriamente  in attesa di una migliore sistemazione.  

La sera del 18 settembre il lume a petrolio era acceso  ancora verso le ore 21  e l’operaio-vigilante, addetto al controllo,  bussò alla porta invitando le tessitrici a spegnerlo.  

I successivi accertamenti spiegarono che venne abbassato  lo stoppino del lume a petrolio,  ma in modo ch’esso non si spense del tutto e che continuò ad ardere, producendo una grande quantità di anidride carbonica e sicuramente di monossido di carbonio, consumando in breve tempo l’ossigeno dei piccoli ambienti.  

Alle sei del mattino seguente, al momento di iniziare il turno di lavoro, le 12 operaie-tessitrici non si presentarono.  Uno dei capisquadra bussò alla finestra delle loro camere, ma  nessuno rispose.

Aperse una finestra, ma il fumo che ne uscì fece subito nascere il sospetto di una terribile disgrazia.   Allora forzò la porta. La visione che si presentò fu purtroppo di constatare la morte per asfissia di quelle povere ragazze.

La maggiore d’età aveva 21 anni, la più giovane era  poco più che una  bambina di 10 anni. Ricordiamo i nomi di quelle povere vittime: Grosso  Maria, Teresa ed Antonia; Donella Margherita, Marta ed Antonietta; Pia  Francesca e Laura; Dell’orto Emilia; Rosa Caterina; Abba’ Maria; Giobergia  Caterina.

Molte delle vittime, come già riportato, erano imparentate fra loro: sorelle o cugine. Ciò rese ancora più lancinante il dolore delle famiglie.  

Dopo l’autopsia, eseguita peraltro su di una sola delle defunte, (allora le procedure medico-legali erano sbrigative),  il 20 settembre si svolsero i solenni funerali ai quali parteciparono, in un clima di grande commozione, migliaia di persone, in un  imponente corteo, aperto dalla Fanfara del 44° Reggimento di Fanteria  di stanza in città.

Alla Stazione Ferroviaria ci furono scene strazianti quando fra grida disperate, i padri,  le madri, i  fratelli e le sorelle delle povere vittime si incontrarono con le altre operaie della Filatura.    

Non esistendo in quei tempi alcuna forma di risarcimento economico per le famiglie, solo le SOMS  locali, cioè le Società Operaie di Mutuo Soccorso,  con straordinaria sensibilità e con grande filantropia aprirono  una sottoscrizione a favore delle famiglie colpite dal lutto.

Questo singolare e tragico episodio, in seguito, distrattamente conservato nella memoria, oltre essere stato citato nella cronaca dei giornali del tempo, è stato fortunosamente riportato nella monografia:   “Le fabbriche  magnifiche,  la seta in Provincia di Cuneo  tra  600  e  700 “ -  edita dal Comune di Cuneo, dalla Provincia di Cuneo, dalla Regione Piemonte e dal Politecnico di Torino  per le Edizioni  L’Arciere.

Resta un’ultima considerazione: l’evento sopra riportato, tutto sommato, è stato uno dei tanti che hanno accompagnato il difficile percorso della emancipazione delle “maestranze” e in particolar modo della condizione delle lavoratrici  attraverso la fine dell’ottocento e fino a tutto il novecento.

Tuttavia sorge ancora un dubbio non irrilevante: ai giorni nostri l’altra “metà del cielo” ha veramente raggiunto quella dignità, considerazione e uguaglianza di diritti che, in una società civile e moderna, le dovrebbe spettare?

 

Gervasio   Cambiano

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