L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Renzi, il pugile suonato

Le indicazioni che potremo trarre dal voto in Sicilia

Passata l’euforia del momento e trascorsa una settimana, quali impressioni rimangono all’osservazione dopo il voto siciliano?

L’aspetto maggiormente eclatante è indubbiamente quello dell’astensione: solo il 46,76% degli aventi diritto si è recato alle urne. Brutto presagio per il voto nazionale, all’atto d’introdurre un uovo sistema elettorale che esclude categoricamente la possibilità per l’elettore di esprimere preferenze e di scegliere quindi il candidato che considera maggiormente affidabile ed affine al suo pensiero.

La scheda elettorale sarà confezionata dai sempre più odiati partiti politici.

Anche le indicazioni politiche, però, sono molto chiare: il centrodestra unito riconquista la guida della Sicilia, con Nello Musumeci, lo stesso candidato che cinque anni fa era stato bocciato dall’elettorato proprio a causa delle divisioni in quello schieramento.

Il candidato grillino, Giancarlo Cancelleri, sfiora il 35% dei consensi e contende fino all’ultimo la vittoria a Musumeci (che si è attestato verso il 40%), ma paga l’isolamento del suo movimento, indisponibile ad accordi e alleanze con altre liste.

Nonostante l’incoraggiante risultato, si dimostra che i pentastellati non sono riusciti a intercettare fino in fondo l’onda dell’antipolitica e a convincere i delusi ad andare a votare.

Dal testa a testa centrodestra-Cinque Stelle esce fortemente ridimensionato il centrosinistra di Matteo Renzi e Angelino Alfano. Il loro candidato a Palazzo d’Orleans, Fabrizio Micari, rettore dell’Università di Palermo, non raggiunge neppure il 20% dei consensi che, anche sommati al 6% raccolto da Claudio Fava (sinistra), lasciano abbondantemente dietro il centrosinistra.

Una sconfitta cocente per l’ex premier e per l’attuale Ministro degli esteri, che ora dovranno placare le ire degli oppositori interni, con i “papaveri” Franceschini, Orlando e Cuperlo pronti a rimettere in discussione la premiership di Renzi, e i centristi filoberlusconiani a chiedere conto ad Angelino Alfano della sua fallimentare virata a sinistra.

Domenica scorsa era prevista anche un’altra sfida elettorale, quella per la presidenza del Municipio X di Ostia, tornato al voto dopo oltre due anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose.

Come da pronostico, Giuliana Di Pillo, candidata del Movimento Cinque Stelle, arriva prima e raggiunge il 30% dei voti (i grillini perdono quindi 13 punti percentuali) e se la vedrà al ballottaggio, domenica prossima, con Monica Picca (centrodestra), che supera il 26% dei consensi e ora punta sui voti di Casa Pound (un sorprendente 9%) e delle liste civiche.

Anche la sfida per Ostia, quindi, conferma che la battaglia è tra centrodestra e Movimento Cinque Stelle, e che anche in Italia, come nel resto d’Europa, la sinistra paga lo scotto di una profonda crisi d’identità e di laceranti divisioni interne.

Ma le ripercussioni più forti sulla politica nazionale le avrà certamente il voto siciliano. Dopo la sconfitta al referendum del 4 dicembre 2016 e dopo quella alle amministrative del giugno scorso, il Pd di Renzi affonda anche in una regione nella quale governava e lo fa, peraltro, nonostante l’alleanza con Alfano, che perde la faccia nella sua regione e sembra condannato ad un inesorabile declino.

Questa verifica elettorale ha evidenziato che i due pugili sono ormai suonati.

Dentro la sinistra, come da previsioni, si è già aperta la fase della resa dei conti. Una parte di Pd imputa a Pietro Grasso, Presidenza del Senato, le colpe della sconfitta, visto il suo rifiuto di candidarsi alla presidenza della sua regione. Grasso, infatti, non solo ha declinato l’offerta del Pd ma è addirittura uscito dal partito, criticandone la gestione, e questo ha forse prodotto un ulteriore scollamento tra i vertici democratici, peraltro latitanti in campagna elettorale, e la base siciliana del partito.

E’ peraltro paradossale che per anni Renzi abbia sbraitato con gli appelli al voto utile, sbeffeggiando gli avversari politici e richiamando gli elettori ad esprimere un consenso solo per quelle forze con reali possibilità di vincere.

Ora, invece si ritrova a guidare un partito che non ha alcuna possibilità di inserirsi nella sfida tra un centrodestra unito e un Movimento Cinque Stelle, con problemi di leadership, ma ancora destinato a sopravvivere anche su base nazionale.

Situazione che potrebbe ancora evolvere. Se subentrasse a Renzi una governance capace di ricondurre nel PD, una parte sostanziale degli scissionisti e, quando gli elettori del M5S,avranno preso coscienza di qual’è stata la proposta politica del loro partito di riferimento in città come Torino e Roma, ove  il M5S è al governo  con sindache improponibili, forse gli esiti elettorali e le speranze del M5S, potrebbero naufragare.

Il centrodestra ha ritrovato l’unità grazie al “patto dell’arancino” e ora guarda con ottimismo alle elezioni politiche, nonostante la diffidenza reciproca tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi.

Entrambi sanno che per vincere devono essere alleati, ma nessuno si fida dell’altro. Solo con un programma davvero condiviso e con un candidato premier gradito a tutti i partiti della coalizione  e autorevole agli occhi degli elettori, sarebbe possibile cementare l’alleanza. Aspetto di primaria importanza.

Commentatori ed elettori, sono ormai nauseati, anche se siamo ai primi passi della corsa alle elezioni politiche, a causa della comparsa di macchiette e cadaveri che cercano di resuscitare, esibendosi in pubblico  alla vana ricerca di pronostici maggiormente favorevoli, qualora si presentassero alla Camera dei Deputati o al Senato. Queste figuri non fanno altro che alimentare la palese diffidenza nei confronti dei politicanti e favoriscono l’abbandono dei seggi elettorali.

Certo è che Silvio Berlusconi esce comunque vincitore da questa tornata elettorale: con la liquefazione della sinistra, destinata ad archiviare anche molto presto il renzismo.

Il centrodestra a trazione Berlusconi, viene visto positivamente in Europa, dopo tanto ostracismo. Considerata l’agonia del centrosinistra, nei ragionamenti delle cancellerie che contano si sta diffondendo l’idea di puntare sul centrodestra come unico argine affidabile contro i populismi.

Le risate di Sarkozy e Merkel all’indirizzo di Berlusconi sono ormai solo uno sbiadito ricordo, così come in Italia i conati di De Benedetti. 

Francesco Rossa
Direttore Editoriale
Civico20News.it

 

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Articolo pubblicato il 12/11/2017